Il tempo

Ho scoperto che a noi esseri umani il tempo spaventa.
Sia quando corre velocemente, sia quando sembra non passare mai.
Tempo dinamico. Tempo statico.
Siamo impauriti dalla semplice azione del “guardarsi indietro” e trovare il vuoto.
“Che cosa ho fatto in tutti questi anni? Che cosa è rimasto?”
Niente.

Quando, invece, si tratta di guardare avanti è l’ansia a bloccarci. “Che cosa sarò tra un anno?”
Vai avanti e lo scoprirai.

Ci sono persone fossilizzate sul presente perché hanno paura di guardare all’incertezza del domani o semplicemente perché hanno paura di tornare indietro.

Nel mio tempo di ragazza ventenne c’è l’eterna sfida di un domani che è ancora “oscuro”, ma so che nasconderà molte sfide, molte sorprese, molti ostacoli. Nel mio animo non c’è paura, ma la curiosità di affrontare tutto nel bene e nel male.
Non ho paura del mio passato. Tra errori e scelte giuste mi ha portato ad essere la persona che ora sono.
Una donna che ha preso le sue decisioni e sta costruendo il suo futuro.
Un futuro da giornalista e scrittrice, in ambito lavorativo.
Un futuro da moglie e madre, in ambito affettivo.

Il tempo è ciò che ci invoglia a fare meglio. Il tempo è ciò che ci separa dalla nostra felicità. Il tempo ci è amico in tutto, anche a lenire i dolori più forti. Sono passati 5 anni dalla mia grande sofferenza, eppure sono qui a sorridere come sempre.
Riesco a guardare quel passato senza paura. “È passato..”, mi ripeto.
Ora riesco a vedere le cose con più chiarezza, forse perché quando sei dentro a determinate situazioni non riesci a renderti conto in tutto e per tutto. Come se la mente fosse offuscata.

Ogni volta che scrivo i miei articoli penso che è proprio grazie al tempo se ho capito quale strada prendere. A tredici anni non si può sapere davvero quale mestiere intraprendere e all’epoca scelsi un indirizzo a carattere umanistico. Ho stravolto tutto a diciotto anni, dopo il diploma.
Ogni volta che sfioro il mio libro sento che ne è valsa la pena aspettare così tanti anni per pubblicarlo.
Ogni volta che guardo il mio uomo capisco che vent’anni ad attendere il “principe azzurro” non sono niente in confronto alla gioia di averlo accanto nella vita di tutti i giorni. In un anno è riuscito a spazzare via le nubi di un passato che non possono scalfirmi più.

Ed è così che torno a ripetere: “Il tempo è mio amico”.
La vita è fatta di attese, di attimi, di momenti.
Il tempo, in tutto ciò, è il mio fedele compagno di viaggio.
Un tempo che scandisce le mie emozioni, i miei traguardi, i battiti del mio cuore.

Miriam

Il rifugio

Ho scoperto che, a volte, i rifugi non sono luoghi, ma persone.
Bisogna, però, essere bravi a non perderle.
Per i luoghi esiste il navigatore, mentre per le persone ancora non l’hanno inventato.
O forse sì.
Il cuore.

“Segui il tuo cuore”, dicevano.
In quanti, al giorno d’oggi, lo fanno realmente? Per le persone l’unico “navigatore” valido è proprio lui.
Tutti ne sono provvisti, ma siamo prefabbricati senza istruzioni per l’uso e forse è proprio per questo che in pochi decidono di ascoltarlo.
Semplicemente non si fidano e ragionano con la testa, peccato che certe decisioni non dovrebbero essere ragionate.
Bisognerebbe far prevalere l’istinto, almeno una volta.

Miriam

Ordinary People, la gente comune

Quando sono per le vie di Roma, quando aspetto l’autobus o quando sono in macchina c’è sempre un qualcuno che attira la mia attenzione, facendomi perdere dentro i miei piccoli pensieri. La maggior parte delle volte non sono io a cercarli, ma sono loro che trovano me.

