Il coraggio di aprire le ali

Ho notato tante persone camminare come morti viventi. Ognuno con il proprio mondo grigio. Una vita così monotona. Tutti, però, hanno una cosa in comune: le ali.Ali che tengono nascoste per paura di prendere il volo verso luoghi lontani. Ali che vengono tarpate, spezzate, annullate.

Quando, però, si arriva ad un momento in cui questa quotidianità ci opprime e non ci rende più felici come prima… È arrivato il momento di capire. C’è chi se ne accorge prima e chi dopo.

Quanti hanno il coraggio di aprire le grandi ali di cui sono provvisti e volare veramente? Quasi nessuno.

I cambiamenti spaventano un po’ tutti. Allontanarsi dai propri affetti e dalla propria quotidianità che dona sicurezza ci fa star male al solo pensiero. Buttar giù quel castello costruito sopra a false speranze e auto-convinzioni è difficile. Tanto è grande il castello, tanto è più difficile. Eppure, a volte, è l’unica via di fuga che abbiamo perché c’è un momento in cui dobbiamo rivalutare tutto e mettere al primo posto la nostra felicità. Lo dobbiamo a noi stessi! 

E io?

Beh… È ora di prendere coraggio e buttarmi. Le ali si apriranno da sé e io sarò libera di volare. Finalmente.

Miriam

Paura del diverso

Oggi mi rendo finalmente conto che il nostro paese, la tanto amata Italia, invece di fare passi avanti, continua a farne indietro.
Possibile che non riusciamo a progredire e ci ritroviamo a regredire? Possibile che siamo un popolo di fifoni?
Sì, di fifoni.
Vi chiederete perché e di cosa avremmo paura ma prima di addentrarci nell’argomento vorrei tirarmi fuori da quel “siamo”. Io non sono fifona, anzi.
Quindi è meglio dire che voi avete paura, sì.
Paura di abbracciare culture, religioni e addirittura amori diversi da quelli che siete abituati a vedere.
Avete paura dei “rituali” strani che aleggiano intorno a certi “credi” come l’ebraismo.

Allora che si fa? “Spaventiamoli, facciamo vedere che noi siamo forti e che non abbiamo paura!”
Ma paura di cosa? La nostra è semplicemente una religione, come il cristianesimo… E invece tutti a pensare che la “forza giudaica” (come ho letto in alcuni siti di stampo antisemita) vuole diventare una potenza mondiale. Tutte queste strane teorie revisioniste/negazioniste sul fatto che gli ebrei dentro quei campi non ci sono mai stati e di certo non sono quindi mai morti. Cercano di refutare la storia per arrivare alla loro conclusione: “gli ebrei fanno le vittime solo per arrivare a conquistare il mondo”.
Ebbene sì, non sapevamo come dirvelo e volevamo tenerlo nascosto ancora un po’: la Shoah è tutta una bufala, come gli anni passati nel deserto dopo la schiavitù in Egitto. Il nostro intento era proprio quello di fare le vittime per riuscire, indisturbati, ad ottenere sempre più potere fino ad arrivare ad oggi, nel 2014, con le tasche piene di soldi. Noi ebrei non sentiamo neanche la crisi per quanto potere abbiamo e voi, invece, morirete di fame! Come riconoscere un ebreo? Kippà in testa, naso adunco, barba lunga (negli uomini, ma anche nelle donne se si dimenticano di fare la ceretta) e una coda che nascondiamo sotto i pantaloni. Per non parlare della nostra lingua biforcuta! Siamo esseri mutanti pieni di soldi e facciamo le vittime con voi altri.

Non so in quanti riusciranno a percepire la sottile ironia di queste parole. Mi domando come sia possibile negare l’esistenza della Shoah… Tutti quei 6 milioni di morti dove li mettiamo? Erano semplici comparse di un film? Non scherziamo, per favore!
E dove sarebbero tutti questi ebrei ricchi e al potere? Anche noi sentiamo la crisi come tutti, anche da noi ci sono persone che tentano il suicidio, persone che chiudono i propri negozi, persone che tornano a casa la sera e non sanno cosa mettere in tavola, non sanno come sfamare i propri figli. Anche noi soffriamo, come tutti voi. Anche noi viviamo una realtà scomoda, che fa male, ma la viviamo. E in aggiunta dobbiamo pensare ad alcuni “paladini della giustizia” ancora convinti che se Gesù è stato crocifisso la colpa è degli ebrei. Gli stessi ebrei che in quei campi dovevano essere sterminati tutti… Ma come, non avevate detto che quei campi erano tutta un’invenzione ebraica?
“Paladini della giustizia” che pensano di risolverla così la crisi. Paladini che se fossero nati ai tempi di Hitler, sarebbero stati i primi ad indicare un conoscente, un vicino, un amico, un collega ebreo per dire: “Prendetelo, quello è un lurido ebreo!”
Intimidazioni e provocazioni che sono sfociati in atti vili, come le teste di maiale consegnate da quel pazzo poche settimane fa.

