Coffee Break con PAMA Caffè!

Dall’universitario che studia al lavoratore che “sgobba” per tutto il giorno, la pausa caffè è un momento importante e, soprattutto, inviolabile, della giornata. Ogni italiano che si rispetti deve avere i suoi cinque minuti di break per ricaricare le pile e riprendere ciò che stava facendo.

Per quanto mi riguarda, la pausa caffè è il mio momento di relax che mi godo quasi come fosse un premio. Ogni giorno mi prefiggo degli articoli da scrivere o dei libri da studiare e ogni volta che finisco un capitolo o un pezzo… Scatta la pausa caffè!

Ironicamente si può dire che il mio libro d’esordio “Le malattie del nostro mondo” è nato tra una pausa caffè e l’altra! Sono sempre stata un’amante del caffè, ma con le nausee da gravidanza che mi sono portata dietro per ben quattro mesi ho dovuto interrompere. Una volta passato il primo trimestre ho ripreso a farne uso, ma in quantità moderata. Una donna in dolce attesa può bere massimo 3 caffè al giorno e lì deve assolutamente fermarsi. Mi sono ritrovata, così, ad avere la mia pausa caffè limitata e, quindi, ho deciso di trovare un caffè all’altezza di quei pochi “coffee break”. La mia scelta è ricaduta su Pama Caffè, un marchio che segue l’antica tradizione napoletana, selezionando le migliori miscele per garantire un caffè di alta qualità!

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Non avendo mai sentito questo marchio, la mia personalità “curiosona” ha deciso di informarsi maggiormente e ho scoperto che Pama Caffè si occupa di tutte le fasi di importazione del caffè in maniera attiva, attraverso un’attenta scelta sul caffè da acquistare.

Passata questa fase delicata si arriva alla tostatura dei chicchi che è parte integrante di una lavorazione minuziosa costituita da torrefattrici a tamburo, ovvero la cottura, e raffreddamento del caffè ad aria. Il risultato c’è e si vede a tal punto da considerarlo, secondo me, il punto di riferimento per la cultura del caffè espresso nel mondo!
Molti di voi sanno che mi piace andare spesso a Londra per trovare i miei parenti e lì prendersi il caffè è un’esperienza orribile che non consiglio a nessuno! Se solo ci fosse Pama Caffè non ne avrei di questi problemi!

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Facendo una piccola ricerca su internet ho scoperto che in sei mesi sono state sperimentate circa 200 miscele diverse composte da combinazioni di caffè, metodi di cottura diversi e così via. Il motivo? Per individuare la migliore combinazione possibile per un caffè d’eccellenza! Il risultato? Hanno selezionato per noi le migliori qualità di caffè come “Arabica” e “Robusta” provenienti da Brasile, Guatemala, India, Costa D’Avorio ed Uganda. Sperimentazione e ricerca, per quest’Azienda, sembrano non finire mai, così come il progresso tecnologico. Ciò mi lascia dedurre che questo sia solo l’inizio di una serie di successi alla ricerca del caffè perfetto…. Che io continuerò a bere, sicuramente!

… Secondo voi sono tanto malata di caffè? Spero che tra di voi ci sia qualcuno come me, altrimenti devo cominciare a pensare di essere un caso patologico!

Per maggiori informazioni su Pama Caffè, vi consiglio di dare un’occhiata QUI.

Miriam

Buzzoole

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Tra lavoro e amore con… Carolina Crescentini!

Carolina Crescentini, classe 1980, nata a Roma. È molto bello vedere come il destino, a volte, riesce a fare il suo corso magnificamente e, molto probabilmente, anche per lei è stato così. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, infatti, ha deciso di iscriversi alla Facoltà di Lettere, indirizzo Spettacolo. È bastato un seminario di recitazione per cambiarle totalmente la vita, ma questo ce lo racconterà lei più avanti. L’abbiamo incontrata al Centro storico della Capitale e davanti a un buon caffè abbiamo parlato di lavoro, amore e futuro!

