Tributo all’intramontabile Jane Austen

Articolo a cura di Elisa Medaglia

Oggi in questa sezione letteraria, vorrei parlarvi di Jane Austen, una delle mie autrici preferite, ho letto i suoi libri migliaia di volte, ed ogni volta in cui mi immergo nel suo mondo mi sembra di partire per l’Inghilterra con una cara amica che mi conosce come un libro aperto.

Per parlare della Austen inizierei con le parole dedicatele da Virginia Woolf: 

“Qualunque cosa lei scriva è compiuta e perfetta e calibrata. […] Il genio di Austen è libero e attivo. […] Ma di che cosa è fatto tutto questo? Di un ballo in una città di provincia; di poche coppie che si incontrano e si sfiorano le mani in un salotto; di mangiare e di bere; e, al sommo della catastrofe, di un giovanotto trascurato da una ragazza e trattato gentilmente da un’altra. Non c’è tragedia, non c’è eroismo. Ma, per qualche ragione, la piccola scena ci sta commuovendo in modo del tutto sproporzionato rispetto alla sua apparenza compassata. […] Jane Austen è padrona di emozioni ben più profonde di quanto appaia in superficie: ci guida a immaginare quello che non dice. In lei vi sono tutte le qualità perenni della letteratura.”

The Common Reader, Hogarth Press, Londra 1925

Ho trovato in queste parole la descrizione perfetta per Jane Austen, parole che ogni persona che ha amato i suoi romanzi ed i suoi personaggi le dedicherebbe. 

Rileggendo i suoi romanzi, oggi troviamo delle caratteristiche quasi moderne nei personaggi; ognuno di loro ci da la possibilità di riflettere sulle sfumature dell’animo umano, nessuno di loro è perfetto, ma dedito alla perfezione, ognuno di loro in ogni romanzo si ritrova quasi sempre a dover fronteggiare le proprie convinzioni e anche a scontare, in modo leggero e romantico, le proprie colpe. I protagonisti della Austen sono personaggi caratteristici, ognuno ha le proprie particolarità ed è modellato a sé stesso.  Altri personaggi sono testardi, quasi odiosi, che ritengono di dover ribadire il proprio ceto sociale in ogni occasione, opportunisti, egoisti e subdoli seduttori; infatti alcuni di essi sembrano creati appositamente dalla Austen per crearci un’antipatia nei loro confronti, un’antipatia così forte che è impossibile che rimangano simpatici a qualcuno. Le vere protagoniste della sua letteratura sono le donne a cui ha dato vita, donne quasi esemplari, donne forti che sanno farsi rispettare, ma anche donne timide, pazienti, innamorate  dell’amore, restie nell’innamorarsi, presuntuose, ingenue, intelligenti, allegre ed energiche, come la mia amata Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio. 

Anche gli uomini della Austen hanno un fascino tutto loro; nei romanzi troviamo uomini giusti, saggi e desiderabili dal mondo, con un fascino fuori dal comune e di buon cuore, ma anche straordinariamente complessi come Darcy che, anche se incline al pregiudizio, si rivelerà di dignità eccezionale, di bontà e di una generosità ineguagliate. 

“Elizabeth, che s’era piuttosto aspettata di ferirlo, rimase meravigliata della sua galanteria; ma v’era in lei un misto di dolcezza e birichineria che le rendeva difficile offendere la gente; e Darcy non era stato mai tanto affascinato da una donna quanto si sentiva ora affascinato da Elizabeth.” Orgoglio e Pregiudizio

Per quanto possa essere ironico il modo di scrivere di Jane Austen è riuscita a descrivere con grazia l’epoca in cui viveva, di cui ne era spettatrice e anche protagonista, raccontando semplicemente storie che per lei erano il quotidiano. Le opere di cui oggi possiamo godere sono:

  • Ragione e Sentimento;
  • Orgoglio e Pregiudizio;
  • Mansfield Park;
  • Emma;
  • L’abbazia di Northanger;
  • Persuasione.

