Berlino e la sua controversa storia

Articolo a cura di Antonio Caracallo

Berlino è stata la città che ha fatto da crocevia negli ultimi 60 anni, dagli eventi tragici che tutti conosciamo sino alla caduta del muro. 

Ed è proprio con la caduta del muro che le bellezze divise da quest’ultimo sono riaffiorate e sono diventate visibili a tutti. Musei, musica e monumenti fanno di Berlino una delle Capitali europee che ogni anno accoglie milioni di turisti.

Il Reichstag di Berlino

Questo monumento è il più fotografato di Berlino e forse uno dei monumenti più importanti del mondo perché segna la caduta del Nazismo. Sede del parlamento tedesco, porta con se le “cicatrice” della Seconda Guerra Mondiale.  Nel 1933 venne distrusse da un incendio e durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, fu convertito in una clinica per le nascite. Un anno dopo la caduta del muro di Berlino si è celebrata la cerimonia dell’unificazione. L’architettura moderna vede una cupola in vetro ed acciaio ed è proprio attraverso le vetrate che si può vedere tutta la città.

Il Muro di Berlino

Caduto dopo “soli” 28 anni, divise materialmente e crudelmente Berlino in due e con essa la Germania intera. In numeri: si estendeva per 170 chilometri ed era alto circa 10 metri, nel tentativo disperato di attraversarlo vi persero la vita più di 100 persone. Oggi fortunatamente non vi sono più di queste tragedie, del vecchio muro ne è rimasto solo un km che può essere visitato, ammirando i murales fatti da artisti di strada provenienti da tutto il mondo. Opere che sono diventato famose, poi. 

La porta di Brandeburgo   

Un altro simbolo della Guerra Fredda. Fece da sfondo ai festeggiamenti che si tennero dopo la caduta del Muro di Berlino, ma la storia parte da molto tempo prima: fu commissionata nel 1788 e fa parte delle 18 porte che fanno da ingresso a Berlino. Dodici colonne e 26 metri di altezza, ospita una Quadriga raffigurante la Dea della Vittoria trainata da un carro di quattro cavalli.

Il Checkpoint Charlie

Faceva parte di altrettanti checkpoint che delimitavano la Germania divisa. Il checkpoint Charlie ricoprì un ruolo importante, era posizionato sul confine che vide opporsi i carri armati sovietici e quelli americani. Era controllato da militari americani ed è stato punto cruciale della Guerra Fredda. Venne smantellato con il muro, ma oggi è possibile visitarlo grazie ad una riproduzione. “La casa del Checkpoint Charlie” è un museo nel quale si possono osservare pezzi di storia e testimonianze di persone che tentavano la fuga. 

Il Duomo di Berlino 

A due passi dall’Isola dei Musei, nacque grazie alla sfarzosità di Guglielmo II che fece abbattere una vecchia cattedrale per costruire il duomo che attualmente si trova in località Am Lustgarten. Di stile barocco e con architettura rinascimentale, fu voluta perché rispecchiasse la grandezza della regione luterana e la potenza della dinastia reale. Centosedici metri di altezza, è sovrastato da una cupola in rame in cui vi sono dipinti e con i suoi 270 metri si arriva alla sommità dalla quale si può ammirare tutta Berlino. Riaperta dopo i bombardamenti, dal 1993 ad oggi può essere visitata. Da non perdere: il maestoso Organo di Sauer composto da 7000 canne e la Cripta degli Hohezollern. 

L’Isola dei Musei

Dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’Unesco, l’Isola dei Musei si estende per circa 1 km. Chiamata così perché al suo interno raccoglie 5 musei: questo caratterizza quest’isola e la rende unica al mondo. Ogni Museo raccoglie al suo interno opere di un valore inestimabile.

L’Altes Museum; Neues Museum; Alte Nationalgalerie; Bode Museum e Pergamon Museum, questi i nomi dei musei presenti. Prezzi 10 – 12 Euro. 

Il memoriale dell’Olocausto di Berlino

Si trova ad un km dalla Porta di Brandeburgo, composto da 2711 blocchi di cemento, in un’area di circa 1 chilometro, è un monumento che ricorda una delle pagine più tristi a cui il mondo abbia mai assistito. Al Punto Informazioni che si trova sottoterra è possibile leggere alcune testimonianze e biografie delle famiglie ebree colpite. 