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Iniziamo parlando di ciò che con gli anni è diventato il tuo lavoro: come è nata la passione per la recitazione?
Inizialmente è nato tutto per caso, uno splendido caso. Stavo studiando il cinema e volevo capire che cosa fosse l’attore nello specifico. Ho deciso, quindi, di andare a un corso di recitazione e ammetto che in quel preciso momento si è aperto un mondo di emozioni. Mi sentivo così bene sul palco. Era come entrare in un bellissimo vortice da cui non sono stata più in grado di tenermi alla larga.
Ti abbiamo vista in molti ruoli diversi, quale ti è rimasto dentro?
Sì, effettivamente ho interpretato molti ruoli diversi ed interessanti, ma posso dire con certezza che i ruoli che mi sono rimasti dentro sono sicuramente due: Corinna la cagna di “Boris” che è stato il progetto più geniale di tutta la mia carriera e, infine, il personaggio di Laura dell’Industriale di Giuliano Montaldo.
Tra i tanti colleghi con cui hai collaborato, chi stimi maggiormente?
Sicuramente Pierfrancesco Favino che è per me un attore immenso con cui ho recitato nell’Industriale nei panni della moglie.
Vuoi parlarci dei tuoi ultimi lavori? Quando potremo rivederti al cinema?
Il 5 gennaio 2016 è uscito nelle sale “Assolo”, il nuovo film di Laura Morante. Sono molto fiera di far parte del suo cast, anche se è un piccolo ruolo. Posso dirti che si tratta di un film dalla sensibilità femminile e non solo perché la mia regista è una splendida signora, ma perché indaga la condizione di una donna sola che ha superato i 50 anni. Un film che racchiude tutto quello che ci portiamo dietro dai nostri fallimenti, tutto quello che ci ha reso fragili, la paura di ricominciare. Molto profondo, ve ne consiglio la visione.
Sei una persona che non si ferma mai, sempre in movimento per lavorare a tanti nuovi progetti interessanti. Ci dai una piccola anteprima?
Sì, mi hai inquadrato bene! Sono una persona che ama stare sempre in movimento in nuovi progetti che mi piacciono e in cui credo! L’anteprima di cui posso parlarti riguarda una serie televisiva che sto per iniziare insieme ad Alessandro Gassman dal nome “I bastardi di Pizzofalcone”, tratta dal libro di Maurizio De Giovanni, che uscirà nell’Autunno 2016 su RaiUno.
Esattamente un anno fa è andato in onda sulla Rai “Max e Helene”, un film molto profondo su una storia d’amore ai tempi della Shoah. Come hai fatto a prepararti per un personaggio del genere e quanto sei riuscita ad impersonarti realmente?
Il primo step da affrontare è stato che il film era girato in inglese, quindi ho dovuto studiare. Il secondo step è stato quello di provare prima delle riprese con Alessandro Averone (ndr nel ruolo di Max) e questo non è cosa da poco visto che non tutti sono disponibili. Secondo me la storia si può dividere in due parti: la prima è una sorta di Romeo e Giulietta negli anni del nazifascismo, la seconda porta su un altro mondo dove regna la difficoltà di sopravvivere. Se hai visto e preso parte all’orrore più grande della storia, non è detto che si riesca sempre a trovare la forza di andare avanti. Per prepararmi al personaggio sono andata a vedere le testimonianze dei sopravvissuti e ho notato che, nonostante le diverse reazioni, tutti avevano le stesse pause nel discorso parlato come a significare la difficoltà del raccontare. Helene inoltre ha un dolore più grande rispetto agli altri: il figlio dello stupro. Non è scontato, infatti, che una donna porti avanti una gravidanza nata da uno stupro. Lei ha dato al figlio il nome del suo grande amore, raccontando una vita diversa da quella realmente vissuta. Per quanto riguarda l’impersonarmi in Helene… Certi sentimenti non puoi fingerli. Devi andare a cercare dentro di te. Per di più questo è un tema non molto lontano nel tempo. La vergogna di ciò che è successo l’abbiamo ancora tutti addosso.
A questo punto mi viene da domandarti: quanto pesa il diritto e il dovere di ricordare la Shoah?
Abbiamo il dovere di continuare a raccontare soprattutto a causa del negazionismo. Negare è quanto uccidere, secondo me. Ciò che mette paura è che la follia di un singolo ha contagiato l’intero mondo, organizzando uno sterminio a tavolino. Se c’è riuscita una persona, ce ne sono altre che potrebbero riuscirci. Questo è pericolosissimo. Helene, invece, vuole dimenticare ed essere dimenticata ma solo perché sennò crollano le bugie dette al figlio. Io, invece, che ogni giorno inciampo nel ricordo sento di avere una grande responsabilità come essere umano.
Ora passiamo ad un argomento personale: l’amore ha bussato alla tua porta?
Su questa domanda posso dirti solamente una cosa che, essendo donna come me, saprai di sicuro: l’amore è sempre in agguato.
Che cosa cerchi in un uomo e che cosa proprio non riesci a sopportare?
Ciò che cerco in un uomo è sicuramente protezione e ironia. Una cosa che proprio non riesco a sopportare e che, quindi, non vorrei assolutamente nel rapporto è un uomo che cerca di cambiarmi o castrarmi. Non riuscirei proprio a sopportarlo!
Ora facciamo spazio alla fantasia: qual è l’attore, italiano o straniero, su cui faresti un pensierino per una fuga romantica?
Sicuramente Michael Fassbender, (ndr attore irlandese di origine tedesca) un uomo da svenimento.
Che tipo di donna sei quando ti innamori?
Quasi gheisha. E preferisco non pronunciarmi ulteriormente.
Ok, l’argomento sull’amore è superato. Ultima domanda a bruciapelo: come ti vedi tra 10 anni?
E chi lo sa… Staremo a vedere! La vita è una sorpresa e il destino, o il caso se preferiamo chiamarlo così, come l’amore, è sempre in agguato.