I racconti:

  • Lady Susan;
  • Sandinton;
  • I Watson.

“Sette anni non basterebbero a fare in modo che certe persone si conoscano l’un l’altra, mentre per altri sette giorni sono più che sufficienti.”

Ragione e Sentimento

I romanzi di Jane Austen sono ironici, piacevoli e scorrevoli, ogni finale ha una morale che ha tanto da insegnare a tutti, i personaggi e le storie d’amore fanno sognare ogni lettrice o lettore che, leggendoli, riesce ad immergersi completamente nelle storie, immedesimandosi in uno dei personaggi.  

Parlando con altre persone, mi sono resa conto che molti non conoscono la Austen e ritengo che sia un gran peccato; penso che nella vita almeno un libro di Jane Austen vada letto, è un piacere troppo grande per doversene privare. 

“Vi offro di nuovo il mio cuore che è ancor più vostro di quando lo spezzaste quasi otto anni e mezzo or sono. Non abbiate l’ardire di affermare che l’uomo dimentica più in fretta della donna, che il suo amore finisce prima. Non ho amato che voi. Ingiusto posso essere stato, debole e risentito lo sono certamente stato, ma incostante mai. Per voi soltanto sono tornato a Bath e senza di voi non posso immaginare il mio futuro.” Persuasione

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“Lo Straordinario” di Eva Clesis

Recensione a cura di Elisa Medaglia

Il libro di cui vorrei parlarvi oggi è “Lo Straordinario” di Eva Clesis, edito da Las Vegas Edizioni. La Clesis nasce a Bari nel 1980, ha pubblicato numerosi libri, tra cui “Guardrail” e altre opere edite da editori differenti. 

La vita di Lea: una fantastica storia che sembra scritta da uno sceneggiatore misogino, in cui lei è anche carne da macello, quella che sai subito che muore dopo le prime due scene. Ma non era la protagonista?, direbbe lo spettatore ipercritico a cui non gliela si fa sotto al naso. Sì, ma che vuol dire. Ha sfiga.

Lea è una donna di 37 anni, che dovrà risollevarsi da una serie di brutte cadute, nella sfera sentimentale ed in quella lavorativa. Inizierà a vedere uno spiraglio di luce nel momento in cui trova una graziosa mansarda nella periferia milanese in un condominio chiamato lo Straordinario. Qui troverà inquilini gentili e disponibili, tra cui Renato, il figlio degli anziani proprietari di casa. Lea verrà trasportata in un vortice di mistero che ruota all’interno del condominio, che ai suoi occhi inizialmente le era sembrato, come si suol dire, rose e fiori. 

Pensa che l’ubiquità come l’onniscienza siano i superpoteri di Dio, e invece all’uomo tocca fare scelte finite, riempire i suoi anni di esperienze come il vino riempie la botte, mentre i luoghi, le storie, la stessa unica grande storia del mondo sembrano seguire un corso infinito e indipendente da lui e dalle sue scelte.

Ho trovato “Lo Straordinario” un libro molto avvincente, ben scritto e piacevolmente scorrevole. I personaggi sono particolari e ben studiati, anche il sarcasmo di Lea dà un tono leggero e sfizioso alla storia. L’idea del mistero che accompagna quasi tutta la storia tiene incollati al libro fino all’ultima pagina, che ci delizierà con un ottimo colpo di scena. 

I fiori della salvia divino rum sono di un lilla pallido, evanescente, che a Lea ricorda i fiori della lavanda. La serra mobile che ha costruito i primi tempi è servita a creare un clima umido e tropicale per le nuove piantine nonostante l’inverno milanese. Da quel prototipo Lea ne ha costruite altre due.

