Il coraggio di aprire le ali

Ho notato tante persone camminare come morti viventi. Ognuno con il proprio mondo grigio. Una vita così monotona. Tutti, però, hanno una cosa in comune: le ali.Ali che tengono nascoste per paura di prendere il volo verso luoghi lontani. Ali che vengono tarpate, spezzate, annullate.

Quando, però, si arriva ad un momento in cui questa quotidianità ci opprime e non ci rende più felici come prima… È arrivato il momento di capire. C’è chi se ne accorge prima e chi dopo.

Quanti hanno il coraggio di aprire le grandi ali di cui sono provvisti e volare veramente? Quasi nessuno.

I cambiamenti spaventano un po’ tutti. Allontanarsi dai propri affetti e dalla propria quotidianità che dona sicurezza ci fa star male al solo pensiero. Buttar giù quel castello costruito sopra a false speranze e auto-convinzioni è difficile. Tanto è grande il castello, tanto è più difficile. Eppure, a volte, è l’unica via di fuga che abbiamo perché c’è un momento in cui dobbiamo rivalutare tutto e mettere al primo posto la nostra felicità. Lo dobbiamo a noi stessi! 

E io?

Beh… È ora di prendere coraggio e buttarmi. Le ali si apriranno da sé e io sarò libera di volare. Finalmente.

Miriam

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Pensieri malinconici

“A volte nel cercare di recuperare determinate situazioni allunghiamo solo il dolore. Ci sono cose che non possono essere aggiustate in quanto risulteranno sempre rotte, scheggiate. Non torneranno come prima, non possono. Tanto vale lasciarle nel passato, buttarle indietro, dandoci un taglio netto per tornare a sorridere.”

In un sabato malinconico, mi concentro sul mio nuovo manoscritto. Non so ancora dove mi porterà e se arriverà alla fine, ma voglio condividere con voi questa frase che sento completamente mia e che voglio donare a voi, i miei lettori. Stamattina, immersa nei miei pensieri che da un po’ non mi danno tregua, ho deciso di buttarla su carta e… Mi piace!

Work in progress!

Miriam

Grido nel silenzio

Senza andata ma senza neanche ritorno.
Non posso andare indietro, ma neanche guardare avanti.
Ho perso le linee guida da seguire, i miei punti cardinali.
Mi sento persa e confusa.

Il mio cuore è esploso, frammentandosi in tante piccole scaglie taglienti come vetro che hanno pervaso il mio corpo.
Il sangue brucia nelle vene e fa male da morire.
Il dolore mette paura, la morte in confronto sarebbe meno dolorosa.

Questo silenzio assordante che mi circonda, chiudendomi nella sua campana di vetro, mi isola dal mondo.
La mia anima cerca invano di ribellarsi.
Vuole gridare aiuto ma la bocca tace.

Allora prova a farlo con quegli occhi stanchi, spenti, gli stessi che guardano passare la vita di ogni giorno senza proferir parola.
Uno sguardo che vorrebbe urlare.
Non tutti riescono a sentirlo.
Non tutti sanno ascoltare veramente.

Quanto è difficile comunicare quando l’oggetto del messaggio siamo noi.

Miriam

Felicità nell’aria

“Finalmente un po’ di meritato relax” è stato il mio primo pensiero dopo aver consegnato il mio ultimo esame della sessione invernale. Anche per me è arrivato il momento di chiudere tutto e ricaricare le pile per almeno una settimana.

Dopo aver dato Linguistica Italiana, Diritto delle Comunicazioni e Lingua Inglese, una volta uscita dalla facoltà mi sentivo molto più leggera, libera. Strano pensare che, tra alti e bassi, sono quasi arrivata al traguardo finale: la mia tanto desiderata Laurea.

Camminavo per Ostiense e mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Libertà, libertà. Voi direte: “ma se gli esami ti fanno questo effetto… Perché ti sei iscritta all’Università?” Bhè, la risposta è che sono molto ansiosa e gli esami mi mettono sempre in agitazione. A maggior ragione per il fatto che già lavoro nel mondo dell’editoria, dell’informazione e della comunicazione e quindi… Non vedo l’ora di finire per dedicarmi al mio “grande amore” (così chiamo il mio lavoro!). Altro che universitaria, se continua così divento stakanovista!

Capitemi, dopo due mesi di duro studio, finalmente sento nell’aria un pizzico di felicità!

Finalmente si torna a lavorare full time, a uscire con fidanzato e amici, a cullarmi con una dolce lettura prima di andare a dormire… Ogni volta che finisce la sessione di esami è sempre la stessa storia: mi sento di rinascere.

Allora mi godo questa mia felicità perché come dice la mia simpatica nonnina: “finché dura, fa verdura!”

Quindi… Buona rinascita a tutti gli universitari come me!