Alla prossima,
Miriam

Un caffè con l’attrice Elisabetta Pellini!

Elisabetta Pellini, attrice divenuta famosa in numerosi film italiani e serie televisive, si presenta ai miei occhi come una ragazza acqua e sapone che ama sognare, desiderosa di vivere la vita nella sua intera bellezza… Senza rinunciare a nulla. Elisabetta mi ha accolto nella sua incantevole dimora romana e, con un buon caffè, è iniziata la nostra intervista a 360 gradi tra lavoro e amore!

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Come è nata la passione per la recitazione?
La passione per la recitazione è sempre stata presente fin da quando ero piccola. Ricordo che passavo interi pomeriggi a guardare le videocassette con i film di Monica Vitti, Vittorio De Sica, Alberto Sordi e Mariangela Melato. Nel 1995 ci fu la mia piccola svolta: arrivai seconda al concorso di bellezza “Bellissima” su Canale 5. Ho iniziato a lavorare per la televisione come conduttrice, ballerina e attrice. Da lì è iniziato tutto. Un hobby che si è trasformato in una professione e in un viaggio di conoscenza personale e culturale. Il mio lavoro, infatti, mi ha permesso anche di viaggiare tanto: ho fatto due film in Kenya, un film in Curdistan, due spot in Malesia e una puntata in Irlanda.
Ti abbiamo vista in molti ruoli diversi nel corso di questi anni. Quale ti è rimasto dentro?
Son stati tutti ruoli importanti per me e per la mia crescita come attrice. Spesso mi sono trovata costretta a confrontarmi con i miei pudori o insicurezze e ho dimenticato Elisabetta per poter diventare il personaggio che dovevo interpretare. Quando son stata in Kenya mi sono innamorata dell’Africa, dei suoi paesaggi, della natura selvaggia. Un’esperienza indimenticabile l’ho avuta durante il film “La stagione delle piccole piogge” dove interpretavo un medico senza frontiere che aiutava i masai nello Tzavo. Altri ruoli che ho amato e sofferto sono stati: Laura Sommaria nelle “Tre rose di Eva” e la dark lady Daria nella fiction “Rosso San Valentino” in quanto nella prima era molto difficile da interpretare e soprattutto molto distante da me stessa, mentre nella seconda rapivo mio figlio adottivo ed ero spietata, egocentrica, bugiarda: tutte qualità che odio in alcune donne! È stata una vera sfida, ma mi sono divertita. Mi sono poi innamorata della fragilità di Olga nella fiction “Un amore e una vendetta” e della spontaneità e spensieratezza di Anna Ronco nella fiction “Provaci ancora Prof”.
Tra i tanti colleghi con cui hai collaborato, chi stimi maggiormente?
Mi sono trovata molto bene a lavorare con Gigi Proietti nella fiction “Maresciallo Rocca 3”: un grandissimo attore che già stimavo e durante le riprese mi ha sempre aiutato, consigliandomi. Era uno dei miei primi lavori ed ero emozionatissima. Mi sono trovata molto bene anche a lavorare con Virna Lisi nella fiction “Madre aiutami”: una donna bellissima e una grande attrice molto professionale e preparata. In ogni set mi confronto con registi e attori, imparando sempre qualcosa professionalmente e umanamente.
Vuoi parlarci dei tuoi ultimi lavori?
