Amori e persone…

Ci sono amori troppo intensi e logoranti che creano dolore. Ci sono ragazze coraggiose che li lasciano andare per tornare a sorridere. Ci sono ragazze vigliacche, invece, che continuano a soffrire pur di non rinunciare a quell’amore tanto forte da far male. Una storia malata e completamente a senso unico.

Ci sono persone che preferiscono la tranquillità della monotonia quotidiana e poi ci sono io che mi metto in discussione ogni giorno con nuovi obiettivi da perseguire, traguardi da superare. Comincio ad apprezzare la donna che sono diventata, finalmente.

Miriam

Grido nel silenzio

Senza andata ma senza neanche ritorno.
Non posso andare indietro, ma neanche guardare avanti.
Ho perso le linee guida da seguire, i miei punti cardinali.
Mi sento persa e confusa.

Il mio cuore è esploso, frammentandosi in tante piccole scaglie taglienti come vetro che hanno pervaso il mio corpo.
Il sangue brucia nelle vene e fa male da morire.
Il dolore mette paura, la morte in confronto sarebbe meno dolorosa.

Questo silenzio assordante che mi circonda, chiudendomi nella sua campana di vetro, mi isola dal mondo.
La mia anima cerca invano di ribellarsi.
Vuole gridare aiuto ma la bocca tace.

Allora prova a farlo con quegli occhi stanchi, spenti, gli stessi che guardano passare la vita di ogni giorno senza proferir parola.
Uno sguardo che vorrebbe urlare.
Non tutti riescono a sentirlo.
Non tutti sanno ascoltare veramente.

Quanto è difficile comunicare quando l’oggetto del messaggio siamo noi.

Miriam

Vita e morte

C’è una linea sottile tra vita e morte. Un confine che tutti dovremo affrontare prima o poi, presto o tardi che sia. Se per noi è un trauma, figuriamoci per chi ci sta vicino e ci guarda sfiorar la morte o, peggio, andar via.

In questa settimana ho avuto il dispiacere di sentire sulla pelle di mia madre, e quindi sulla mia, che cosa significa “rischiare la morte”. Lei che era entrata dentro l’ospedale per una piccola operazione e che rischiava di andarsene per un’emorragia interna.
I dottori hanno parlato di casistica, purtroppo può succedere. Grazie all’immediato intervento dei medici mia madre è ancora qui. Il pericolo è scampato, ma lo spavento è ancora tanto.

Lei. L’unica donna che amo. Colei che si è presa cura di me, che mi ha portato in grembo, che mi ha donato la vita.
Potevo perderla. Una catastrofica conseguenza poteva portare via l’amore più grande della mia esistenza.
E io l’avrei persa così, dall’oggi al domani.
Senza poter far niente, non avrei potuto far nulla. Ciò mi rende ancora sotto shock. Ciò mi porta a scrivere ora, a notte fonda, sperando di trovare uno sfogo nelle mie parole.
Uno sfogo che in questi giorni è rimasto nascosto per non darlo a vedere alle mie sorelline.
Uno sfogo che ho messo in disparte, in stand by, per poi liberarlo tra le righe di questo mio piccolo post.

Questa brutta esperienza ci avrà anche segnato la vita e la ricorderemo per sempre, ma per fortuna domani mia madre verrà dimessa e nessuna distanza allora potrà competere con noi.
Lei sarà qui, accanto a me.
Come è giusto che sia.
Perché così deve essere.