Per fortuna non tutti sono così. Esistono ancora persone in grado di ragionare e capire che come esiste la Chiesa, esiste la Sinagoga. Che c’è chi prega con l’Ave Maria e chi dice lo “Shemà”. Chi festeggia Natale, cospargendo la casa di luci natalizie e chi festeggia Chanukkà, illuminando la propria abitazione con le candele ad olio poggiate su un candelabro. Due festività diverse, stessa intensità di colore, di luce, di speranza.
Speranza che tutto ciò possa finire perché sarebbe bello vivere tutti in armonia. Ognuno con il suo credo.

Alla fine tutto questo succede per colpa della paura e dell’ignoranza perché le cose che ci “sfuggono”, che non capiamo, sono quelle che ci mettono più paura. Come l’omosessualità.
Io non ho paura. Io amo convivere con tutte queste piccole realtà diverse tra loro che contribuiscono a dare una notevole sfumatura al nostro mondo, fin troppo grigio.
Un po’ come quando da bambini avevamo paura del buio. Una paura nata dal fatto che una volta spente le luci non riuscivamo a riconoscere le figure che ci “circondavano” e in noi nasceva quindi una visione distorta della cameretta in cui ci trovavamo. Ogni singolo oggetto, anche dal più banale come una sedia o una lampada, diventavano mostri feroci che ci avrebbero attaccato da un momento all’altro. Con il tempo ho imparato a distinguere ogni cosa in modo oggettivo e da lì non ho più avuto paura del buio, anzi.
Visto? Basta imparare a riconoscere ciò che ci circonda e gli ebrei, come i musulmani e i cristiani, non ci faranno più paura. Sono persone come noi con una vita, una famiglia, un lavoro. Ognuno di loro ha i suoi problemi e la stessa determinazione nel risolverli.
In un periodo come questo, dettato dalla crisi che ci avvolge sempre di più, dovremmo imparare a collaborare tutti e ricordare chi è il vero nemico.

Questo è un discorso molto più ampio che io ho affrontato sotto il punto di vista della religione, ma ci sono tanti altri casi diversi tra loro che meriterebbero almeno un minuto di riflessione. Basta pensare agli omosessuali. Non riescono a vivere serenamente la loro sessualità per colpa di tutte quelle persone che lo trovano “sbagliato”, “anormale” solo perché gli omosessuali hanno la sfortuna di essere in minoranza e tutte le minoranze hanno sofferto sempre nella storia (proprio come gli ebrei o le persone di colore). E se fosse tutto il contrario? Se il mondo fosse in maggioranza omosessuale e in minoranza eterosessuale? In quel caso gli eterosessuali sarebbero considerati persone “diverse”, ma non per questo sbagliate. Non trovate?

Miriam

Il tempo

Ho scoperto che a noi esseri umani il tempo spaventa.
Sia quando corre velocemente, sia quando sembra non passare mai.
Tempo dinamico. Tempo statico.
Siamo impauriti dalla semplice azione del “guardarsi indietro” e trovare il vuoto.
“Che cosa ho fatto in tutti questi anni? Che cosa è rimasto?”
Niente.

Quando, invece, si tratta di guardare avanti è l’ansia a bloccarci. “Che cosa sarò tra un anno?”
Vai avanti e lo scoprirai.

Ci sono persone fossilizzate sul presente perché hanno paura di guardare all’incertezza del domani o semplicemente perché hanno paura di tornare indietro.

Nel mio tempo di ragazza ventenne c’è l’eterna sfida di un domani che è ancora “oscuro”, ma so che nasconderà molte sfide, molte sorprese, molti ostacoli. Nel mio animo non c’è paura, ma la curiosità di affrontare tutto nel bene e nel male.
Non ho paura del mio passato. Tra errori e scelte giuste mi ha portato ad essere la persona che ora sono.
Una donna che ha preso le sue decisioni e sta costruendo il suo futuro.
Un futuro da giornalista e scrittrice, in ambito lavorativo.
Un futuro da moglie e madre, in ambito affettivo.

