Il coraggio di aprire le ali

Ho notato tante persone camminare come morti viventi. Ognuno con il proprio mondo grigio. Una vita così monotona. Tutti, però, hanno una cosa in comune: le ali.Ali che tengono nascoste per paura di prendere il volo verso luoghi lontani. Ali che vengono tarpate, spezzate, annullate.

Quando, però, si arriva ad un momento in cui questa quotidianità ci opprime e non ci rende più felici come prima… È arrivato il momento di capire. C’è chi se ne accorge prima e chi dopo.

Quanti hanno il coraggio di aprire le grandi ali di cui sono provvisti e volare veramente? Quasi nessuno.

I cambiamenti spaventano un po’ tutti. Allontanarsi dai propri affetti e dalla propria quotidianità che dona sicurezza ci fa star male al solo pensiero. Buttar giù quel castello costruito sopra a false speranze e auto-convinzioni è difficile. Tanto è grande il castello, tanto è più difficile. Eppure, a volte, è l’unica via di fuga che abbiamo perché c’è un momento in cui dobbiamo rivalutare tutto e mettere al primo posto la nostra felicità. Lo dobbiamo a noi stessi! 

E io?

Beh… È ora di prendere coraggio e buttarmi. Le ali si apriranno da sé e io sarò libera di volare. Finalmente.

Miriam

Pensieri malinconici

“A volte nel cercare di recuperare determinate situazioni allunghiamo solo il dolore. Ci sono cose che non possono essere aggiustate in quanto risulteranno sempre rotte, scheggiate. Non torneranno come prima, non possono. Tanto vale lasciarle nel passato, buttarle indietro, dandoci un taglio netto per tornare a sorridere.”

In un sabato malinconico, mi concentro sul mio nuovo manoscritto. Non so ancora dove mi porterà e se arriverà alla fine, ma voglio condividere con voi questa frase che sento completamente mia e che voglio donare a voi, i miei lettori. Stamattina, immersa nei miei pensieri che da un po’ non mi danno tregua, ho deciso di buttarla su carta e… Mi piace!

Work in progress!

Miriam

Viva i difetti!

Ognuno di noi ha dei difetti “fisici”.
Chi ha il naso adunco, chi ha le gambe storte, chi si sente troppo grassa e chi si vede troppo magra.
Non siamo perfetti. Il problema nasce nel momento in cui queste “pecche estetiche” diventano ossessioni. Come succede e soprattutto dove succede? Il primo ostacolo, il primo luogo di “incubazione” del problema è dentro le scuole!
Non parlo tanto per parlare. Io lo so bene. Il mio “difetto” sono le orecchie a sventola. Quanto le ho odiate!

Quando frequentavo le scuole medie, raccoglievo sempre i miei capelli ricci in una coda di cavallo per evitare di scostarli dalla mia fronte ogni minuto.
Dopo un po’ di tempo, però, ho cominciato a notare che questo mio modo di portare i capelli stava suscitando l’ilarità di alcuni miei compagni di classe, i quali cominciarono a prendermi in giro con nomignoli tipo “Dumbo”. Credevano di essere simpatici. Non riuscivano a capire che in realtà le loro parole e i loro scherni mi facevano male. Ero solo una bambina di 11 anni.

Un bel giorno mi sono presentata a scuola con i capelli sciolti per coprire le orecchie e da lì è iniziato l’inferno.
Non volevo farmi vedere più da nessuno con i capelli legati, non dovevano vedere le mie orecchie. Mi chiusi a riccio anche con la mia famiglia. Non volevo vederle neanche io! Volevo far finta che non esistessero anche se ci stavo male.
Io che amavo la coda di cavallo alta, la treccia normale o a spiga.. Non potevo più fare niente. Neanche tagliarli per paura che si vedesse qualcosa.
Portavo i capelli lunghi con due ciocche fissate davanti attaccate al viso per coprire proprio l’attaccatura delle orecchie.
Sono bastati tre anni di “battute” per far nascere dentro di me un’ossessione.

Arrivai anche al punto di volermi operare per togliere definitivamente il problema e andai da un chirurgo plastico. Erano diventate il mio incubo. Mi sentivo sbagliata.
Avevo appena compiuto 18 anni. 7 anni passati a scappare da me, da una parte del mio corpo. Ma alla fine, per paura, non mi operai.