Recensione: “Fuori Stagione” di Federico Fascetti

Articolo a cura di Elisa Medaglia

Il libro di cui vorrei parlare oggi è “Fuori Stagione” di Federico Fascetti, edito da Las Vegas Edizioni con cui siamo onorati di poter collaborare. L’autore nasce nel 1981 a Roma dove esercita come professore di Lettere. Non è nuovo alla scrittura in quanto ha pubblicato vari racconti online e antologie cartacee molto interessanti.

Non è mai troppo poco il tempo che abbiamo a disposizione, per tutti gli sbagli che potremmo compiere, per tutti gli errori, volontari o meno, di cui potremmo macchiarci nei confronti del prossimo.

Sergio porta al mare sua figlia Giorgia, di undici anni, per passare una giornata insieme in cui si succedono una serie di eventi che rievocano malinconici ricordi. La mente di Sergio viene trasportata in un vortice di rimorsi, malinconia e rabbia trovandosi faccia a faccia con il vero ruolo di padre, in cui impara anche a conoscere Giorgia. Ilaria, madre di Giorgia, viene coinvolta anche lei da un’ondata di ricordi che la riportano a sentire sensazioni forse dimenticate da tempo. Gregorio, compagno attuale di Ilaria, scrittore e “uomo perfetto”, è riuscito, con un po’ di fatica, a calarsi nel ruolo di padre. Una storia che potrebbe essere quella di molti di noi ed è forse per questo che l’immedesimazione regna inconsciamente sovrana durante tutta la lettura del racconto. Un libro di 203 pagine che lasciano il segno, una dopo l’altra.

Il pomeriggio stava trasformandosi in sera, il sole rosseggiava tra le antenne sui tetti e spargeva intorno colate di riflessi dorati. Le nuvole che per tutta la mattina avevano addormentato la città sotto una pioggia calda e appiccicosa viaggiavano in lenta processione verso la campagna. Sergio aveva guardato l’orologio che lampeggiava sotto la croce verde di una farmacia.

Fuori Stagione è un libro che si legge tutto d’un fiato, scorrevole e molto descrittivo (come potete notare dalla citazione riportata sopra). Riesce a farti immergere completamente nelle storie che sembra quasi di toccarle con mano. Racconta una giornata quotidiana e semplice, ma mettendoci davanti alle sensazioni ed ai ricordi di ogni personaggio che a fine libro credi di conoscere così bene come se fossero amici di vecchia data. Ognuno di loro è protagonista della propria storia che si intrinseca alle altre. Il filo conduttore è proprio la bambina.

Aspettarsi qualcosa di diverso è come partire per una vacanza fuori stagione.

TRAMA COMPLETA: “È una domenica di ottobre e Sergio porta Giorgia, la figlia undicenne, al mare perché Ilaria gli ha affidato un compito. Da qualche giorno, Giorgia non parla più con gli insegnanti: bisogna capire perché. Ma la giornata prende una piega imprevista. Giorgia vuole fare il bagno nonostante l’estate sia finita e il padre non riesce a dirle di no. Quella che doveva essere una domenica spensierata rischia all’improvviso di trasformarsi in tragedia.
Una serie di flashback ci racconta come siamo arrivati fin qui: l’innamoramento tra Sergio e Ilaria, la scoperta di una gravidanza inattesa, la fuga di Sergio davanti alle proprie responsabilità, e solo più di recente l’avvicinamento tra la figlia e un padre che si sente inadeguato. Proprio l’inadeguatezza è il filo che accomuna i personaggi, ma che Ilaria è riuscita a sconfiggere grazie anche alla vicinanza di Gregorio, il suo nuovo compagno, un personaggio silenzioso, schivo, ma il cui ruolo sarà fondamentale e inaspettato.”

AUTORE: Federico Fascetti è nato a Roma nel 1981, dove vive e lavora come insegnante di Lettere. Ha pubblicato due romanzi (Fermento editore e Giulio Perrone) e una raccolta di racconti (Italic&Pequod). Ha partecipato a tre edizioni di “8×8”, e un suo testo è compreso nell’antologia omonima, edita da Cartacanta e che raccoglie i migliori lavori delle prime quattro edizioni. Altri suoi racconti sono stati pubblicati in antologie sia cartacee sia online.

