Riassunto “Sconosciuti”, puntata del 27/01/16

In occasione della Giornata della Memoria, ieri sera, mercoledì 27 gennaio, anche Sconosciuti – la nostra personale ricerca della felicità – il programma dell’access time di Raitre prodotto da Stand by me di Simona Ercolani ha commemorato le vittime dell’Olocausto con una puntata dedicata, dalla quale emerge come le nuove generazioni non vogliano dimenticare l’orrore di quel periodo e anzi siano motivate, ancor più di chi le ha precedute, a tramandarne la memoria.

“Protagonisti della puntata sono una giovane coppia di origine ebraica, Claudio e Pamela Spizzichino con le loro figlie. Claudio, figlio di un macellaio kosher, ha una famiglia molto nota nella comunità ebraica: la sua prozia, Settimia, è stata l’unica donna sopravvissuta al rastrellamento del ghetto di Roma e una delle poche superstiti di Auschwitz, mentre suo nonno paterno, preso dai nazisti durante una retata in un ristorante del centro a Roma, non è mai più rientrato a casa. Anche la famiglia di Pamela porta i segni del nazismo: suo padre da bambino era sfuggito ai rastrellamenti restando a lungo nascosto prima in una parrocchia a Roma e poi a Tolfa, mentre lo zio è purtroppo scomparso dopo essere stato catturato dai soldati tedeschi. 

Il tragico passato non ha tolto loro la speranza per un futuro migliore, infatti Claudio e Pamela hanno costruito una bella famiglia e hanno cercato di lasciarsi alle spalle gli orrori vissuti dai loro cari. Una delle loro figlie però, Miriam, non si è accontentata di quanto studiava a scuola sulla Seconda Guerra mondiale e sulla Shoah. Voleva capire. A vent’anni è partita così per Israele e, dopo aver consultato l’archivio dei deportati a Gerusalemme, ha scoperto i destini del nonno paterno di Claudio e dello zio di sua madre. Da quel momento s’impegna nel tramandare la memoria della Shoah nelle scuole.”

Nella gallery sottostante alcune foto tratte dalla puntata:

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Sconosciuti è un format originale Stand by me. Produttore creativo: Simona Ercolani. Autori: Andrea Felici, Anna Pagliano, Simone Giorgi e Francesca Talamo. Regia di Flavio Bernard. Il produttore esecutivo per Stand By Me è Maria Chiara De Chiara; per la Rai Maria Teodora Manca.

Se volete vedere la puntata completa potete cliccare QUI!

Miriam

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Ricollocazione targa “Ponte Settimia Spizzichino”

Ciao a tutti,

oggi sono felice di condividere con voi la cerimonia per la ricollocazione della targa “Ponte Settimia Spizzichino” dal lato di Circonvallazione Ostiense (Via Pullino). La targa è stata ricollocata in quanto incompleta.  Nel dicembre 2012, infatti, riportava la dicitura “Vittima della persecuzione nazista”. La nuova targa, posta alla presenza degli assessori comunali e municipali, invece riporta: “Vittima della persecuzione nazifascista”.

Oltre ad essere mia zia, chi era Settimia Spizzichino? L’unica donna superstite del rastrellamento del 16 ottobre del 1943 del Ghetto di Roma. Una donna che è tornata “per raccontare”. E così ha fatto per tutta la sua vita. Una donna che ha lasciato un segno indelebile nel cuore di tutti. Mi manchi, zia.

Durante tale occasione ho avuto modo di introdurre la cerimonia con un mio piccolo discorso che riporto qui, di seguito:

Insieme alla mia famiglia voglio ringraziare il Sindaco di Roma Ignazio Marino, la commissione toponomastica dell’assessorato alla cultura e mia zia Carla Di Veroli per aver reso tutto ciò possibile. Ringrazio Piero Terracina e Tiziana Ficacci per essersi resi conto che la targa era incompleta e infine un ringraziamento a tutti voi per essere venuti.

La prima domanda che voglio farvi è: avete visto la struttura del ponte? La prima volta che gli ho rivolto lo sguardo, il mio pensiero è andato alla sua forma. Non sembra anche a voi uno scheletro? Ciò mi riporta alla mente tutte quelle immagini dei campi che sono arrivate ai giorni nostri. I sopravvissuti erano scheletri viventi. La stessa Settimia, mia zia, raccontava che un giorno, nel blocco 10 riservato agli esperimenti, si avvicinò ad uno specchio e lì per lì urlò “Poveretta, ma quella sta morendo!”. Quella era lei.

Ora non pensiamo più alla struttura del ponte, ma poniamo il nostro pensiero al significato che secondo me assume. Voi tutti conoscerete l’infinito di Leopardi!