Ti amo mamma.
Miriam

Uno sguardo al passato

So che la vita non è una fiaba. Ci mette davanti a degli ostacoli, delle situazioni difficili. Io, sinceramente, non so come faccio a reggere questo peso. E non parlo della scuola, magari fosse quello il problema. Ho solo sedici anni e Dio mi ha messo davanti un ostacolo troppo grande per una bambina come me. Troppo rischioso e doloroso. Mi ha fatto conoscere un male che ti rende impotente e che porta via la terra che si ha sotto i piedi. Mi stava per portare via te, nonna. All’incirca 6 mesi fa. Era il 25 agosto 2009 quando lo abbiamo scoperto e ancora non sapevamo a che cosa andavamo incontro. Non c’era luce. La speranza era sbiadita, perduta. Mi domandavo spesso dove fosse finito l’Onnipotente. Io, tanto religiosa, cercavo di aggrapparmi a lui per non cadere. Poi si è fatto vivo. Iniziarono ad arrivare riscontri “positivi” tra analisi, chemio e le varie conseguenze che questa terapia comportava. Si salverà, in un modo o in un altro. Il ricovero, l’operazione, la rinascita. O almeno così doveva essere l’ultima tappa. Peccato che questa rinascita non c’è stata e mia nonna, seppur salva, si è chiusa nel suo dolore di una femminilità negata. Lo sguardo spento, la parrucca di cui si preoccupava tanto, il formicolio alle mani, etc. Dove sei finita, nonna? Mi manca quello che eri! Non trovo sfogo e piango. Ti donerei i miei di capelli e già che ci sono anche il sorriso. Nonna tirati su, giuro che sei bellissima. Nonna ce la faremo. Nonna ti amo. Le cose non cambiano, continui a chiuderti anche con noi e io sto sempre più male. Non mi va di andare a scuola, di mangiare, di vivere. Il mio dolore nasce dal fatto che pensavo andasse tutto diversamente. Pensavo che una volta operata saresti tornata la nonna di sempre. Invece mi sono ritrovata davanti ad una triste realtà: di mia nonna era rimasto solo un vuoto involucro.

Ciao a tutti cari lettori,
ho trovato questo foglio in uno di quei cassetti che mi ero promessa di non aprire. Ero una bambina che aveva appena scoperto la potenza del dolore e il sottile confine tra la vita e la morte. Sono passati cinque lunghi anni. Nonna è ancora accanto a me con più luce di prima. Il buio è stato allontanato. Il dolore sparito. Mia nonna è tornata. In cinque anni di alti e bassi ho imparato a rialzarmi dopo ogni caduta. Grazie a questi insegnamenti dettati da mia madre e mio padre ho imparato a vivere, ma soprattutto a gestire ogni tipo di male. Nessun dolore deve portare all’annientamento della persona. Io, questo, a sedici anni ancora non lo avevo capito. Ora, a 21 anni, non mi abbatto mai di fronte a niente e, soprattutto, affronto la vita con forza, quella che non è mai mancata a mia nonna.

Cara vita,
prima ancora non ero in grado di capirti e per tanto tempo ti ho odiato. Non riuscivo ad essere felice e mi sentivo terribilmente in colpa per ogni mio sorriso perché pensavo che, dall’altra parte, c’era chi soffriva veramente. L’altra faccia della medaglia. Come mia nonna. Adesso posso urlare a gran voce che, nonostante le ferite, sono fiera di viverti a pieno.

Cari lettori,
non smettete mai di amare la vita. Ci sorprenderà tutti!

Miriam

Il tempo

Ho scoperto che a noi esseri umani il tempo spaventa.
Sia quando corre velocemente, sia quando sembra non passare mai.
Tempo dinamico. Tempo statico.
Siamo impauriti dalla semplice azione del “guardarsi indietro” e trovare il vuoto.
“Che cosa ho fatto in tutti questi anni? Che cosa è rimasto?”
Niente.

Quando, invece, si tratta di guardare avanti è l’ansia a bloccarci. “Che cosa sarò tra un anno?”
Vai avanti e lo scoprirai.

Ci sono persone fossilizzate sul presente perché hanno paura di guardare all’incertezza del domani o semplicemente perché hanno paura di tornare indietro.

Nel mio tempo di ragazza ventenne c’è l’eterna sfida di un domani che è ancora “oscuro”, ma so che nasconderà molte sfide, molte sorprese, molti ostacoli. Nel mio animo non c’è paura, ma la curiosità di affrontare tutto nel bene e nel male.
Non ho paura del mio passato. Tra errori e scelte giuste mi ha portato ad essere la persona che ora sono.
Una donna che ha preso le sue decisioni e sta costruendo il suo futuro.
Un futuro da giornalista e scrittrice, in ambito lavorativo.
Un futuro da moglie e madre, in ambito affettivo.

Il tempo è ciò che ci invoglia a fare meglio. Il tempo è ciò che ci separa dalla nostra felicità. Il tempo ci è amico in tutto, anche a lenire i dolori più forti. Sono passati 5 anni dalla mia grande sofferenza, eppure sono qui a sorridere come sempre.
Riesco a guardare quel passato senza paura. “È passato..”, mi ripeto.
Ora riesco a vedere le cose con più chiarezza, forse perché quando sei dentro a determinate situazioni non riesci a renderti conto in tutto e per tutto. Come se la mente fosse offuscata.