Il tempo è ciò che ci invoglia a fare meglio. Il tempo è ciò che ci separa dalla nostra felicità. Il tempo ci è amico in tutto, anche a lenire i dolori più forti. Sono passati 5 anni dalla mia grande sofferenza, eppure sono qui a sorridere come sempre.
Riesco a guardare quel passato senza paura. “È passato..”, mi ripeto.
Ora riesco a vedere le cose con più chiarezza, forse perché quando sei dentro a determinate situazioni non riesci a renderti conto in tutto e per tutto. Come se la mente fosse offuscata.

Ogni volta che scrivo i miei articoli penso che è proprio grazie al tempo se ho capito quale strada prendere. A tredici anni non si può sapere davvero quale mestiere intraprendere e all’epoca scelsi un indirizzo a carattere umanistico. Ho stravolto tutto a diciotto anni, dopo il diploma.
Ogni volta che sfioro il mio libro sento che ne è valsa la pena aspettare così tanti anni per pubblicarlo.
Ogni volta che guardo il mio uomo capisco che vent’anni ad attendere il “principe azzurro” non sono niente in confronto alla gioia di averlo accanto nella vita di tutti i giorni. In un anno è riuscito a spazzare via le nubi di un passato che non possono scalfirmi più.

Ed è così che torno a ripetere: “Il tempo è mio amico”.
La vita è fatta di attese, di attimi, di momenti.
Il tempo, in tutto ciò, è il mio fedele compagno di viaggio.
Un tempo che scandisce le mie emozioni, i miei traguardi, i battiti del mio cuore.

Miriam

C’era una volta…

Esistono donne che vengono definite “principesse” ed io in questa definizione proprio non mi ci ritrovo. Non che non mi piaccia la delicatezza. Ciò che non mi va giù è l’aspetto fragile delle principesse.

Perché dovrei aspettare il principe pronto a salvarmi, quando potrei semplicemente proteggermi da sola?

C’è una storia che non ho mai raccontato. La favola di una principessa fragile, insicura per il giudizio della gente, impaurita dall’amore e confusa dai comportamenti delle persone che prima le dicevano “ci sarò” e poi cercavano in tutti i modi di rubare quella luce che splendeva nei suoi occhi.
Arrivò il momento in cui quella principessa indossò un’armatura e divenne una guerriera.
Nessuno poteva farle del male adesso e non solo per le protezioni d’acciaio. Era la sua anima ad esser cambiata. Era diventata forte e nessuno l’avrebbe ferita nuovamente.

Ogni sera, una volta tolto l’armamentario, contemplava le sue cicatrici illuminate dal bagliore della luna. Le sue ferite la facevano sentire debole, ma era sopravvissuta e proprio per questo si sentiva più viva che mai. Nessuno avrebbe più potuto toccarla nuovamente.

Ha sbagliato, ha peccato. Si è fidata di chi non doveva, accettando ogni tipo di conseguenza tra cui quelle cicatrici che non mostrerà mai. Eppure è una parte di lei che non potrà dimenticare. Sarà sempre lì, davanti ai suoi occhi.

Ciò nonostante, la principessa è riuscita a riprendere in mano la sua vita e tutte quelle persone che avrebbero voluto rubarle quella luce non potranno più dire niente, se non assumersi le loro colpe come lei ha fatto con le sue.

Lei ama definirsi guerriera per ricordare alla gente che non è più fragile, non è più indifesa.
Lei è cresciuta, lei è cambiata.

Adesso riuscite a capirmi? Non voglio essere la principessa di nessuno, ma la guerriera di me stessa.
Ebbene sì, questa è la mia storia. La storia della mia vita.

“Da single a fidanzata”, il cambiamento

Quanti cambiamenti si fanno quando passiamo dall’essere single, all’essere “fidanzata ufficialmente”.
No, non intendo l’aggiornamento della situazione sentimentale su Facebook… E neanche la scena del “attacca prima tu!”, “no, tu!”. Patetico, non trovate?