Per quanto riguarda il cinema, sono usciti due lungometraggi. Il primo è “Infernet” e parla del bullismo e dei lati oscuri di Internet che se usato male può diventare un vero inferno. L’altro lungometraggio è una commedia: “La mia famiglia a soqquadro” dove interpreto Paola Baldini, donna che ha fatto carriera nella moda a Parigi e decide di tornare in Italia perché sente l’esigenza di sentirsi mamma. Ogni volta che si parla di figli, infatti, le vengono attacchi di respirazione, singhiozzo e così via. Un ruolo comico, ironico e con momenti teneri dove trasuda l’amore materno. In televisione, invece, sono stata protagonista di una puntata nella fiction “Don Matteo 10” dove ho interpretato una donna che ha ucciso il suo amante durante un litigio. Ho avuto, poi, un ruolo comico come protagonista di puntata della fiction “Un amore per due” con Panariello e Lucia Occone. Ho interpretato una loro amica di scuola molto preoccupata per salute del suo pappagallo e… c’è stato un divertente triangolo “amoroso”.
Passiamo ad un argomento personale e forse un po’ antipatico: l’amore ha bussato alla tua porta?
Sì, ha bussato. Credo nell’amore, sempre. Sono single da un anno e sto cercando di trovare prima un mio equilibrio personale. Non mi piacciono le avventure e non sono molto semplice nelle scelte. Le qualità fondamentali devono essere la leggerezza, la simpatia, l’allegria nell’affrontare la vita, la sincerità nel bene e nel male… E così via. Quando Cupido passerà e ci saranno queste qualità allora il mio cuore ricomincerà a battere per qualcuno. In un rapporto deve esserci tutto questo in quanto cerco un complice nella vita quotidiana con cui condividere le mie emozioni. Voglio essere un sostegno per lui e la cosa deve essere reciproca. Per ora sto bene così.
Che cosa proprio non riesci a sopportare in un uomo?
Non sopporto le bugie, anche quelle stupide, perché poi perdo la fiducia e la stima nei confronti del partner e, quindi, automaticamente, finisce il rapporto. Non sopporto l’infedeltà, l’arroganza, o il narcisismo. Non sopporto la violenza verbale e fisica. Spesso si legge di violenza sulle donne o stalking e non voglio questo in un uomo o un semplice amico che fa parte della mia vita.
Ora facciamo spazio alla fantasia: qual è l’attore, italiano o straniero, su cui faresti un pensierino per una fuga romantica?
Una fuga romantica?! Impegnativa anche con la fantasia perché se poi ti trovi bene con una persona, magari è diversa da come pensavi e diventa un vero inferno… E la cosa ovviamente è reciproca! Comunque, scapperei per una fuga romantica con Mark Ruffalo perché è un grandissimo attore e credo che sia molto simpatico!
Che tipo di donna sei quando ti innamori?
Quando mi innamoro inizialmente sono molto timida, sento le farfalle nello stomaco e arrossisco… Oppure sono un po’ impacciata! Poi sono molto romantica, ma questo lo sono in generale nella vita. Mi piace la natura e viaggiare, quindi cerco di condividere più cose possibili con l’uomo che amo. Sono molto sincera e schietta: preferisco che si vedano subito tutti i miei difetti e limiti, piuttosto che nasconderli con fatica, così è un risparmio di tempo reciproco o comunque si può provare a correggerli. Se mi sento presa in giro ovviamente mi arrabbio, ma se la cosa non è particolarmente grave e riconosco un pentimento cerco di perdonare o di farmi perdonare nel caso contrario. Credo che con gli sbagli si può crescere in un rapporto, ma bisogna condividerli e non ripeterli… Altri errori, invece, sono vere fratture che non si rimargineranno mai.
Ok, l’argomento sull’amore è superato. Ultima domanda a bruciapelo: come ti vedi tra 10 anni?
Vivo molto “alla giornata”, però, forse, con la fantasia, tra 10 anni mi vedo in un paese straniero con una casa sulla spiaggia e tanti progetti e sogni, piccoli e grandi, da realizzare.

