Be Kind: un viaggio gentile all’interno della diversità

Articolo a cura di Miriam Spizzichino ed Elisa Medaglia

«Essere diversi è come un elefante con la proboscide corta: una rarità».

Lo afferma Nino, un bambino di dodici anni a cui è stato diagnosticato a due anni e mezzo un autismo infantile severo, ma non grave. Dopo aver smesso di parlare e di guardare sua madre negli occhi, il suo isolamento interiore minacciava ogni giorno di più l’interazione con gli altri, con il mondo.

Oggi, Nino è il protagonista, il centro, il fulcro di un film che riguarda non solo coloro con cui condivide la sua particolarità, ma tutti quelli che, in un modo o nell’altro, sono diversi. Diversi perché emarginati, diversi perché parte di una minoranza, diversi per il loro orientamento sessuale, diversi perché di un’altra etnia, religione, cultura rispetto a quella del Paese in cui vivono.

BE KIND è un film autoprodotto, quasi familiare, nato dal desiderio di Sabrina Paravicini di fare un regalo al proprio figlio, nel corso dei mesi di lavorazione si è trasformato in un vero e proprio film e racconta il viaggio da piccolo regista di una persona diversa all’interno della diversità, intesa non come differenza, ma come ricchezza nella varietà. L’idea del film nasce da una domanda di sua madre: «Ti andrebbe di raccontarti?». Lui ha accettato. La mamma, l’attrice e regista Sabrina Paravicini, lo accompagna in un percorso fisico ma soprattutto emotivo, dove ogni tappa rappresenta un incontro con persone che raccontano le esperienze attraverso la condivisione delle loro storie.

Nino diventa un Virgilio che ci conduce, quindi, nel mondo della varietà umana, dove incontriamo uomini e donne che ci rendono partecipi delle loro vite. Insegnandoci come la gentilezza sia il solo modo per entrare davvero in contatto con gli altri, il solo strumento che ci predispone all’ascolto dell’altro senza atteggiamenti pietistici o di mera curiosità, muovendo il reale desiderio di scoprire realtà umane ancora sconosciute.

La presenza dello scrittore Roberto Saviano, con cui Nino conversa sul tema della felicità secondo la teoria di Epicuro, dell’attore Fortunato Cerlino che aiuta un giovane attore nello spettro autistico a prepara le scena madre di Robert De Niro in Taxi Driver e dell’astronauta Samantha Cristoforetti che racconta a Nino il valore della diversità, si alternerà a tanti incontri, tante vicende che comporranno un grande racconto a lieto fine: un racconto che parla di limiti superati, di speranza, di sperimentazioni, di gentilezza e di felicità possibile per tutti. Perché, alla fine, tutti siamo diversi da tutti. E proprio questo rende l’esistere così piacevole e piacevolmente sorprendente.

Be Kind è stato proiettato in concorso in anteprima mondiale alla 64esima edizione del Taormina Film Fest e ha avuto una menzione speciale da parte della giuria con la seguente motivazione: “Per lo straordinario impegno e talento nel dare una dimensione di dignità e comprensione ovvero amore a chi è diverso”.

Supportato da Gucci, da sempre attivo nella sensibilizzazione verso tematiche come diversity inclusione, questo progetto farà parte di Gucci Equilibrium: non solo un programma, ma una vera e propria piattaforma il cui obiettivo, oggi, è quello di raccontare come strategia e progetti sulla sostenibilità possano essere integrati, ispirandosi a una “Culture of Purpose”. Parte del film, su Gucci Equilibrium, sarà visibile in Italia nella sezione People, Journey of Humanity, Local Initiatives.

LE NOSTRE IMPRESSIONI

Complice una giornata di pioggia, abbiamo visto questo film documentario tutto d’un fiato. Colpisce la dolcezza di Nino e sua madre Sabrina, ma soprattutto il fatto che la diversità viene vista come un punto di forza e non di “esclusione”. Dovrebbe essere sempre così, ma purtroppo nella nostra Società ancora non si riesce completamente a superare ostacoli che in molte situazioni portano a “bloccare” tale inclusione. Nino ripete più volte durante il documentario che lui si vede diverso perché ha più creatività: ed è proprio così. Nino riesce a vedere oltre, ha un’empatia disarmante e tante qualità che alle persone definite “normali” mancano.

L’intensità di emozioni che si sprigionano vedendo questo film documentario sono senza limiti, ogni storia è intensa e carica di emozione e sentimento. Una cosa che Elisa ha notato è il sorriso sul viso della maggior parte degli intervistati, persone che hanno sofferto, hanno passato momenti difficili eppure sono riemergere con il sorriso, sono riusciti ad affrontarli nel miglior modo possibile, circondandosi di persone vere. Le difficoltà che ogni giorno sono tenuti a dover affrontare li mette sempre davanti a sfide ardue, in cui non perdono mai la grinta, la forza e la volontà, trasformando spesso la disabilità in una cosa positiva e poterla sfruttare al meglio. Sono storie di persone eccezionali, in cui gente superficiale, priva di empatia ed umanità non ha mai creduto e spesso screditato. Le loro storie ci fanno palpare con mano cosa significa “una giornata difficile”, in cui a volte, diventa difficoltoso anche svolgere gesti semplici e quotidiani, come entrate in un negozio. Solo un bambino così creativo come Nino poteva intervistare persone così uniche; Nino si pone dinanzi a loro senza pregiudizi, molto empatico e attento alle loro storie. Come viene detto nel film “siamo tutti disabili”, ognuno di noi è diverso a modo suo, ognuno di noi ha delle diversità che spesso l’hanno messo davanti a delle verità che vanno affrontate con forza e determinazione, come queste persone eccezionali. Vivere a contatto con una disabilità ti da modo di essere empatico e più attento alle esigenze degli altri, ti fa assaporare realmente la bellezza della semplicità e ti apre un mondo sulla parola “difficoltà”.

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“Il figlio di Saul”: quando il sangue è più importante della propria vita

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Già dalle prime clip del trailer la realtà cruda di questo film emerge in tutta la sua potenza. Uomini nudi, un bambino morente, i nazisti e le loro pistole e il fumo, quello che annebbia tutto, quello che non vuole mostrare orrori ma che li lascia presagire. Il protagonista Saul, un ebreo costretto a collaborare con i nazisti, durante la pulizia dei forni crematori scorge il cadavere di un ragazzo in cui crede di riconoscere un figlio avuto in gioventù; come farebbe ogni padre cerca di salvare le spoglie per offrire al “suo bambino” una degna sepoltura. In una realtà però che non riconoscere gli ebrei come esseri umani Saul dovrà voltare la spalle ai propri compagni e ai loro piani di fuga per onorare quello che crede essere il sangue del suo sangue.

Il modo in cui il tutto viene presentato allo spettatore lo porta a sentire l’angoscia stessa di un padre che diventa quasi folle per raggiungere il suo scopo a discapito anche della sua stessa vita e lo lascia calare in un clima che diviene man mano sempre più angosciante fino a farlo sentire partecipe di uno scenario in cui non può intervenire. Il merito va, oltre alla storia stessa, all’attore che ha saputo condurre il tutto in maniera impeccabile tramite anche le espressioni del viso e alla fotografia e alla regia che hanno saputo rendere lo scenario non una cosa di fondo ma parte integrante del film.

La pellicola, distribuita da Teodora film, ha avuto diversi riconoscimenti a Cannes tra cui anche la candidatura alla Palma d’oro!

Ve ne consiglio la visione,

Miriam