Notte dei cristalli, storia di una sopravvissuta

Ilaria Militello è una giovane scrittrice di vent’otto anni che, in occasione della Giornata della Memoria, ha deciso di pubblicare sulla piattaforma Amazon in Self-Publishing, ovvero senza l’aiuto di una casa editrice, il suo racconto breve “Notte dei cristalli: storia di una sopravvissuta”.

Cover Libro

I personaggi nella storia sono inventati, scaturiti dalla sua fantasia, ma ciò che accadde in quei campi purtroppo no: è tutto reale. L’ebook parla di Ester, donna che ha vissuto gli orrori di Auschwitz. Grazie alla fede e all’ amore è potuta sopravvivere a giorni tremendi, a sofferenze che solo chi ha vissuto quei momenti può comprendere. A distanza di anni, nell’anniversario dell’apertura dei cancelli racconta la sua storia alla giornalista Heidi che viene colpita per il coraggio e la voglia di credere in un domani migliore, che lei e la sua gente hanno avuto nonostante tutto quello visto e vissuto. Un piccolo racconto di poche pagine, diciotto per l’esattezza, ma di un’intensità lacerante.

Una piccola storia da poter leggere ovunque, da tablet o smartphone, nel tram tram della vita quotidiana. Fa piacere vedere giovani ragazzi che nonostante la loro vita o quella dei loro nonni non sia stata colpita dalla razzia ebraica, continuano a ricordare e lo fanno attraverso un filo indissolubile che lega gli avvenimenti storici alla letteratura. Scambiando quattro chiacchiere con l’autrice, ci confessa: “E’ una storia che insegna a credere e ad avere fede perché anche dopo la tempesta più lunga e tremenda sorge sempre il sole. Questo, oltre a dirlo io, lo dice anche la nostra protagonista Ester! E’ una storia che ho voluto scrivere per non dimenticare, ma soprattutto per non dimenticarli. Sei milioni di persone sono andate perdute e io, come penso le altre autrici che trattano l’argomento Shoah, seppur con storie inventate, speriamo di restituire un volto a quei morti che potrebbero esserci tutt’oggi familiari. 70 anni fa potevano essere il fornaio sotto casa, il collega di lavoro, il vicino di palazzo e così via. Tante famiglie, come quella di Ester, si sono disgregate dentro quei campi… Ma non voglio togliervi il piacere della lettura quindi non vi rivelo altro ma spero che ne farete buon uso!”

C’era una volta…

Esistono donne che vengono definite “principesse” ed io in questa definizione proprio non mi ci ritrovo. Non che non mi piaccia la delicatezza. Ciò che non mi va giù è l’aspetto fragile delle principesse.

Perché dovrei aspettare il principe pronto a salvarmi, quando potrei semplicemente proteggermi da sola?

C’è una storia che non ho mai raccontato. La favola di una principessa fragile, insicura per il giudizio della gente, impaurita dall’amore e confusa dai comportamenti delle persone che prima le dicevano “ci sarò” e poi cercavano in tutti i modi di rubare quella luce che splendeva nei suoi occhi.
Arrivò il momento in cui quella principessa indossò un’armatura e divenne una guerriera.
Nessuno poteva farle del male adesso e non solo per le protezioni d’acciaio. Era la sua anima ad esser cambiata. Era diventata forte e nessuno l’avrebbe ferita nuovamente.

Ogni sera, una volta tolto l’armamentario, contemplava le sue cicatrici illuminate dal bagliore della luna. Le sue ferite la facevano sentire debole, ma era sopravvissuta e proprio per questo si sentiva più viva che mai. Nessuno avrebbe più potuto toccarla nuovamente.

Ha sbagliato, ha peccato. Si è fidata di chi non doveva, accettando ogni tipo di conseguenza tra cui quelle cicatrici che non mostrerà mai. Eppure è una parte di lei che non potrà dimenticare. Sarà sempre lì, davanti ai suoi occhi.

Ciò nonostante, la principessa è riuscita a riprendere in mano la sua vita e tutte quelle persone che avrebbero voluto rubarle quella luce non potranno più dire niente, se non assumersi le loro colpe come lei ha fatto con le sue.

Lei ama definirsi guerriera per ricordare alla gente che non è più fragile, non è più indifesa.
Lei è cresciuta, lei è cambiata.

Adesso riuscite a capirmi? Non voglio essere la principessa di nessuno, ma la guerriera di me stessa.
Ebbene sì, questa è la mia storia. La storia della mia vita.

Paura d’amare

Ci sono individui che sono stati feriti e hanno paura di affidare nuovamente la propria vita ad un’altra persona. Io sono la prima, ma il mio, a differenza di altri, non è un caso patologico. Non capisco perché alcuni hanno una specie di “reazione allergica” e invece di provare a conoscere le persone preferiscono studiarle e farle cadere in fallo.
Della serie: “E’ tutto troppo perfetto, ci dovrà essere sotto qualche fregatura!”
Così, invece di frequentarsi e vivere serenamente la loro storia, finiscono quasi per “scommettere” chi dei due tradirà per primo la fiducia dell’altro, come se vi stesse mettendo “alla prova”.

Nel frattempo il rapporto va a rotoli, ma loro sono così impegnati a non farsi trovare in errore, che neanche si rendono conto di quanto quell’amore li stia logorando.
Si cominciano a trovare le prime incongruenze, si iniziano a dire frasi come “Non sei più lo/a stesso/a”. Vengono alla luce difetti che in passato, magari, neanche notavi.
“O cambi o possiamo finirla qui!” Peccato che non puoi pretendere di modificare un individuo se tu, in primis, non sei il primo a cambiare. Nessuno è perfetto, neanche tu.

Alla fine inizi a renderti conto della dura verità. Non potrà mai esserci amore in due persone così insicure e prevenute, due persone che si cercano per paura di rimanere soli e una volta ritrovati, quella solitudine, inevitabilmente, continua a non lasciarli.

Che senso ha amare in questo modo? Non è da masochisti?
Paranoie. Amore. Dolore. Amore. Lacrime. Amore.

Quella voglia di bastarsi, essenzialmente. L’importante è amarsi, no?
Invece, poi, ti ritrovi a vivere nella tua “anoressia” d’amore. Di passione.
Scarna di sentimenti. Dannatamente vuota.

Miriam Spizzichino