La prima cosa che mi viene in mente, forse stupida, è che, citando Samantha Jones di “Sex and the city”: «Se sei single il mondo è il tuo buffet personale.»
Ciò significa che da fidanzati dobbiamo essere completamente fedeli all’incanto della monogamia… Peccato che non tutti ne rimangono “incantati” e si finisce per tradire. Sì, andare con un’altra persona viene definito TRADIMENTO e nel 99,9% dei casi, la frase “Non è come sembra!” tende a peggiorare la situazione drasticamente.
Mettendo da parte i tradimenti e la magia della monogamia, secondo voi qual è il cambiamento che avviene nelle persone che si fidanzano?

Sinceramente la prima cosa che mi viene in mente è la dieta, nostra compagna di frustrazioni, che diviene il primo pensiero per tutte. Eh sì, donne.. Dobbiamo ammetterlo! Se prima eravamo “attente alla linea”, adesso siamo ossessionate dalla “ciccia” in più. La nostra più grande paura? Sentirsi dire: “Sì vede che stai bene.. Hai messo su peso!” (Mi è successo e non è stato piacevole. La persona che si è azzardata a dirmi una frase del genere è scomparsa “casualmente”. La stanno ancora cercando. Inutilmente, aggiungerei.)

Per non parlare del tempo passato tra parrucchiera ed estetista per essere sempre impeccabile! Comincio a pensare di aver lasciato tutto il mio patrimonio là dentro.

Oppure vogliamo dedicare un minuto a pensare alla nostra abilità nel destreggiarci tra studio/lavoro, uscite con le amiche… E lui? Perché ovviamente non si eclissano le amicizie per un uomo! Questa è la prima regola essenziale che costituiamo noi donne, peccato che al giorno d’oggi in poche la rispettano ancora.

I nostri spazi, invece? Eh già. Ricordate quei momenti liberi in cui si passava il tempo a poltrire o a coltivare il nostro hobby preferito? Scordatevelo. In compenso, passerete tutto il vostro tempo libero con lui, il vostro amore. (lavoro permettendo!)

Quanti cambiamenti, eh? In realtà, il problema di noi donne è che una volta fidanzate diventiamo più complessate del solito (e parlo per esperienza personale), quando in realtà l’unica cosa che dovremmo fare è: rilassarci. Sì, tranquillizzarci e vivere tranquillamente la nostra storia con il nostro uomo.

Quando si tratta di impegnarci siamo più tranquille perché cerchiamo di dividere le uscite con lui e i nostri spazi “inviolabili” che, inesorabilmente, una volta sposate (o anche durante una convivenza) vanno letteralmente “a farsi fottere”.
E’ questa la nostra più grande paura. Non sentirsi più libere di fare quello che facevamo prima, per il timore di lasciare “basito” il nostro uomo davanti a comportamenti che lui potrebbe ritenere stupidi… e che, magari, per noi sono tutt’altro.

Ci sono dei momenti in cui ho bisogno di “eclissarmi”, di voltare le spalle al mondo e rimanere sola. Un bisogno che viene meno quando hai un uomo accanto. Non potrei mai dirgli: “Ho bisogno di stare sola, non cercarmi. Mi faccio viva io.”
Potrebbe interpretarla come una cosa negativa per “la coppia”, quando in realtà è l’innocente bisogno di starsene tranquilla, senza pensare a niente, magari con un paio di cuffie e della buona musica. Stop ai pensieri.

Oppure vogliamo parlare degli uomini che nel momento in cui stacchi da lavoro, o torni a casa distrutta, cominciano a “bombardarti” di domande sulla giornata passata? Fermati un attimo, prendi fiato. Troppe domande, tutte insieme!

Ci sono donne che amano essere single perché hanno imparato ad amarsi e a bastarsi. Invece di avere occhi solo per “lui”, preferiscono innamorarsi ogni giorno di un qualcosa di nuovo… Che sia una canzone che passa alla radio, una sensazione che riesce a sorprenderti, un film che emoziona e tanto altro. Anche di un semplice paesaggio che guardi distratta dal finestrino di un autobus. Perché l’amore è nell’aria, basta guardarsi intorno.

Per riuscire ad equilibrare la vita da single e quella da fidanzata c’è bisogno di amore e fede in noi stesse. La stessa fede che ci permetterà di trovare l’amore della nostra vita, quello che già dal primo sguardo si renderà conto che siamo noi la persona giusta per lui.

Miriam

Un distorto equilibrio

Esistono nel mondo milioni di coppie innamorate e felici, o almeno apparentemente.
Questa apparenza non è basata sul ciò che si vuole far vedere agli altri.
Tutto, infatti, parte da una convinzione che si insinua nella mente della persona che, nella maggior parte delle volte, è la più innamorata.