Ogni volta che scrivo i miei articoli penso che è proprio grazie al tempo se ho capito quale strada prendere. A tredici anni non si può sapere davvero quale mestiere intraprendere e all’epoca scelsi un indirizzo a carattere umanistico. Ho stravolto tutto a diciotto anni, dopo il diploma.
Ogni volta che sfioro il mio libro sento che ne è valsa la pena aspettare così tanti anni per pubblicarlo.
Ogni volta che guardo il mio uomo capisco che vent’anni ad attendere il “principe azzurro” non sono niente in confronto alla gioia di averlo accanto nella vita di tutti i giorni. In un anno è riuscito a spazzare via le nubi di un passato che non possono scalfirmi più.

Ed è così che torno a ripetere: “Il tempo è mio amico”.
La vita è fatta di attese, di attimi, di momenti.
Il tempo, in tutto ciò, è il mio fedele compagno di viaggio.
Un tempo che scandisce le mie emozioni, i miei traguardi, i battiti del mio cuore.

Miriam

Il dolore

E’ strano il modo in cui le persone si rapportano con il dolore, vicino o lontano. A volte sembrano quasi abituate a non sentirlo più, o forse è tutta finzione, mentre in altri continua a riecheggiare nella mente per chissà quanto altro tempo. Il dolore è soggettivo, io lo so bene.

Non riesco a dormire ed il mio unico pensiero, almeno per questa sera, è: perché alcune persone (tra cui anche io) non riescono ad affrontare i propri dolori?
Diciamoci la verità, con quelli degli altri siamo tutti bravi a dispensare consigli e buone parole per cercare di tranquillizzare che tutto “si risolverà”.

Ora, provate a guardarvi allo specchio. Ripetete la stessa frase. “Tutto si risolverà”. No, non si risolverà. Almeno non adesso. La verità è che, almeno io, con i miei dolori ci convivo abitualmente, senza riuscire a gestirli. Vere e proprie sofferenze, ma non parlo di problemi.

La mia è semplice paura? Non saprei, ma la persistente voglia di evadere mi fa capire quanto sia arrivata al culmine. Abbandonerei tutto senza pensarci due volte. Scappare da situazioni ritenute scomode? No, ho solo voglia di ricominciare.

Ognuno di noi si rapporta con il dolore in maniera diversa. Spero solo che qualcuno sia riuscito a cicatrizzarlo nel modo più indolore possibile… Io non sono mai stata un’amante della sofferenza.

Nella vita riusciamo a trovarci davanti ad ostacoli più o meno grandi. Ovviamente, a seconda di come riusciamo a guardarli e a scavalcarli… Ecco, io non sono mai stata un’ottima osservatrice, né una brava cavallerizza.

Il mio dolore è silente all’esterno, ma un uragano all’interno. Riesce a devastarmi anche in questo momento, ad esempio, facendo da netto contrasto alla tranquillità che regna sovrana nella mia stanza. Strano, vero?

Non possiamo pensare ad un piano per “non soffrire”, perché sarebbe come “vivere a metà”… E’ completamente impossibile! Però possiamo fare in modo che tutto questo dolore possa essere controllato e domato. Abbiamo solo bisogno di bilanciare il tutto e trovare un giusto equilibrio, quello che da troppo tempo manca… Almeno a me.

Miriam

L’amore e le sue sfumature

L’amore.
Possibile che più cerchiamo di allontanarci da lui e più ci travolge?
Al giorno d’oggi non si parla d’altro, ma se solo riuscissimo ad amare realmente, molte guerre cesserebbero di esistere… Forse.
No, non parlo di guerre mondiali, quelle le lasciamo a chi di dovere. Le guerre di cui parlo sono nostre, interne. Piccoli scheletri nell’armadio che tentennano ad uscire allo scoperto.

Supposizione.
L’amore si basa su questo, no?
Supponi di amare una persona, di essere ricambiata… Poi ti ritrovi buttata all’angolo, come un cambio di stagione.
Il tempo è così incerto, oggi. Come i sentimenti.
Non è sempre così, per carità… Ma la maggior parte delle volte?
I primi tempi ci sentiamo tutte “anticonformiste”, blaterando frasi stereotipate: “Gli uomini tradiscono? Sono tutti uguali? Ah bhe, il mio uomo, allora, è l’eccezione che conferma la regola!”
Per alzata di mano: in quante hanno esclamato una frase di questo genere?
Ehi, sì dico a te. Alza quella mano! Sappiamo entrambe che sei cascata nel trucchetto del “Il mio uomo è quasi perfetto e ci amiamo tanto!”