Non so se vi è mai successo, ma io molto spesso mi soffermo sulla gente comune che vedo passarmi accanto durante la giornata. Amo fantasticare sulla loro esistenza e mi domando quante volte, magari, abbia anche azzeccato qualcosa. E’ più forte di me. Guardo le loro espressioni e le decodifico. M’invento la vita e, alla fine, assumono un qualcosa di “familiare”, come se li conoscessi davvero.

A volte mi capita di pensare se, anche loro, come me, hanno delle strane abitudini. Alla fine, chi di noi non ne ha una? Chissà se, tante volte, nelle notti insonni, cercano qualcuno con cui farsi compagnia e condividere i proprio dolori e dissapori. Mi domando quanti di loro hanno il vizio bizzarro, prima di addormentarsi, di mandare messaggi profondi alle persone a cui tengono per poi staccare il telefono, in modo che, il giorno seguente, si possano svegliare con un dolce sms di risposta come buongiorno. Perché basta così poco per iniziare bene la giornata.

Gente comune. Ordinary People.

Persone che vivono la loro vita in silenzio. Persone che parlano al telefono. Persone che si aggirano nel traffico. Persone in bicicletta. Persone che si sentono cittadini del mondo e altri che pensano di vivere dentro una gabbia. Persone diverse tra loro che coesistono, cercando l’armonia in un mondo che è in continuo peggioramento. Persone che stringono i denti e vanno avanti. Persone che, nonostante tutto, sorridono alla vita. Persone che hanno catturato la mia attenzione e sono diventati i “personaggi” del mio primo libro. Persone che mi hanno ispirato, anche se la vita che gli ho dipinto addosso è sicuramente ben diversa dalla loro quotidiana realtà.

Buone feste a tutti voi,

Miriam.

Il dolore

E’ strano il modo in cui le persone si rapportano con il dolore, vicino o lontano. A volte sembrano quasi abituate a non sentirlo più, o forse è tutta finzione, mentre in altri continua a riecheggiare nella mente per chissà quanto altro tempo. Il dolore è soggettivo, io lo so bene.

Non riesco a dormire ed il mio unico pensiero, almeno per questa sera, è: perché alcune persone (tra cui anche io) non riescono ad affrontare i propri dolori?
Diciamoci la verità, con quelli degli altri siamo tutti bravi a dispensare consigli e buone parole per cercare di tranquillizzare che tutto “si risolverà”.

Ora, provate a guardarvi allo specchio. Ripetete la stessa frase. “Tutto si risolverà”. No, non si risolverà. Almeno non adesso. La verità è che, almeno io, con i miei dolori ci convivo abitualmente, senza riuscire a gestirli. Vere e proprie sofferenze, ma non parlo di problemi.

La mia è semplice paura? Non saprei, ma la persistente voglia di evadere mi fa capire quanto sia arrivata al culmine. Abbandonerei tutto senza pensarci due volte. Scappare da situazioni ritenute scomode? No, ho solo voglia di ricominciare.

Ognuno di noi si rapporta con il dolore in maniera diversa. Spero solo che qualcuno sia riuscito a cicatrizzarlo nel modo più indolore possibile… Io non sono mai stata un’amante della sofferenza.

Nella vita riusciamo a trovarci davanti ad ostacoli più o meno grandi. Ovviamente, a seconda di come riusciamo a guardarli e a scavalcarli… Ecco, io non sono mai stata un’ottima osservatrice, né una brava cavallerizza.

Il mio dolore è silente all’esterno, ma un uragano all’interno. Riesce a devastarmi anche in questo momento, ad esempio, facendo da netto contrasto alla tranquillità che regna sovrana nella mia stanza. Strano, vero?

Non possiamo pensare ad un piano per “non soffrire”, perché sarebbe come “vivere a metà”… E’ completamente impossibile! Però possiamo fare in modo che tutto questo dolore possa essere controllato e domato. Abbiamo solo bisogno di bilanciare il tutto e trovare un giusto equilibrio, quello che da troppo tempo manca… Almeno a me.

Miriam