Miriam

“Da single a fidanzata”, il cambiamento

Quanti cambiamenti si fanno quando passiamo dall’essere single, all’essere “fidanzata ufficialmente”.
No, non intendo l’aggiornamento della situazione sentimentale su Facebook… E neanche la scena del “attacca prima tu!”, “no, tu!”. Patetico, non trovate?

La prima cosa che mi viene in mente, forse stupida, è che, citando Samantha Jones di “Sex and the city”: «Se sei single il mondo è il tuo buffet personale.»
Ciò significa che da fidanzati dobbiamo essere completamente fedeli all’incanto della monogamia… Peccato che non tutti ne rimangono “incantati” e si finisce per tradire. Sì, andare con un’altra persona viene definito TRADIMENTO e nel 99,9% dei casi, la frase “Non è come sembra!” tende a peggiorare la situazione drasticamente.
Mettendo da parte i tradimenti e la magia della monogamia, secondo voi qual è il cambiamento che avviene nelle persone che si fidanzano?

Sinceramente la prima cosa che mi viene in mente è la dieta, nostra compagna di frustrazioni, che diviene il primo pensiero per tutte. Eh sì, donne.. Dobbiamo ammetterlo! Se prima eravamo “attente alla linea”, adesso siamo ossessionate dalla “ciccia” in più. La nostra più grande paura? Sentirsi dire: “Sì vede che stai bene.. Hai messo su peso!” (Mi è successo e non è stato piacevole. La persona che si è azzardata a dirmi una frase del genere è scomparsa “casualmente”. La stanno ancora cercando. Inutilmente, aggiungerei.)

Per non parlare del tempo passato tra parrucchiera ed estetista per essere sempre impeccabile! Comincio a pensare di aver lasciato tutto il mio patrimonio là dentro.

Oppure vogliamo dedicare un minuto a pensare alla nostra abilità nel destreggiarci tra studio/lavoro, uscite con le amiche… E lui? Perché ovviamente non si eclissano le amicizie per un uomo! Questa è la prima regola essenziale che costituiamo noi donne, peccato che al giorno d’oggi in poche la rispettano ancora.

I nostri spazi, invece? Eh già. Ricordate quei momenti liberi in cui si passava il tempo a poltrire o a coltivare il nostro hobby preferito? Scordatevelo. In compenso, passerete tutto il vostro tempo libero con lui, il vostro amore. (lavoro permettendo!)

Quanti cambiamenti, eh? In realtà, il problema di noi donne è che una volta fidanzate diventiamo più complessate del solito (e parlo per esperienza personale), quando in realtà l’unica cosa che dovremmo fare è: rilassarci. Sì, tranquillizzarci e vivere tranquillamente la nostra storia con il nostro uomo.

Quando si tratta di impegnarci siamo più tranquille perché cerchiamo di dividere le uscite con lui e i nostri spazi “inviolabili” che, inesorabilmente, una volta sposate (o anche durante una convivenza) vanno letteralmente “a farsi fottere”.
E’ questa la nostra più grande paura. Non sentirsi più libere di fare quello che facevamo prima, per il timore di lasciare “basito” il nostro uomo davanti a comportamenti che lui potrebbe ritenere stupidi… e che, magari, per noi sono tutt’altro.

Ci sono dei momenti in cui ho bisogno di “eclissarmi”, di voltare le spalle al mondo e rimanere sola. Un bisogno che viene meno quando hai un uomo accanto. Non potrei mai dirgli: “Ho bisogno di stare sola, non cercarmi. Mi faccio viva io.”
Potrebbe interpretarla come una cosa negativa per “la coppia”, quando in realtà è l’innocente bisogno di starsene tranquilla, senza pensare a niente, magari con un paio di cuffie e della buona musica. Stop ai pensieri.

Oppure vogliamo parlare degli uomini che nel momento in cui stacchi da lavoro, o torni a casa distrutta, cominciano a “bombardarti” di domande sulla giornata passata? Fermati un attimo, prendi fiato. Troppe domande, tutte insieme!

Ci sono donne che amano essere single perché hanno imparato ad amarsi e a bastarsi. Invece di avere occhi solo per “lui”, preferiscono innamorarsi ogni giorno di un qualcosa di nuovo… Che sia una canzone che passa alla radio, una sensazione che riesce a sorprenderti, un film che emoziona e tanto altro. Anche di un semplice paesaggio che guardi distratta dal finestrino di un autobus. Perché l’amore è nell’aria, basta guardarsi intorno.

Per riuscire ad equilibrare la vita da single e quella da fidanzata c’è bisogno di amore e fede in noi stesse. La stessa fede che ci permetterà di trovare l’amore della nostra vita, quello che già dal primo sguardo si renderà conto che siamo noi la persona giusta per lui.