Alexander Platz

Si colloca tra le più famose piazze di Berlino. Risalente al 1805 venne ribattezzata in onore dello Zar Alessandro I. Al suo interno si intrecciano circa 20 linee di bus e tram. Quello che salta agli occhi in questa piazza, sfarzosa, frenetica ed affollata è la Torre della Televisione che al suo interno monta un ascensore la quale vi porterà ad un’altezza di circa 203 metri e da lì si può ammirare tutta Berlino. P.s. la Torre è alta soltanto 365 metri, un metro per ogni giorno dell’anno. 

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Viaggio della Memoria, per non dimenticare.

Ci sono dei viaggi che, in un modo o in un altro, riescono a cambiarti. Il Viaggio della Memoria, indetto dalla Regione Lazio, è uno di quelli. La mia famiglia è di origine ebraica, siamo tutti ebrei. Proprio per questo conosciamo molto bene il significato di Shoah. Un genocidio che ha portato via molti dei nostri familiari per colpa di un certo Hitler, uomo dalla mente molto contorta. Chi ci ridarà Cesare, Pacifico, Giuditta e tutti gli altri che non hanno fatto ritorno? E’ impossibile dimenticare, ma soprattutto perdonare.

Sono andata a Cracovia, in Polonia, con la delegazione della Comunità Ebraica di Roma e i sopravvissuti: Sami Modiano, Piero Terracina e le sorelle Bucci. Non pensavo che questo viaggio mi avrebbe sconvolta così tanto. Come detto in precedenza, sono cresciuta con l’ombra di questo genocidio accanto. Bisognava parlarne, dovevamo essere i primi a ricordare. Avendo, quindi, già “familiarizzato” con quell’orrore, pensavo di non dover temere lacrime e, in un certo senso, era un dolce sollievo vista la mia forte allergia ai sentimentalismi. E invece? E’ bastato varcare i confini di Birkenau per rabbrividire. In quel momento mi sentivo fortemente ebrea e provavo ad immaginare come sarebbe stata la mia vita a quei tempi. Sarei sopravvissuta? Penso proprio di no. Mentre passavo tra le rotaie, risuonavano nella mia testa le urla dei tedeschi e i pianti dei prigionieri. Sensazioni strane di episodi mai vissuti realmente che nella mia mente erano più vivi che mai. Ho passato in rassegna le baracche e ciò che rimaneva delle camere a gas e dei forni crematori. Come in un film, i miei occhi fungevano da filtro. Quel campo colmo d’erba diventava un terreno macchiato di sangue, di dolore e di morte. Quante cose ha dovuto nascondere quella terra.

Nomi che diventavano numeri. Ogni volto aveva una storia, una vita. Nel silenzio di quel finto paradiso, 70 anni prima, erano state spezzate milioni di esistenze. Adulti e bambini. Ho lasciato Birkenau con l’amaro in bocca. Pensavo continuamente a quelle baracche così scarne e ai corpi scheletrici che ogni notte, invece di trovare il calore di un comodo letto, dovevano dormire su un pezzo di legno. Tutti ammassati.

Ciò che mi ha colpito maggiormente sono stati i resti di una camera a gas, vicino a quelle che ormai sono le “fosse comuni”. Perché mi hanno colpito? Perché quei pochi resti hanno lasciato spazio all’erba e ai fiori. E’ strano vedere come la natura è riuscita a rifiorire dove l’uomo, 70 anni prima, distrusse.

E’ arrivato poi il momento di visitare Auschwitz e il museo che risiede al suo interno. Inutile descrivere il disgusto nel vedere ciò che rimane di tutte quelle persone. Ciocche di capelli, pentole, spazzole, protesi, giocattoli, valigie cariche di speranza… Quella di tornare a casa. Tra tutti gli oggetti, mi ha colpito maggiormente una bambola in porcellana con la testa spaccata. La mia mente cerca vorticosamente di dare una spiegazione, di tirarne fuori una piccola storia. Ed eccola lì. Riesco ad immaginarla. Quella bambina ha un volto, un nome. E’ in braccio a sua madre e tiene quella bambola che le assomiglia vagamente. Arrivano i soldati e cercano di dividere madre e figlia. Ovviamente la prima ha opposto resistenza e questo non è piaciuto molto agli SS che, in pochi secondi, a suon di calci e pugni, stendono la donna a terra, sanguinante, e portano via la bambina. La piccola piange, cerca di divincolarsi dalle braccia degli SS per tornare nelle calde braccia materne, ma non può. Non riesce. Ciò che rimarrà di lei, a distanza di 70 anni, sarà questa sua bambola che ora è riversa a terra, rotta, come la loro piccola famiglia che aveva ancora tanto da vivere.

Per non dimenticare, affinché tutto ciò non succeda MAI PIÙ.

Miriam