L’amore è così.
Altera le nostre percezioni, proprio come l’alcol.
Più ci sentiamo realisti e più ci allontaniamo dal mondo reale, per andare a vivere in quello tutto “rose e fiori”.
Ah, l’amour toujours!
Mai agire in maniera spropositata quando si è innamorati, perchè una volta finita la sbandata alcolica ciò che vi rimarrà sarà solo un grande mal di testa.
Poi il vuoto.

L’amore è anche questo, ma forse siamo state abituate male con queste grandi storie targate “Disney” in cui il bel principe si presenta, vi corteggia e in pochi mesi avrete un brillocco al dito.
No, decisamente no. Niente Disney.

Possiamo scappare dall’amore, ma in realtà non abbiamo scampo.
Busserà sempre alla nostra porta, in modi diversi.
Una scintilla e tutto prende fuoco.
Chiamate i pompieri!

Adoro il periodo iniziale fatto di corteggiamenti, sguardi che giocano a “nascondino” per il puro piacere di trovarsi e infine quelle mani che si cercano. Il desiderio di amarsi.

La prima uscita, il nervoso del “Che mi metto? Come mi comporto?” quando in realtà vorresti solamente sentirti dire: “Andrà tutto bene, davvero.”

Cerco di tenermi al di fuori di tutti questi romanticismi.
Inevitabilmente ci “casco”.

Quando un uomo entra nella tua vita, la cambia radicalmente.
Il telefono diventa la tua dipendenza e quando lo schermo si illumina, il primo pensiero vola verso lui.
Quando gli mandi un semplice sms, cominci a contare i secondi che poi diventano minuti e, talvolta, anche ore.
“Perchè non risponde? Sta con un’altra? Io lo ammazzo, eh! No, io lo amo. Merda.”
Le litigate, invece, ne vogliamo parlare?
Non riesci a tenergli il muso, non puoi. E’ “innaturale”.
Ancora più sconvolgente è quando piangi e sai che l’unica persona in grado di poterti consolare è proprio lui.

Dammi amore.
Dammi amore.
Dammi amore.

E finiamo per donarci tutto, anima e corpo. Non si tratta più neanche di amore, ma qualcosa che va ben oltre.
Oltre ogni difetto. Oltre ogni litigata. Oltre ogni complicazione. Oltre ogni “Addio”… Che poi non è mai realmente così.

Io amo. Ogni giorno.
Ci sono momenti in cui mi viene voglia di gettare la spugna, sentendomi demotivata, poi basta un suo sorriso e sento un grande peso sul cuore. Un qualcosa pronto a scoppiare, positivamente.
Non so come andrà a finire e, soprattutto, se finirà.
Il “Vissero felici e contenti” ho deciso di lasciarlo alla sopracitata Disney. Non ci credo!
Io credo nelle coppie che si amano, litigano e poi si amalgamano più di prima.
Due pezzi dello stesso cuore, puoi vivere senza l’altra metà?

In un mondo di falsi eroi, di menzogne e di maschere sento che lui sia l’unico uomo capace di darmi la stabilità e l’amore che cerco nel prossimo.
Per troppo tempo ho pensato solo ed esclusivamente a me, cercando di mettermi in salvo da un mondo mandato alla deriva da noi umani. Pazzi masochisti.
Quando si vive un rapporto di coppia, tutto viene rivoluzionato.
Mi sento come se cambiassi pelle, ma di fatto rimango sempre la stessa.
Con le mie paranoie, i miei errori, le mie strane manie e la mia grande voglia di vivere!

Passa il tempo. Si cresce insieme. Subentrano quelle fantastiche emozioni, prendendole un po’ come vengono. L’amore è irrazionale.
… E poi?
Bhè, l’ho detto: non deve mica finire sempre male!

Poi arriva il momento di assumere, insieme, una responsabilità maggiore per entrambi.
La vita viene rivoluzionata da una promessa:
Due cuori e una capanna.

Un giuramento:
Eternamente tua.
Eternamente mio.
Eternamente nostri.

 

 

… Avete capito di che parlo, no?

Miriam Spizzichino