Da figlia a madre, il cambiamento

Il cambiamento che una donna fa, da figlia a madre, mi ha sempre affascinato.
Sembrerà una frase stupida o scontata, ma secondo me per essere madre bisogna prima essere figlia.
Alla domanda “te la senti di diventare madre?”, molte rispondono: “Ho ancora bisogno di sentirmi figlia.”
Da una parte potrebbe anche essere vero, ma dall’altra bisogna essere consapevoli del fatto che diventare madre non implica che tu debba necessariamente smettere di essere figlia.

E’ innaturale. Quel “sentirsi figlia” non è altro che l’eterno “bisogno di sentirsi protetti”.
Chi, al giorno d’oggi, non ha bisogno di sicurezze?
Ci appoggiamo alla parola “figlia”, credendola il sinonimo perfetto di “protezione”, “sicurezza”.

Essere figlia, però, non è solo questo e poi, parliamoci chiaro, non tutte le mamme vogliono far vivere la propria prole in una “campana di vetro”: isolate dal mondo, ma protette.
Protette da cosa? Da ciò che le circonda.
E chi le salverà dal male che ricaveranno dentro quella “gabbia”?
Solitudine; Incapacità di vivere la vita perché troppo ovattate.
Pensare che se per un motivo “X” venissero liberate, si ritroverebbero nella fossa dei leoni.
Incapaci, appunto, di sopravvivere ai piccoli ostacoli della vita quotidiana.

Poi arriva un test che ti sconvolge la vita, ritrovandoti a dover preparare al meglio l’arrivo di un ospite, alcune volte inaspettato, dentro di te.
Dicono che una volta scoperta la maternità si comincia a cambiare veramente ed ogni giorno si vivono nuove sensazioni.
In quel momento inizi ad entrare veramente in contatto con il tuo corpo.
Ogni suo piccolo movimento per te è una novità e ti rendi conto che la natura non smette mai di stupire.

Partorisci e diventi biologicamente madre, anche se, dentro di te, sai che quella sensazione non ti è nuova, o perlomeno non ti è mai stata sconosciuta, perché anche il sentirsi madre è una cosa innata con cui noi donne familiarizziamo molto bene… A cominciare da quando ci divertivamo a giocare con le bambole.
Bastava un po’ di trucco e i tacchi della mamma per sentirsi grandi. Bastava far finta di essere chiamate “mamma” da quelle bambine plastiche con nomi che durante l’infanzia trovavamo perfetti, ma che alla fine sono ben lontani dai nomi che abbiamo dato ai nostri figli… Quelli in carne ed ossa!

Miriam

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Un pensiero a…

Un pensiero a te, amore mio.
A te che hai incrociato la mia vita e non l’hai più abbandonata.
A te che vuoi costruire il tuo futuro insieme a me.
A te che mi hai insegnato a guardare il mondo da una prospettiva diversa.
A te che mi hai dimostrato che niente è come sembra e tutto può cambiare.
A te che ami vedermi bambina e allo stesso tempo donna.
A te che sei il mio uomo, dal sorriso di un bambino.
A te che vuoi essere il padre dei miei figli.
A te che hai promesso di amarmi fino all’ultimo respiro.

Un pensiero a me, Miriam.
A me che sogno troppo e perdo di vista la realtà.
A me che sono testarda e determinata, ma crollo con un soffio di vento.
A me che sono troppo severa con me stessa.
A me che ogni tanto riesco a perdonarmi.
A me che vorrei addormentarmi stretta in un tuo abbraccio.
A me che per svegliarmi mi basterebbe il tuo sorriso… E magari anche un cappuccino!
A me che vorrei essere la madre dei tuoi figli.

Un pensiero a te, figlia mia.
A te che ancora non sei al mondo e neanche nel mio grembo, ma ogni tanto fai capolino nella mia mente e, perché no, anche nei miei progetti.
A te che non sai ancora come va il mondo e, nel frattempo, spero cambi in modo da poterti dare il meglio per vivere la tua vita serenamente.
A te che avrai gli occhi di tuo padre e, magari, il mio sorriso.
A te che spero non riprenderai il carattere dei tuoi genitori, altrimenti saresti un uragano!
A te che verrai amata ogni giorno della tua vita.

Un pensiero a noi, famiglia.
A noi che ancora non siamo genitori, ma un giorno lo diventeremo.
A noi che ci amiamo “da vivere” e non “da morire”.
A noi che ci sappiamo bastare, io e te.
A noi che ci apparteniamo, per sempre.

Miriam