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Ph. Andrea CiccalèMake up/Hair. Hilari Battisti per Simone Belli

Alla prossima,
Miriam

Il libro del Talento!

Quanto può incidere ciascuno di noi nel determinare il successo o l’insuccesso della propria vita? E come mai talvolta siamo delusi e insoddisfatti, nonostante i risultati professionali e personali che abbiamo raggiunto?

“Il libro del Talento” di Cristiano Ghibaudo, edito Sonda Edizioni, è una guida per rispondere a queste domande: un percorso letterario-formativo di crescita personale e professionale per scoprire e valorizzare il proprio talento e quello degli altri. Per diventare donne e uomini di successo, ma anche di valore.

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La Trama

Una favola con protagonista una rana, Lara, alle prese con l’infelicità e la frustrazione che stanno soffocando la vita nello stagno in cui abita con le compagne. Attraverso le loro avventure, l’autore esplora significati e implicazioni del talento, offrendo ai lettori un bel po’ di spunti per avviare una riflessione personale e per individuare e coltivare i propri talenti e quelli delle persone che ci vivono accanto (partner, figli, amici e familiari), ma anche quelli di coloro che lavorano con noi e per noi (studenti, colleghi e collaboratori). Uno strumento per diventare esploratori di se stessi, per scoprire la vera natura di quel bene prezioso che sta nel profondo di sé: un dono da coltivare in ogni stagione della vita.

L’autore

Formatore e coach, da anni si occupa di comunicazione, formazione manageriale, orientamento e lavoro in team. Ha progettato e realizzato percorsi di formazione e sviluppo per imprenditori, manager, primi livelli, professional, impiegati, operai, commerciali, educatori, formatori, insegnanti e sportivi utilizzando metodologie attive e action learning. Collabora con aziende e organizzazioni in tutta Italia ed è ideatore de ilmetodoLara® e di una serie di percorsi formativi per giovani e adulti finalizzati allo sviluppo delle soft skills personali e alla valorizzazione dei talenti.

 

Felicità nell’aria

“Finalmente un po’ di meritato relax” è stato il mio primo pensiero dopo aver consegnato il mio ultimo esame della sessione invernale. Anche per me è arrivato il momento di chiudere tutto e ricaricare le pile per almeno una settimana.

Dopo aver dato Linguistica Italiana, Diritto delle Comunicazioni e Lingua Inglese, una volta uscita dalla facoltà mi sentivo molto più leggera, libera. Strano pensare che, tra alti e bassi, sono quasi arrivata al traguardo finale: la mia tanto desiderata Laurea.

Camminavo per Ostiense e mi sembrava di toccare il cielo con un dito. Libertà, libertà. Voi direte: “ma se gli esami ti fanno questo effetto… Perché ti sei iscritta all’Università?” Bhè, la risposta è che sono molto ansiosa e gli esami mi mettono sempre in agitazione. A maggior ragione per il fatto che già lavoro nel mondo dell’editoria, dell’informazione e della comunicazione e quindi… Non vedo l’ora di finire per dedicarmi al mio “grande amore” (così chiamo il mio lavoro!). Altro che universitaria, se continua così divento stakanovista!

Capitemi, dopo due mesi di duro studio, finalmente sento nell’aria un pizzico di felicità!

Finalmente si torna a lavorare full time, a uscire con fidanzato e amici, a cullarmi con una dolce lettura prima di andare a dormire… Ogni volta che finisce la sessione di esami è sempre la stessa storia: mi sento di rinascere.

