“No alle etichette”: per il Gay Pride Ceres c’è!

Buzzoole
Buongiorno a tutti ragazzi,

oggi è una di quelle giornate in cui le cose da fare non finiscono mai! Però ho voluto trovare qualche minuto per parlarvi di una campagna social a dir poco irriverente creata da Ceres. Molto notevole come, ancora una volta, il marchio di birre riesce a toccare con ironia un tema molto spinoso quale l’omosessualità e, in particolar modo, l’omofobia e tutte le discriminazioni sociali.

Proprio non sapete di che cosa sto parlando? Allora guardate qui: http://bzle.eu/Ceres_2-au

Il brand Ceres è partner del Gay Pride 2015 a Roma e ha deciso di esserlo con una bottiglia personalizzata per l’evento che indica una forte presa di posizione contro le discriminazioni.
Una bottiglia senza etichette e un adesivo con su scritto “No alle etichette”. Niente marchi in bella vista e niente giri di parole per amplificare al meglio il messaggio sulla bottiglia. Perché le persone di tutto il mondo sono libere di farsela con chi gli pare!

Ceres

Come ben sapete io mi ritengo “gay-friendly”: sono etero, ma non ci vedo nulla di male in due uomini o due donne che si amano, che vogliono sposarsi e infine metter su famiglia. Ognuno è libero di amare chi vuole e molti secoli fa, per chi non lo sapesse, l’omosessualità era ritenuta normalissima. A che cosa è dovuto questo cambio di rotta? No, io non ci sto. Gridiamo a gran voce “NO ALLE ETICHETTE” e uniamoci alla campagna di Ceres che, seppur spiritosa, racchiude un significato molto vasto e un tema reale e serio.

 

Buon Gay Pride a tutti!
Miriam

 

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Mamma, papà: devo dirvi una cosa

“Omosessuali non si nasce. E nemmeno si diventa. Omosessuali si è. Riconoscere e accettare questa identità risulta difficile, in famiglia e in una società a cui bisogna dimostrare che l’omosessualità non è una malattia da cui si può guarire o la scelta dovuta al capriccio di una moda. L’ignoranza e i pregiudizi duri a morire fanno sì che essere omosessuali sia ancora causa di emarginazione, disprezzo e fonte di sofferenza.”

Tutti sanno che, insieme a mia sorella, cerco di sensibilizzare le persone alla tematica riguardante l’omosessualità. Purtroppo, in Italia, c’è ancora tanta ignoranza al riguardo e ciò porta ad un rigettamento verso chi è gay (o lesbica). L’unico modo, però, di combattere l’ignoranza delle persone è la conoscenza. Allora perché non creare una guida sull’omosessualità capace di eliminare quella forma di razzismo ben radicata che viene dalla mancata conoscenza del mondo gay? In fondo, la xenofobia (paura del diverso) è dovuta proprio ad un “non sapere”: io non conosco, a prima pelle lo vedo diverso, io mi prendo con i miei simili, io mi allontano, io ho paura, io lo discrimino. Nel corso degli anni, ho letto molte cose riguardo l’omosessualità… Ma penso di aver trovato, finalmente, una lettura da consigliarvi: “Mamma, papà: devo dirmi una cosa” di Giovanni e Paola Dall’Orto (Edizioni Sonda).

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Un libro scritto da una madre e da suo figlio per vivere serenamente l’omosessualità. Un manuale scritto a quattro mani che va ad esaminare tutti gli aspetti con cui deve confrontarsi un giovane gay (o lesbica) alle prese con la propria omosessualità: dall’accettazione di sé a quella in famiglia; dal rapporto con amici e conoscenti alla reazione della «società»; dal coming out alla scoperta degli ambienti gay; dalle prime esperienze con l’amore a quelle con la sessualità. Attraverso la propria esperienza personale, con un approccio diretto adatto sia ai giovani che alle loro famiglie, gli autori guidano i lettori nell’affrontare l’omosessualità con serenità e rispetto, fornendo numerosi consigli e riportando le testimonianze di chi ci è passato in prima persona (come Alex Grisafi, giovanissimo cofondatore del gruppo giovanile di omosessuali più numeroso d’Italia). Perché prima si arriva ad accettare la propria identità omosessuale, meglio è.

Una doppia guida affrontata dal punto di vista del genitore e dal punto di vista del figlio, indispensabile per vivere senza traumi l’omosessualità in famiglia. Con testimonianze personali e spunti di discussione sia per i giovani che per i loro genitori.

Questa lettura voglio dedicarla a tutte quelle persone che sono contro l’omosessualità, vedendola come una malattia. Forse questa guida potrebbe davvero aiutare chi dell’omosessualità ancora non ha capito molto e quindi, per ignoranza, si spaventa. La paura del diverso, la paura per ciò che non si conosce. La conoscenza è tutto!

Apriamo gli occhi e cominciamo ad informarci. Siamo nel 2015.

Miriam

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