Un bel giorno, al compimento dei miei 20 anni, mi guardai allo specchio e provai a fare uno chignon.
Il mio viso aveva una luce diversa e… Mi piacque. Finalmente sorrisi e capii di aver fatto “pace” con il mio corpo.
Non possiamo essere perfetti, ma dovremmo cominciare ad amare le nostre imperfezioni.
E quando mi capita di fare qualche servizio fotografico in veste di Fashion Blogger… Le orecchie possono anche fotografarle!
Non m’interessa più. Sono stanca di vivere nella paura di essere giudicata per delle orecchie un po’ troppo a sventola. Anzi, che vengano guardate!
Sono stanca di vedere modelle in copertina super impeccabili. Le donne di ogni giorno hanno qualche smagliatura, un po’ di cellulite, ma sono belle così… Fuori e DENTRO!
Quindi facciamo un bel sorriso alla vita e.. VIVA I DIFETTI!

Miriam

 

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Nuovo traguardo!

Buongiorno a tutti voi che mi seguite,

nel mese di Marzo Rebel Fashion Blog ha superato le 6mila visualizzazioni.

Un bellissimo traguardo, non c’è che dire. Un traguardo che ho voluto “inaugurare” con l’implementazione del tasto “Donazione”.

Se ho raggiunto un risultato così alto di visualizzazioni, al paro di alcune piccole testate giornalistiche, è per l’impegno costante che ci ho messo... anche economicamente. Purtroppo mi sostengo da sola e determinate spese fatico a coprirle, ma continuo a farlo per amore e per passione.

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Ci saranno nuove iniziative in vista che potrò svelarvi solo al raggiungimento del budget previsto per la loro realizzazione. In queste iniziative i protagonisti sarete voi.

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Grido nel silenzio

Senza andata ma senza neanche ritorno.
Non posso andare indietro, ma neanche guardare avanti.
Ho perso le linee guida da seguire, i miei punti cardinali.
Mi sento persa e confusa.

Il mio cuore è esploso, frammentandosi in tante piccole scaglie taglienti come vetro che hanno pervaso il mio corpo.
Il sangue brucia nelle vene e fa male da morire.
Il dolore mette paura, la morte in confronto sarebbe meno dolorosa.

Questo silenzio assordante che mi circonda, chiudendomi nella sua campana di vetro, mi isola dal mondo.
La mia anima cerca invano di ribellarsi.
Vuole gridare aiuto ma la bocca tace.

Allora prova a farlo con quegli occhi stanchi, spenti, gli stessi che guardano passare la vita di ogni giorno senza proferir parola.
Uno sguardo che vorrebbe urlare.
Non tutti riescono a sentirlo.
Non tutti sanno ascoltare veramente.

Quanto è difficile comunicare quando l’oggetto del messaggio siamo noi.

Miriam

Felicità nell’aria

“Finalmente un po’ di meritato relax” è stato il mio primo pensiero dopo aver consegnato il mio ultimo esame della sessione invernale. Anche per me è arrivato il momento di chiudere tutto e ricaricare le pile per almeno una settimana.

Dopo aver dato Linguistica Italiana, Diritto delle Comunicazioni e Lingua Inglese, una volta uscita dalla facoltà mi sentivo molto più leggera, libera. Strano pensare che, tra alti e bassi, sono quasi arrivata al traguardo finale: la mia tanto desiderata Laurea.

Camminavo per Ostiense e mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Libertà, libertà. Voi direte: “ma se gli esami ti fanno questo effetto… Perché ti sei iscritta all’Università?” Bhè, la risposta è che sono molto ansiosa e gli esami mi mettono sempre in agitazione. A maggior ragione per il fatto che già lavoro nel mondo dell’editoria, dell’informazione e della comunicazione e quindi… Non vedo l’ora di finire per dedicarmi al mio “grande amore” (così chiamo il mio lavoro!). Altro che universitaria, se continua così divento stakanovista!

Capitemi, dopo due mesi di duro studio, finalmente sento nell’aria un pizzico di felicità!

Finalmente si torna a lavorare full time, a uscire con fidanzato e amici, a cullarmi con una dolce lettura prima di andare a dormire… Ogni volta che finisce la sessione di esami è sempre la stessa storia: mi sento di rinascere.

Allora mi godo questa mia felicità perché come dice la mia simpatica nonnina: “finché dura, fa verdura!”

Quindi… Buona rinascita a tutti gli universitari come me!