Allora mi godo questa mia felicità perché come dice la mia simpatica nonnina: “finché dura, fa verdura!”

Quindi… Buona rinascita a tutti gli universitari come me!

Miriam

Il tempo

Ho scoperto che a noi esseri umani il tempo spaventa.
Sia quando corre velocemente, sia quando sembra non passare mai.
Tempo dinamico. Tempo statico.
Siamo impauriti dalla semplice azione del “guardarsi indietro” e trovare il vuoto.
“Che cosa ho fatto in tutti questi anni? Che cosa è rimasto?”
Niente.

Quando, invece, si tratta di guardare avanti è l’ansia a bloccarci. “Che cosa sarò tra un anno?”
Vai avanti e lo scoprirai.

Ci sono persone fossilizzate sul presente perché hanno paura di guardare all’incertezza del domani o semplicemente perché hanno paura di tornare indietro.

Nel mio tempo di ragazza ventenne c’è l’eterna sfida di un domani che è ancora “oscuro”, ma so che nasconderà molte sfide, molte sorprese, molti ostacoli. Nel mio animo non c’è paura, ma la curiosità di affrontare tutto nel bene e nel male.
Non ho paura del mio passato. Tra errori e scelte giuste mi ha portato ad essere la persona che ora sono.
Una donna che ha preso le sue decisioni e sta costruendo il suo futuro.
Un futuro da giornalista e scrittrice, in ambito lavorativo.
Un futuro da moglie e madre, in ambito affettivo.

Il tempo è ciò che ci invoglia a fare meglio. Il tempo è ciò che ci separa dalla nostra felicità. Il tempo ci è amico in tutto, anche a lenire i dolori più forti. Sono passati 5 anni dalla mia grande sofferenza, eppure sono qui a sorridere come sempre.
Riesco a guardare quel passato senza paura. “È passato..”, mi ripeto.
Ora riesco a vedere le cose con più chiarezza, forse perché quando sei dentro a determinate situazioni non riesci a renderti conto in tutto e per tutto. Come se la mente fosse offuscata.

Ogni volta che scrivo i miei articoli penso che è proprio grazie al tempo se ho capito quale strada prendere. A tredici anni non si può sapere davvero quale mestiere intraprendere e all’epoca scelsi un indirizzo a carattere umanistico. Ho stravolto tutto a diciotto anni, dopo il diploma.
Ogni volta che sfioro il mio libro sento che ne è valsa la pena aspettare così tanti anni per pubblicarlo.
Ogni volta che guardo il mio uomo capisco che vent’anni ad attendere il “principe azzurro” non sono niente in confronto alla gioia di averlo accanto nella vita di tutti i giorni. In un anno è riuscito a spazzare via le nubi di un passato che non possono scalfirmi più.

Ed è così che torno a ripetere: “Il tempo è mio amico”.
La vita è fatta di attese, di attimi, di momenti.
Il tempo, in tutto ciò, è il mio fedele compagno di viaggio.
Un tempo che scandisce le mie emozioni, i miei traguardi, i battiti del mio cuore.

Miriam

Trovare se stessi in sé

In alcuni momenti, la vita ci pone davanti a delle scelte difficili che mettono seriamente in discussione l’essere “noi stessi”.
Nel lavoro, nella scuola e in molti altri contesti sociali si possono trovare delle persone, cosi piene di sé, da permettersi di dire:
“Dovresti essere come me per adattarti in questo ambiente!”
Non gli credere.
Non devi essere la stella di nessuno, devi brillare per te.
Non devi riflettere gli altri, devi splendere di luce propria.
Un giorno, forse, ti ritroverai con persone che ti diranno costantemente come comportarti per andare avanti nel lavoro e tu ti sentirai spaesato.
Non avere paura, ci sarà qualcuno lí accanto che ti saprà dire quelle parole che stavi aspettando.
Gli occhi sono lo specchio dell’anima, ma andando avanti ti rendi conto che non si tratta solo di occhi.
Ci sono persone che riescono davvero a guardarti dentro.
Non so come fanno, succede e basta.
Di fatto, è come guardarsi allo specchio.
È strano dirlo, ma con persone cosi si può riuscire a trovare se stessi… In sé.

Miriam Spizzichino