Miriam

Da figlia a madre, il cambiamento

Il cambiamento che una donna fa, da figlia a madre, mi ha sempre affascinato.
Sembrerà una frase stupida o scontata, ma secondo me per essere madre bisogna prima essere figlia.
Alla domanda “te la senti di diventare madre?”, molte rispondono: “Ho ancora bisogno di sentirmi figlia.”
Da una parte potrebbe anche essere vero, ma dall’altra bisogna essere consapevoli del fatto che diventare madre non implica che tu debba necessariamente smettere di essere figlia.

E’ innaturale. Quel “sentirsi figlia” non è altro che l’eterno “bisogno di sentirsi protetti”.
Chi, al giorno d’oggi, non ha bisogno di sicurezze?
Ci appoggiamo alla parola “figlia”, credendola il sinonimo perfetto di “protezione”, “sicurezza”.

Essere figlia, però, non è solo questo e poi, parliamoci chiaro, non tutte le mamme vogliono far vivere la propria prole in una “campana di vetro”: isolate dal mondo, ma protette.
Protette da cosa? Da ciò che le circonda.
E chi le salverà dal male che ricaveranno dentro quella “gabbia”?
Solitudine; Incapacità di vivere la vita perché troppo ovattate.
Pensare che se per un motivo “X” venissero liberate, si ritroverebbero nella fossa dei leoni.
Incapaci, appunto, di sopravvivere ai piccoli ostacoli della vita quotidiana.

Poi arriva un test che ti sconvolge la vita, ritrovandoti a dover preparare al meglio l’arrivo di un ospite, alcune volte inaspettato, dentro di te.
Dicono che una volta scoperta la maternità si comincia a cambiare veramente ed ogni giorno si vivono nuove sensazioni.
In quel momento inizi ad entrare veramente in contatto con il tuo corpo.
Ogni suo piccolo movimento per te è una novità e ti rendi conto che la natura non smette mai di stupire.

Partorisci e diventi biologicamente madre, anche se, dentro di te, sai che quella sensazione non ti è nuova, o perlomeno non ti è mai stata sconosciuta, perché anche il sentirsi madre è una cosa innata con cui noi donne familiarizziamo molto bene… A cominciare da quando ci divertivamo a giocare con le bambole.
Bastava un po’ di trucco e i tacchi della mamma per sentirsi grandi. Bastava far finta di essere chiamate “mamma” da quelle bambine plastiche con nomi che durante l’infanzia trovavamo perfetti, ma che alla fine sono ben lontani dai nomi che abbiamo dato ai nostri figli… Quelli in carne ed ossa!

Miriam

Scrivere è…

Da quando ho avuto la pazza idea di buttarmi nel mondo del giornalismo, ho incontrato molte persone – nei vari stage e tirocini – con le quali ho avuto il piacere (e a volte l’onore) di lavorare. La domanda che mi rivolgevano più spesso era: “Vuoi fare la giornalista su carta stampata, ma il giornalismo è la tua vita? Ti appaga? Vivresti solo di quello?”

La mia risposta è: No.

Sembrerà stupido, in fondo è il mio sogno nel cassetto.. La mia ambizione!
Eppure, secondo me, c’è qualcosa di più grande che ruota intorno al giornalismo e si chiama scrittura.
Il giornalismo è la maniera più bella per esplicitare questa mia passione, ma il cuore è puntato a 360 gradi verso carta e penna.
Proprio per questo spero, un giorno, di poter vedere un mio libro pubblicato da un buon editore.

Non c’è niente di più emozionante del semplice gesto di impugnare una penna ed iniziare a scrivere, anzi, sarebbe più azzardato dire “viaggiare verso mondi inesplorati”.
Non sono l’unica a pensarla cosi, sulla mia stessa linea di pensiero c’è Fabio Volo che in “É una vita che ti aspetto”, scrive:
“Innanzi tutto, vorrei esternare lo stato d’animo che sto provando adesso nel trovarmi di fronte a queste pagine bianche. Di fronte a questa incognita. Chissà come le riempirò? Cosa c’è di meglio che essere curiosi di se stessi? Pagina bianca come la vita. Le amo entrambe perché sono curioso di vedere come va a finire.”

In poche righe è riuscito a descrivere al meglio ciò che provo personalmente ogni volta che metto mano su carta, o tastiera come in questo caso.

Anche adesso, sinceramente non so dirvi dove potrà concludersi questa riflessione, o se magari potrei farla continuare ed immergermi in nuovi pensieri “senza confini”, per l’appunto.
È il bello della scrittura quello di lasciare un pensiero a metà, lasciarlo libero di espandersi come un alito di vento, in attesa che una nuova folata lo spinga oltre la barriera della tua mente.

Miriam Spizzichino