Il costo del cartaceo è di 14,00 euro. Il costo dell’ebook è di 4,99 euro. Potete acquistarlo cliccando questo link:
http://www.lasvegasedizioni.com/libri/i-jackpot/fuori-stagione/ Ricordiamo, inoltre, che sul sito della Casa Editrice le spese di spedizione sono gratuite e… acquistando il cartaceo avrete in omaggio la versione ebook! 

Recensione: L’incubo di Hill House

Recensione a cura di Elisa Medaglia

Oggi in questa sezione di Rebel Fashion Blog vorrei consigliare e parlarvi, vista anche la serata di Halloween che si avvicina, di un libro horror. Non sono mai stata appassionata di horror, ma ho scoperto un genere che mi incuriosisce e mi prende fino all’ultimo; oltre ad appassionarmi l’horror con il colpo di scena finale e con un aria soft, mi sto interessando a libri horror allusivi e mai espliciti, che ti tengono attaccato alle pagine,  in cui per tutta la storia sembra esserci un velo di paura e allo stesso tempo di finta tranquillità e quotidianità.

Il libro che vorrei presentare è il capolavoro della narrativa horror: “L’incubo di Hill House” edito da Adelphi, uscito nel 1959 dall’elegante mano di Shirley Jackson, scrittrice gotica e giornalista nata a San Francisco nel 1916, vittima di una vita burrascosa, fatta da affetti mancati, depressioni e dipendenza da farmaci. All’età di vent’anni lascia l’università a causa della depressione e, una volta a casa, si prefisse di scrivere almeno mille parole al giorno, cosa che fece fino ai suoi ultimi giorni. 

La Jackson era una donna particolare e fuori dal comune, per un lungo periodo rimase in casa senza mai uscire né voler vedere persone, ma una cosa che mi colpì giorni fa, fu leggere che adorava definirsi “una strega”, era appassionata dai simbolismi, amuleti, sortilegi, libri esoterici e possedeva una serie di oggetti inerenti al “mondo oscuro” a cui lei si sentiva di appartenere a tutti gli effetti, direi che potremmo definirla uno personaggio dei suoi libri. 

“Nessun organismo vivente può mantenersi a lungo sano di mente in condizioni di assoluta realtà; perfino le allodole e le cavallette sognano, a detta di alcuni. Hill House, che sana non era, si ergeva sola contro le sue colline, chiusa intorno al buio; si ergeva così da ottant’anni e avrebbe potuto continuare per altri ottanta. Dentro, i muri salivano dritti, i mattoni si univano con precisione, i pavimenti erano solidi, e le porte diligentemente chiuse; il silenzio si stendeva uniforme contro il legno e la pietra di Hill House, e qualunque cosa si muovesse lì dentro, si muoveva sola.”

Il professor Montague, antropologo, appassionato e studioso di fenomeni paranormali affitta per tre mesi Hill House, villa stregata in cui invita tre personaggi, già entrati in contatto con situazioni paranormali, a partecipare a questa sua ricerca. La permanenza nella casa inizialmente sembra stabile, anche se la storia della villa, raccontata dal professore la prima notte, mette in allerta tutti gli ospiti, in particolare la protagonista, Eleanor Vance che sente già qualcosa di macabro e oscuro tra le mura della casa. La storia si scandaglierà tra accurate descrizioni e sensazioni dei personaggi.