Miriam

Pillole di Vita

Mentre girovagavo su Facebook mi sono trovata davanti un vecchio post, scritto da me, che mi ha fatto sorridere: un episodio di vita quotidiana in cui la mia sorellina di cinque anni aveva fatto una delle sue piccole “burle”. Sono bastate quelle tre righe per farmi tornare il buonumore!
Così sono finita sul mio profilo a leggere i miei vecchi status, le mie “pillole di vita”, e oggi ho deciso di volerle condividere con voi.

11 Febbraio 2015:

Da inizio Gennaio, si può dire, che tra lavoro e preparazione agli esami, la maggior parte del tempo l’ho passato “curva” sulla scrivania o in giro per l’Italia. Ad oggi, dopo un mese, mi rendo conto di essere mancata a Lior. Entra in camera. Mi fissa.
“Lior, che hai fatto?”
“Mimmi, ma tu hai sempre da fare? Basta di studiare!”.
Detto ciò, prende una sedia e si siede accanto a me.
“Posso farti compagnia?”
“Ma certo, vieni in braccio a me!”
La prendo tra le mie braccia, mentre continuo a studiare. Ad un certo punto si distacca, torna sulla sua sedia e inizia a trafficare con pennarelli, forbici e colla. All’improvviso, richiama la mia attenzione.
“Mimmi, questa è una lettera per te d’amore così mi pensi tantissimo!”
La dolcezza dei bambini è immensa. Lior, onorata di essere la tua sorellona. Sei il “regalo mio più grande”. Chissà se questo tuo pensiero mi porterà fortuna anche all’esame!


 

9 Febbraio 2015:

Mi immagino i carboidrati che dicono: “Tieni. Ti diamo l’energia necessaria. Ah, non la usi? Allora ci appoggiamo qui sul culo un attimino.”


 

24 Gennaio 2015:

“Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai. Certo che ce ne faremo. Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza. Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno. Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza.” – Antoine de Saint-Exupéry


 

4 Gennaio 2015:

Ovunque tu sia, io so amare fin lì.”

 

Buoni propositi!

Mancano meno di 24 ore al 2015 e su Facebook dilaga “La lista dei buoni propositi”. Quali sono i miei? Bhè…. Non avere buoni propositi, ovviamente!

Davvero, ci ho provato per due anni consecutivi e quando ho visto che non andava mi buttavo giù, demoralizzandomi, già a marzo/aprile. Perchè crearsi una lista di obiettivi da perseguire quando dovremmo semplicemente “improvvisare”?
Mi spiego meglio: la vita è piena di ostacoli insidiosi che ci portano, la maggior parte delle volte, a dover modificare i piani e rielaborare la strada da percorrere. Detta in maniera ottimistica, questa faccenda la si potrebbe riassumere in: “la vita è tutta una sorpresa!”.
… Per chi è pessimistico come me, invece: “E che cazzo, me ne andasse bene una!”
L’uomo propone e Dio dispone, dicevano.

Fatto sta che, secondo me, è meglio non crearsi obiettivi e propositi da cercare di mantenere per il nuovo anno. La nostra vita è un continuo rivoluzionarsi, in bene e in male, e quindi dovremmo semplicemente viverla giorno per giorno e perseguire i nostri scopi a seconda di ciò che crediamo sia giusto fare (o essere) in quel momento.

Mettetevelo in testa: un anno non passa in fretta. In 365 giorni sono tante le cose che potrebbero accadere. Teniamoci pronti a tutti, riserviamo la strutturalità di quella “stupida” lista agli altri e viviamo ogni istante a pieno, con le credenze di oggi e non quelle stilate in una lista dell’anno vecchio.

Il passato è passato. Io nel mio 2015 non voglio portare una lista dei buoni propositi del 2014. La Miriam di adesso non è quella di ieri. Sono un continuo divenire e in quanto tale lascio al vecchio quel che vecchio e io, adesso, ho tanto bisogno di novità.

Buon anno a tutti voi!

Miriam

Buon compleanno… a me!

Ogni anno, a fine novembre, mi prende quel senso di apatia che mi stravolge fino alla mezzanotte del 16 dicembre, ovvero una volta passato il mio compleanno, il 15 dicembre.
Una data che aspetto sempre con grande felicità, un’occasione in cui mi piace coccolarmi vicino alle persone che amo.

