Il dolore

E’ strano il modo in cui le persone si rapportano con il dolore, vicino o lontano. A volte sembrano quasi abituate a non sentirlo più, o forse è tutta finzione, mentre in altri continua a riecheggiare nella mente per chissà quanto altro tempo. Il dolore è soggettivo, io lo so bene.

Non riesco a dormire ed il mio unico pensiero, almeno per questa sera, è: perché alcune persone (tra cui anche io) non riescono ad affrontare i propri dolori?
Diciamoci la verità, con quelli degli altri siamo tutti bravi a dispensare consigli e buone parole per cercare di tranquillizzare che tutto “si risolverà”.

Ora, provate a guardarvi allo specchio. Ripetete la stessa frase. “Tutto si risolverà”. No, non si risolverà. Almeno non adesso. La verità è che, almeno io, con i miei dolori ci convivo abitualmente, senza riuscire a gestirli. Vere e proprie sofferenze, ma non parlo di problemi.

La mia è semplice paura? Non saprei, ma la persistente voglia di evadere mi fa capire quanto sia arrivata al culmine. Abbandonerei tutto senza pensarci due volte. Scappare da situazioni ritenute scomode? No, ho solo voglia di ricominciare.

Ognuno di noi si rapporta con il dolore in maniera diversa. Spero solo che qualcuno sia riuscito a cicatrizzarlo nel modo più indolore possibile… Io non sono mai stata un’amante della sofferenza.

Nella vita riusciamo a trovarci davanti ad ostacoli più o meno grandi. Ovviamente, a seconda di come riusciamo a guardarli e a scavalcarli… Ecco, io non sono mai stata un’ottima osservatrice, né una brava cavallerizza.

Il mio dolore è silente all’esterno, ma un uragano all’interno. Riesce a devastarmi anche in questo momento, ad esempio, facendo da netto contrasto alla tranquillità che regna sovrana nella mia stanza. Strano, vero?

Non possiamo pensare ad un piano per “non soffrire”, perché sarebbe come “vivere a metà”… E’ completamente impossibile! Però possiamo fare in modo che tutto questo dolore possa essere controllato e domato. Abbiamo solo bisogno di bilanciare il tutto e trovare un giusto equilibrio, quello che da troppo tempo manca… Almeno a me.

Miriam

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C’era una volta…

Esistono donne che vengono definite “principesse” ed io in questa definizione proprio non mi ci ritrovo. Non che non mi piaccia la delicatezza. Ciò che non mi va giù è l’aspetto fragile delle principesse.

Perché dovrei aspettare il principe pronto a salvarmi, quando potrei semplicemente proteggermi da sola?

C’è una storia che non ho mai raccontato. La favola di una principessa fragile, insicura per il giudizio della gente, impaurita dall’amore e confusa dai comportamenti delle persone che prima le dicevano “ci sarò” e poi cercavano in tutti i modi di rubare quella luce che splendeva nei suoi occhi.
Arrivò il momento in cui quella principessa indossò un’armatura e divenne una guerriera.
Nessuno poteva farle del male adesso e non solo per le protezioni d’acciaio. Era la sua anima ad esser cambiata. Era diventata forte e nessuno l’avrebbe ferita nuovamente.

Ogni sera, una volta tolto l’armamentario, contemplava le sue cicatrici illuminate dal bagliore della luna. Le sue ferite la facevano sentire debole, ma era sopravvissuta e proprio per questo si sentiva più viva che mai. Nessuno avrebbe più potuto toccarla nuovamente.

Ha sbagliato, ha peccato. Si è fidata di chi non doveva, accettando ogni tipo di conseguenza tra cui quelle cicatrici che non mostrerà mai. Eppure è una parte di lei che non potrà dimenticare. Sarà sempre lì, davanti ai suoi occhi.

Ciò nonostante, la principessa è riuscita a riprendere in mano la sua vita e tutte quelle persone che avrebbero voluto rubarle quella luce non potranno più dire niente, se non assumersi le loro colpe come lei ha fatto con le sue.

Lei ama definirsi guerriera per ricordare alla gente che non è più fragile, non è più indifesa.
Lei è cresciuta, lei è cambiata.

Adesso riuscite a capirmi? Non voglio essere la principessa di nessuno, ma la guerriera di me stessa.
Ebbene sì, questa è la mia storia. La storia della mia vita.