“L’occhio umano non può isolare l’infelice combinazione di linee e spazi che evoca il male sulla facciata di una casa, e tuttavia per qualche ragione un accostamento folle, un angolo sghembo, un convergere accidentale di tetto e cielo, facevano Hill House un luogo di disperazione, tanto più spaventoso perché la facciata sembrava sveglia, con le finestre vuote e vigili a un tempo e un tocco di esultanza nel sopracciglio di un cornicione.[…] Quella casa, che sembrava quasi aver preso forma da sola, assemblandosi in quel suo possente schema indipendentemente dai muratori, incastrandosi nella struttura di linee e angoli, drizzava la testa imponente contro il cielo senza concessioni all’umanità. Era una casa disumana, non certo concepita per essere abitata, un luogo non adatto agli uomini, né all’amore, né alla speranza. L’esorcismo non può cambiar volto a una casa; Hill House sarebbe rimasta com’era finché non fosse stata distrutta.”


La saga di Harry Potter

Articolo della nostra Blogger Elisa Medaglia

I libri con cui vorrei iniziare la mia avventura nel Rebel Fashion Blog è la saga di Harry Potter. Harry Potter nasce dalla mano della geniale J.K Rowling, donna intraprendente, ricca di fantasia e immaginazione che ha dato vita ad un genere fantasy senza precedenti. 

La collana di libri viene distribuita in Italia da Salani Editore e in Inghilterra da Bloomsbury, unica casa editrice che ha creduto in lei fin dall’inizio. 

La storia di Harry Potter viene divisa in sette libri: Harry Potter e la pietra filosofale (1998), Harry Potter e la camera dei segreti (1999), Harry Potter e il prigioniero di Azkaban (2000), Harry Potter e il calice di fuoco (2001), Harry Potter e l’ordine della felice (2003), Harry Potter e il principe mezzosangue (2006), Harry Potter e i doni della morte (2008). L’idea nacque nel 1990, mentre la Rowling viaggiava in treno lavorò alla stesura dei primi capitoli di “Harry Potter e la pietra filosofale”, che venne pubblicato nel 1997 in Inghilterra e nel 1998 in Italia. La Rowling nel corso degli anni ricevette svariati riconoscimenti e premi da tutto il mondo, definendoli i migliori libri per ragazzi. 

“Harry aveva un viso sottile, ginocchia nodose, capelli neri e occhi di un verde intenso. Portava un paio di occhiali rotondi, tenuti insieme con un sacco di nastro adesivo per tutte le volte che Dudley lo aveva preso a pugni sul naso. L’unica cosa che a Harry piaceva del proprio aspetto era una cicatrice molto sottile sulla fronte, che aveva la forma di una saetta.”

Harry Potter vive al numero 4 di Privet Drive, Little Whingeing, Surrey, con i “normalissimi” zii che di lui hanno un opinione molto negativa. Del resto zia Petunia tende sempre a raccontare ad Harry che i genitori sono morti in un incidente d’auto e che non erano per niente delle brave persone. Harry porta i larghi vestiti del cugino Dudley, viziatissimo e bullo verso bambini indifesi. Ad Harry succedono incidenti “strani” nel momento in cui si arrabbia o è sotto pressione che lo metteranno ancora di più contro gli zii. Allo scattare del suo undicesimo compleanno, un gigante viene a reclutarlo per una scuola di magia, informandolo che non è un semplice ragazzo inglese di undici anni, ma un mago e che ad attenderlo c’è una fantastica scuola di magia e stregoneria chiamata Hogwarts. 

Da quel momento Harry è pronto ad iniziare una nuova vita e una nuova avventura in un mondo per lui completamente nuovo dove conoscerà degli amici unici fin dall’inizio, come Ron Weasley ed Hermione Granger. Legati al trio conosceremo man mano anche altri personaggi che avranno tutti un ruolo fondamentale nella vita di Harry. 

Nel corso della storia i ragazzi si trovano a vivere pienamente i sette anni di studio, tra difficoltà e peripezie, trovandosi davanti a verità che gli cambieranno la vita e a delle novità che li porteranno a prendere decisioni sempre più difficili ed importanti. 