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

E questa siepe, che da tanta parte

Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

In questa poesia l’uomo, non vedendo con gli occhi, è invitato a vedere con la sua mente. Leopardi andava oltre la siepe e immaginava il suo infinito, io invece vi spingo ad andare oltre il significato del ponte che lega il passato al presente, nel ricordo di Settimia e delle vittime della Shoah, e ad immaginare un mondo senza persecuzioni. Uomini e donne liberi di professare la loro religione, il loro credo politico, il loro amore anche per lo stesso sesso e così via. E’ questo il nostro infinito che dobbiamo cercare non di immaginarlo, ma di crearlo.

Per chi non avesse avuto modo di partecipare, allego qui sotto una gallery di foto e il video completo con tutti gli interventi (il mio e quello dell’assessora Alessandra Cattoi che ha riportato il discorso preparato dal sindaco Ignazio Marino che all’ultimo minuto ha avuto un contrattempo).

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Riflessioni sulla morte di Priebke

Caro Priebke,
il 29 luglio hai avuto modo di festeggiare il tuo centesimo compleanno.
E’ doloroso pensare che proprio per mano tua 335 persone non hanno più potuto festeggiare il loro “passaggio sulla terra”.
335 persone che non hanno più avuto il diritto di vivere la propria vita, troncata per mano delle vostre menti malate.
Chi ridarà a quelle 335 persone tutto quello che hanno perso? Di certo non tu.
Uomo che non si è mai pentito di quello che ha fatto, ma che ha sempre trovato una giustificazione per tutto. Che poi, con quale coraggio ti sei fatto chiamare “uomo”? Pensi davvero di esserlo?
Il 29 luglio uno “pseudo-nipote” si è presentato sotto la tua dimora con una bottiglia di Champagne in mano per festeggiare.
Ora che sei venuto a mancare vorrei tanto proporlo io un bel brindisi!
Brindo in nome di tutte le persone che hai trucidato.
Il mio popolo, i miei parenti.
Dovremmo essere felici, oggi, visto che la tua ignobile esistenza finalmente è cessata, ma in realtà provo dei sentimenti di rabbia, mista al dolore.
Perché sì, tu sei morto, ma nessuno ci ridarà quelle vite.

Oltre al danno, anche la beffa: ho avuto modo di leggere il tuo “testamento umano e politico”, ma l’unica cosa che ho visto è stata la tua meschinità.
In quel documento si cela un nazista convinto che, a 100 anni, ha ancora il coraggio di revisionare e negare ciò che è successo. Come mai non lo hai fatto in vita e hai aspettato la morte? Di che cosa avevi paura? Delle tue menzogne.
Mi hai fatto venire la pelle d’oca.
E’ dal dopoguerra che ci prodighiamo tutti per ricordare la tragedia avvenuta e poi arrivi tu che con qualche riga cerchi di confutare ciò che è stato.
Così, secondo te, le camere a gas sono tutta una finzione?
E tutti quei cadaveri ammassati per terra?
Tutto quel dolore?
Nei campi di sterminio si respirava la morte che per 6 milioni di persone non è tardata ad arrivare, ma tu che ne sai? hai campato 100 anni.
Il mio pensiero va a mia zia, Settimia Spizzichino, e a quei pochi che hanno fatto ritorno.
Penso a chi aveva paura a raccontare quell’orrore, soprattutto nei momenti in cui ricevevano visita da tutte quelle persone che continuavano a domandare:“Hai visto mio figlio?”, “Hai visto i miei genitori?” etc. etc.
Come lo dici a quelle persone che hai visto e anche troppo?
“Mi spiace, tuo figlio non tornerà”
“L’ultima volta che ho visto tuo padre veniva picchiato a sangue e non si è più rialzato”
“Tua madre l’hanno portata nelle camere a gas”, etc.
Come fai a dirlo? Non puoi. Su questo, molti di loro, hanno preferito il silenzio e tu non potrai mai capirlo.
Oltre ad essere stata una persona malvagia, hai peccato di ignoranza.
La stessa ignoranza che ti sei portato dietro fino alla fine, insieme agli spettri di un passato che non può essere dimenticato.

Non c’è mai fine al male ed è per questo che noi continueremo a difendere il nostro diritto di esistere.
La tua morte è casualmente capitata a pochi giorni dal 16 Ottobre, data in cui grideremo a gran voce che noi NON DIMENTICHIAMO.
Sono passati molti anni dallo sterminio di oltre 6 milioni di persone e, nonostante tutto, c’è ancora qualcuno che si permette di negare o, addirittura, di “proclamarsi” nazista… Come se fosse un vanto.
Proprio per questo motivo dobbiamo unirci tutti nel nostro dolore e trasformarlo in qualcosa di positivo per l’umanità e per il futuro che ancora abbiamo da vivere in pace con il prossimo.

Per quanto riguarda te, Erich, che l’inferno ti accolga tra le sue braccia.
Per te non c’è perdono, io non dimentico.

Miriam