“Io voglio vivere”, la vera storia di Anne Frank

Ciao ragazzi,

oggi vi voglio parlare di un libro che mi ha tenuta sveglia per ben due notti di seguito pur di finirlo. Letto tutto d’un fiato, nonostante già conoscessi la storia.
Vi sto per parlare di “Io voglio vivere – la vera storia di Anne Frank”, scritto da Mirjam Pressler (Ed. Sonda).

Anne Frank

Come ci anticipa il retro della copertina, Anne Frank è diventata celebre grazie al suo diario che sicuramente, almeno una volta nella vostra vita, avrete letto. Un libro che ha commosso e continua a commuovere intere generazioni. Una bambina strappata alla sua infanzia, alla sua adolescenza. Entrata in quel rifugio che era ancora una bambina, uscita da lì ritrovandola donna. La sua vita, però, si è persa come quella di altre 6 milioni di persone.

In questo libro, Mirjam Pressler, ne fa un ritratto biografico a tutto tondo, facendo emergere i talenti e le aspirazioni di questa giovane ebrea nata in Germania. Partendo da numerosi documenti e testimonianze, la storia di Anne prende vita davanti ai nostri occhi, nella prima biografia ufficiale e senza censure della vittima del nazismo più famosa al mondo. La storia sconvolgente di una ragazzina che è diventata donna nel periodo più cupo della storia dell’umanità e che la scrittrice ha avuto modo di trasformare in un romanzo avvincente.

Molto toccante il commento finale “Dove abita Anne?” scritto dall’ebraista e scrittore Matteo Corradini che, attraverso le sue parole, mi ha avvicinato ancora di più alla figura di Anne che sento vicina a me, in qualche modo.

Anne Frank, come sua sorella Margot e tante altre ragazzine, era fin troppo giovane per morire. Lei che voleva fare la scrittrice e che voleva andare a Londra e a Parigi. Lei che aveva dei sogni, delle ambizioni e tante capacità è stata spazzata via dalla furia nazista e da Bergen Belsen non ha più fatto ritorno. Il suo corpo giace lì,a qualche metro da terra, insieme a quello di tanti altri. Magari vicino a Margot… Insieme fino alla fine, quelle due piccole sorelle.

Troppo piccole per meritare di conoscere la cattiveria umana.
Troppo piccole per andarsene.

Grazie a Mirjam Pressler che, in queste pagine, dopo 70 anni, ha nuovamente donato un’identità ancora più profonda agli otto clandestini dell’Alloggio Segreto e a quei benefattori che cercarono di aiutarli.

Buona lettura,
Miriam

Riflessioni sulla morte di Priebke

Caro Priebke,
il 29 luglio hai avuto modo di festeggiare il tuo centesimo compleanno.
E’ doloroso pensare che proprio per mano tua 335 persone non hanno più potuto festeggiare il loro “passaggio sulla terra”.
335 persone che non hanno più avuto il diritto di vivere la propria vita, troncata per mano delle vostre menti malate.
Chi ridarà a quelle 335 persone tutto quello che hanno perso? Di certo non tu.
Uomo che non si è mai pentito di quello che ha fatto, ma che ha sempre trovato una giustificazione per tutto. Che poi, con quale coraggio ti sei fatto chiamare “uomo”? Pensi davvero di esserlo?
Il 29 luglio uno “pseudo-nipote” si è presentato sotto la tua dimora con una bottiglia di Champagne in mano per festeggiare.
Ora che sei venuto a mancare vorrei tanto proporlo io un bel brindisi!
Brindo in nome di tutte le persone che hai trucidato.
Il mio popolo, i miei parenti.
Dovremmo essere felici, oggi, visto che la tua ignobile esistenza finalmente è cessata, ma in realtà provo dei sentimenti di rabbia, mista al dolore.
Perché sì, tu sei morto, ma nessuno ci ridarà quelle vite.

Oltre al danno, anche la beffa: ho avuto modo di leggere il tuo “testamento umano e politico”, ma l’unica cosa che ho visto è stata la tua meschinità.
In quel documento si cela un nazista convinto che, a 100 anni, ha ancora il coraggio di revisionare e negare ciò che è successo. Come mai non lo hai fatto in vita e hai aspettato la morte? Di che cosa avevi paura? Delle tue menzogne.
Mi hai fatto venire la pelle d’oca.
E’ dal dopoguerra che ci prodighiamo tutti per ricordare la tragedia avvenuta e poi arrivi tu che con qualche riga cerchi di confutare ciò che è stato.
Così, secondo te, le camere a gas sono tutta una finzione?
E tutti quei cadaveri ammassati per terra?
Tutto quel dolore?
Nei campi di sterminio si respirava la morte che per 6 milioni di persone non è tardata ad arrivare, ma tu che ne sai? hai campato 100 anni.
Il mio pensiero va a mia zia, Settimia Spizzichino, e a quei pochi che hanno fatto ritorno.
Penso a chi aveva paura a raccontare quell’orrore, soprattutto nei momenti in cui ricevevano visita da tutte quelle persone che continuavano a domandare:“Hai visto mio figlio?”, “Hai visto i miei genitori?” etc. etc.
Come lo dici a quelle persone che hai visto e anche troppo?
“Mi spiace, tuo figlio non tornerà”
“L’ultima volta che ho visto tuo padre veniva picchiato a sangue e non si è più rialzato”
“Tua madre l’hanno portata nelle camere a gas”, etc.
Come fai a dirlo? Non puoi. Su questo, molti di loro, hanno preferito il silenzio e tu non potrai mai capirlo.
Oltre ad essere stata una persona malvagia, hai peccato di ignoranza.
La stessa ignoranza che ti sei portato dietro fino alla fine, insieme agli spettri di un passato che non può essere dimenticato.

Non c’è mai fine al male ed è per questo che noi continueremo a difendere il nostro diritto di esistere.
La tua morte è casualmente capitata a pochi giorni dal 16 Ottobre, data in cui grideremo a gran voce che noi NON DIMENTICHIAMO.
Sono passati molti anni dallo sterminio di oltre 6 milioni di persone e, nonostante tutto, c’è ancora qualcuno che si permette di negare o, addirittura, di “proclamarsi” nazista… Come se fosse un vanto.
Proprio per questo motivo dobbiamo unirci tutti nel nostro dolore e trasformarlo in qualcosa di positivo per l’umanità e per il futuro che ancora abbiamo da vivere in pace con il prossimo.

Per quanto riguarda te, Erich, che l’inferno ti accolga tra le sue braccia.
Per te non c’è perdono, io non dimentico.

Miriam