La mattina dopo Harry si svegliò in un sacco a pelo sul pavimento del salotto. Una striscia di cielo era visibile tra le tende pesanti; aveva il colore azzurro fresco e limpido d’inchiostro annacquato, era tra la notte e l’alba e tutto taceva, tranne i respiri profondi e tranquilli di Ron e Hermione. Harry guardò le sagome scure che si disegnavano sul pavimento accanto a lui. Ron, in uno slancio di galanteria, aveva insistito perché Hermione dormisse sui cuscini tolti dal divano, quindi lei era più in alto. Il braccio le ricadeva sul pavimento, le dita a pochi centimetri da quelle di Ron. Forse si erano addormentati tenendosi per mano.” 

La saga di Harry Potter ha accompagnato un’intera generazione, ha percorso la vita di tanti bambini, ragazzi e adulti. La bellezza di questi libri sta proprio nel fatto che è adatto a tutte le generazioni; nei primi libri troviamo un Harry bambino che dovrà comunque affrontare situazioni pericolose, alle prese con le prime amicizie, tutto affrontato con lo stupore di un bambino di undici anni; nei libri centrali troviamo un ragazzo adolescente, in cui gli amici diventano una famiglia, ma sempre preda di situazioni difficili e anche momenti in cui Harry è un semplice ragazzo arrabbiato con il mondo, che ha sulle spalle grandi responsabilità e non nega mai di sentirsi appesantito da tutto questo. Non a caso in “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban” per la prima volta troviamo i Dissennatori che la J.K Rowling definisce la metafora della depressione, infatti Harry si troverà più di una volta di fronte a loro e gli renderanno la vita impossibile. Nei vari capitoli si notano tante metafore relative al nostro mondo. Negli ultimi libri troviamo un ragazzo che sta diventando un uomo. Anche l’atmosfera che si respira è differente da quella iniziale: Harry si troverà faccia a faccia con la morte e dovrà prendere una decisione definitiva. 

In questo percorso di vita Harry è sempre circondato e affiancato dagli amici, ma anche da altri personaggi che gli daranno modo di dare significato alla parola “famiglia”. Trovo magnifico il modo in cui vengano descritti valori importanti come la famiglia e l’amicizia. 

La Rowling, creando un intero universo, ha dato modo a chi come me è cresciuto con la saga, di immedesimarsi in questi incredibili personaggi, riuscendo ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana.

“«Sento di doverti un’altra spiegazione, Harry» disse Silente esitando. «Ti sarai forse chiesto perché non ti ho nominato prefetto… Confesso… di aver pensato… che avevi fin troppe responsabilità sulle spalle». Quando Harry alzò lo sguardo, vide una lacrima scivolare sul viso di Silente e scomparire dentro la lunga barba d’argento.”

Una promessa di felicità!

Buongiorno a tutti,

oggi torno a parlarvi di Helene Battaglia e del suo romanzo “Una promessa di felicità”, sequel di “Appuntamento al Ritz”, Baldini&Castoldi Editore.

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Ancora emozionata per la domanda di matrimonio che Paulister le ha fatto nella lussuosa suite Coco Chanel del Ritz, la spumeggiante Hope, di professione fashion editor, è pronta per vivere un’avventura che si prospetta favolosa: ha accettato di diventare l’assistente di una famosa scrittrice di gialli, che vive in un castello delle Highlands. Ma «non è tutto oro quello che luccica». Non saranno però gli ostacoli che incontrerà sul proprio cammino a farle rinunciare al suo sogno d’amore. Più che mai innamorata, Hope lotterà fino all’ultimo per la conquista della felicità.

Ho iniziato la lettura con un po’ di titubanza, visto che il primo libro non mi aveva molto appassionato per il susseguirsi di cose irreali, fin troppo belle per essere vere. Ciò mi aveva portato a pensare che “Appuntamento al Ritz” fosse la solita fiabetta contemporanea. Poi ho iniziato a leggere il secondo e man mano mi sono appassionata!