Si può definire, in una coppia, chi dei due ama maggiormente l’altro?
E’ giusto dire: “Ehi, tra noi due quello che prova un’amore più intenso, vero e magari anche puro… Sono io.” ?

Eppure, arriva un momento in cui, nonostante tutte le benevoli auto-convinzioni, il mondo sembra crollarti addosso per il troppo dolore che quel rapporto crea. Cominci a capire che in quell’amore immenso, di così grande non è rimasto niente.

Si instaura una sensazione di in-equilibrio.
Ti senti come se non riuscissi più a capire; come se tutto corresse più di te e non puoi, non riesci, a stargli dietro. Allora ti fermi ed è lì che sei perduta.

Chi sei adesso?
Che persona sei diventata?
Quante bugie hai sopportato?
Quante volte hai fatto finta che tutto andasse bene?

Non riesci più a capire chi sei e dove ti eri preposta di andare. Sogni, obiettivi, viaggi.
Improvvisamente ti sei ritrovata a dover condividere con la tua mente, e con il cuore, la paura di dover scoprire verità che non ti appartengono.
Dentro di te si è creata una visione distorta di un’amore che sarebbe dovuto durare per sempre.
Forse è quello che fa più male.
Pensavi “fosse per sempre”.
Avevi già in mente il vostro “lieto fine”, come nei film.
Siete i registi della vostra storia sentimentale, ma non tutti sono capaci a recitare.
Un’amara verità che in pochi riescono a mandare giù.
Forse è questo il vero problema e qui mi metto in discussione anche io.
Non siamo capaci a guardare in faccia la realtà e ci sentiamo “meglio” nel distorto equilibrio che in tutti questi anni è diventato il nostro habitat naturale.

Miriam

Diverso? Ma diverso da chi?

Stavo parlando con una mia amica, quando mi confessa di essersi fidanzata.
Potete immaginare la mia contentezza, è sempre bello quando un’amica sente di aver trovato l’anima gemella.

Così ho iniziato a tempestarla di domande, fino al resoconto del primo bacio:
“Abitiamo in due paesi completamente distanti tra loro, quindi non possiamo vederci spessissimo. E’ venuta a casa mia due giorni, quindi è stata a dormire qui. Abbiamo passato tutto il primo giorno insieme e nel tardo pomeriggio siamo andate nella mia camera da letto per scambiare una chiacchiera e qualche coccola. Io ero sdraiata e lei era al mio fianco. Ad un certo punto, mi ha chiesto di chiudere gli occhi e così ho fatto. Lei, in tutta risposta, mi ha presa per mano e mi ha baciata.”

L’amore trionfa su tutto e fortunatamente non importa se sia una relazione etero o lesbo… Peccato che non tutti la pensino così!
Proprio per questo, infatti, mi ha detto: “Sei pregata di non dirlo a nessuno, visto che non sono affatto pronta a fare coming out.”

Nel 2013 ancora non è possibile vivere la propria storia, senza pregiudizi.
Nel mondo LGBT, l’espressione coming out è usata per indicare la decisione di dichiarare pubblicamente il proprio orientamento sessuale e deriva dall’inglese “uscire allo scoperto”.

Gli adolescenti, perché nella maggior parte dei casi il “coming out” è un processo che inizia in quel periodo, non vogliono dire ai genitori ciò che provano e per chi. Non riescono ad esprimere la propria sessualità e tendono a reprimerla come se farlo possa portare davvero a qualcosa di buono.
Sicuramente sì, ma non per loro.

Secondo l’indagine “Rainbow Europe”, che ha analizzato temi legati alla discriminazione per l’orientamento sessuale, è emerso che in Europa nessun paese è in grado di garantire al 100 per cento la piena eguaglianza giuridica della comunità LGBT. Il dato negativamente rilevante appartiene all’Italia che si è piazzata al penultimo posto, seguita dalla Bulgaria.

Come scriveva Michele Serra, giornalista di Repubblica, nel 2007, “L’omosessualità è sempre esistita ed esisterà sempre, consiste di amore e di vizio, di eros e di moda, di piacere e di colpa, di profondità e di futilità, tanto quanto le altre pulsioni dell’animo e del corpo.”

E’ semplicemente amore e come tale dovrebbe essere rispettato. Basta giudicare e prepariamoci ad abbracciare quel “diverso” che tanto ci spaventa.
Non è niente, davvero.

Miriam Spizzichino