Allora perché quando, finalmente, si avvicina sono così?
Non ho voglia di festeggiare, non so mai che fare. Man mano mi rendo conto sempre più che gli anni passano, le persone cambiano e io insieme a loro. Ci sono degli avvenimenti che ti mettono a dura prova, modificando il modo di vedere le cose. Cominci a capire che ci sono cose futili, superficiali, a cui dovresti passare sopra per dedicarti ad altro. Ecco, il compleanno è uno di questi. Non importa se festeggerai in una sala privata, in un pub, in una pizzeria, etc. etc. L’importante è avere vicino le persone a te importanti in un giorno così speciale, certo, ma anche nella vita di tutti i giorni.

I pensieri ingarbugliati iniziano a sciogliersi lentamente, facendomi focalizzare sul senso di queste mie parole. Le amicizie, gli affetti cari, illuminano la mia vita. Le accortezze di tutti i giorni che i miei amici mi riservano e che io riservo a loro, seppur piccole, mi fanno tornare il buon umore anche nella giornata più buia.

… Allora che dire? Non ho voglia di festeggiare il mio compleanno, è vero, e mia madre dice che dovrei perché è il “mio giorno” e viene una volta l’anno (per fortuna!!) ma non importa perché chi ho il piacere di avere accanto durante quella speciale giornata… È chi ho accanto, in un modo e in un altro, tutti i giorni.
E non cambierei niente di tutto questo.

Miriam

Il cancro… Combattiamolo insieme!

È incredibile come una giornata positiva possa trasformarsi in negativa tramite il richiamo di una semplice parola. In realtà, ciò che davvero lascia sconcertati è il fatto che basta nominare il termine “cancro” e il mondo comincia a tremare. O almeno per me è così. Un male silenzioso che ti devasta, sia dentro che fuori. Un terremoto. Un uragano. Distrugge tutto senza curarsi di ciò che lo circonda. Infine, sempre in un macabro silenzio se ne va. Lo ha fatto già una volta, portando via un pezzo di me, della mia vita. Mio zio, un uomo che ha lottato con le unghie e con i denti pur di rimanere in questo mondo. Invece è andato via con il sorriso che lo ha accompagnato per tutta la sua esistenza. Lo stesso sorriso con cui mi accoglieva tra le sue braccia, come un rifugio dal mondo. Ricordo ancora il calore del suo abbraccio, l’ultima volta. Se solo avessi saputo, lo avrei stretto più forte. O forse, non lo avrei proprio lasciato andare fino a quando i suoi occhi non avrebbero cercato il paradiso. Paradiso in cui giace ormai da un po’. Paradiso ritrovato. Riposa in pace, zio.

E poi c’è lei. La mia forza, il mio sole. Mia nonna. Una donna che ha combattuto, anche lei, con un male fin troppo grande. Lei, così esile. Il cancro, così crudele. È difficile vedere la disperazione di una donna che mi ha cresciuto come se fossi sua figlia. Come potevo spiegarle che agli occhi miei lei era bella così? Nonostante la parrucca, nonostante le cicatrici. Segni indelebili di una battaglia che lei è riuscita a vincere. Cara nonna, abbiamo avuto il nostro lieto fine.

Mia nonna è stata fortunata, altri invece non hanno avuto proprio la stessa fortuna… E così si continua a lottare, a sperare. Purtroppo c’è anche chi perde e se ne va. Il cancro può riproporsi in posti diversi anche a distanza di molto tempo. A volte, questo male, prende anche il nome di metastasi. Allora mi domando: come lo spieghi a chi pensava di aver finito tutto quel calvario che deve ricominciare da capo? I cicli di chemio, i capelli finalmente ricresciuti che cominciano nuovamente a cadere, le sopracciglia inesistenti, la scelta di una nuova parrucca e cappelli per nascondere il dramma. Per non parlare poi della nausea e del formicolio alle mani. Ci sarebbe tanto da dire.

Il cancro è un dolore che non vive solamente in chi lotta per la vita, ma anche in chi gli sta vicino. Pianti soffocati per farsi forza a vicenda. L’amara sensazione di perdersi. La paura che sia troppo tardi e che, ormai, non si possa fare niente.

Sono giunta alla conclusione che il cancro è la nuova piaga del nostro millennio e noi dovremmo cercare di fare qualcosa. Come ogni anno parteciperò al “Race for the Cure” di Komen, organizzata al Circo Massimo (Roma). Tre giorni di salute, sport e benessere per la lotta ai tumori del seno. Insieme possiamo fare tanto. Il cancro si può sconfiggere!
16-17-18 Maggio 2014, non mancate.

Per maggiori informazioni, cliccate qui: Komen Italia

Miriam