Finalmente, dopo aver accettato la domanda di matrimonio di Paul, la storia si concentra sull’inizio della sua carriera come assistente della famosa scrittrice con cui aveva legato durante il suo soggiorno “lavorativo” al Palace. In questo romanzo  si viaggia (tra la Scozia, Londra, New York, Parigi e Vienna), si ride, si piange e ci si emoziona con una leggerezza tale che l’autrice riesce a passare da un evento all’altro senza problemi, con la solita ironia che la contraddistingue. Questo seguel vi illustrerà un susseguirsi di cose che vi lasceranno un po’ con il fiato sospeso, a differenza del primo. Noto, infatti, un netto miglioramento! Riusciranno i nostri eroi a sposarsi? Riuscirà la protagonista a conquistare finalmente la sua felicità? Lo scoprirete solo leggendo questo nuovo romanzo firmato Helene Battaglia!

Buona lettura,
Miriam

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Shoah: L’inferno dentro

Buongiorno a tutti,

oggi sono qui per condividere con voi la recensione dell’ultimo libro dedicato alla collaborazione con “Edizioni Sonda”. Trattasi di “L’inferno dentro. Confessioni di un collaborazionista”, scritto da Moreno Gentili (scrittore che da tempo svolge una ricerca storica in merito ai crimini contro l’umanità), con un’introduzione di Claudia De Benedetti e un commento sulla propaganda di Elio Carmi.

“Mentre i testimoni diretti lentamente ci lasciano, dopo aver assolto il compito doloroso di trasmettere alle generazioni successive il ricordo della Shoah, si avverte il pericolo della perdita del carattere specifico di quella tragedia, che rischia di trasformarsi in un generico emblema della malvagità umana, un’etichetta che può essere applicata a qualunque violenza o dolore collettivo”, lo introduce Claudia De Benedetti.

L’inferno dentro è la storia di un uomo e delle colpe commesse durante la sua collaborazione con il nazifascismo a Berlino e a Trieste. Un uomo consapevole delle proprie responsabilità, fedele alle proprie scelte e agli ideali di un disegno che ha cambiato per sempre la percezione di noi stessi e dell’umanità. Ludwig – questo lo pseudonimo scelto – emigra come medico da Trieste a Berlino agli albori del regime hitleriano per sperimentare e applicare gli studi sulla genetica a fini razziali. Nel 1943, dopo la caduta di Mussolini, rientra in Italia per aderire alla Repubblica di Salò e collaborare con il nazismo nella Risiera di San Sabba a Trieste, unico lager italiano dotato di un forno crematorio utile a sopprimere gli oppositori del regime fascista, fossero questi italiani, stranieri, partigiani, prigionieri politici, omosessuali, zingari o ebrei.

Il libro di Gentili ricostruisce così la storia di questo carnefice che riporta alla luce fatti e persone di una guerra ormai lontana, ma ancora troppo vicina per essere dimenticata. Morto da alcuni anni, mai pentito, ha vissuto sempre a cento metri dalla Risiera di San Sabba. Il lettore resterà colpito dalle contorsioni dell’animo di questo assassino di massa che non si pente e, ancor più, dalle sue fumose, puerili, aberranti ragioni. Gentili, affrontando la sfida terribile di calarsi nell’inferno dell’anima di un carnefice, di rendere esplicito il modo in cui la «gente normale» giustifica a se stessa i crimini più atroci, spiega (attraverso l’emblematicità di un caso personale) con paurosa chiarezza l’unicità della Shoah e il suo ambiguo legame con la cultura europea.

Un libro che dà modo di riflettere in quanto, anche se sono passati 70 anni, non bisogna mai dimenticare ciò che è stato fatto non solo agli ebrei, ma all’umanità intera. Il Nazismo è una macchia nera che deve scomparire completamente, senza però esser mai scordata. Deve essere il nostro “monito” futuro affinché non accada mai più.

Miriam

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Miriam