Tra lavoro e amore con… Carolina Crescentini!

Carolina Crescentini, classe 1980, nata a Roma. È molto bello vedere come il destino, a volte, riesce a fare il suo corso magnificamente e, molto probabilmente, anche per lei è stato così. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, infatti, ha deciso di iscriversi alla Facoltà di Lettere, indirizzo Spettacolo. È bastato un seminario di recitazione per cambiarle totalmente la vita, ma questo ce lo racconterà lei più avanti. L’abbiamo incontrata al Centro storico della Capitale e davanti a un buon caffè abbiamo parlato di lavoro, amore e futuro!

IMG_2382

Iniziamo parlando di ciò che con gli anni è diventato il tuo lavoro: come è nata la passione per la recitazione?
Inizialmente è nato tutto per caso, uno splendido caso. Stavo studiando il cinema e volevo capire che cosa fosse l’attore nello specifico. Ho deciso, quindi, di andare a un corso di recitazione e ammetto che in quel preciso momento si è aperto un mondo di emozioni. Mi sentivo così bene sul palco. Era come entrare in un bellissimo vortice da cui non sono stata più in grado di tenermi alla larga.
Ti abbiamo vista in molti ruoli diversi, quale ti è rimasto dentro?
Sì, effettivamente ho interpretato molti ruoli diversi ed interessanti, ma posso dire con certezza che i ruoli che mi sono rimasti dentro sono sicuramente due: Corinna la cagna di “Boris” che è stato il progetto più geniale di tutta la mia carriera e, infine, il personaggio di Laura dell’Industriale di Giuliano Montaldo.
Tra i tanti colleghi con cui hai collaborato, chi stimi maggiormente?
Sicuramente Pierfrancesco Favino che è per me un attore immenso con cui ho recitato nell’Industriale nei panni della moglie.
Vuoi parlarci dei tuoi ultimi lavori? Quando potremo rivederti al cinema?
Il 5 gennaio 2016 è uscito nelle sale “Assolo”, il nuovo film di Laura Morante. Sono molto fiera di far parte del suo cast, anche se è un piccolo ruolo. Posso dirti che si tratta di un film dalla sensibilità femminile e non solo perché la mia regista è una splendida signora, ma perché indaga la condizione di una donna sola che ha superato i 50 anni. Un film che racchiude tutto quello che ci portiamo dietro dai nostri fallimenti, tutto quello che ci ha reso fragili, la paura di ricominciare. Molto profondo, ve ne consiglio la visione.
Sei una persona che non si ferma mai, sempre in movimento per lavorare a tanti nuovi progetti interessanti. Ci dai una piccola anteprima?
Sì, mi hai inquadrato bene! Sono una persona che ama stare sempre in movimento in nuovi progetti che mi piacciono e in cui credo! L’anteprima di cui posso parlarti riguarda una serie televisiva che sto per iniziare insieme ad Alessandro Gassman dal nome “I bastardi di Pizzofalcone”, tratta dal libro di Maurizio De Giovanni, che uscirà nell’Autunno 2016 su RaiUno.
Esattamente un anno fa è andato in onda sulla Rai “Max e Helene”, un film molto profondo su una storia d’amore ai tempi della Shoah. Come hai fatto a prepararti per un personaggio del genere e quanto sei riuscita ad impersonarti realmente?
Il primo step da affrontare è stato che il film era girato in inglese, quindi ho dovuto studiare. Il secondo step è stato quello di provare prima delle riprese con Alessandro Averone (ndr nel ruolo di Max) e questo non è cosa da poco visto che non tutti sono disponibili. Secondo me la storia si può dividere in due parti: la prima è una sorta di Romeo e Giulietta negli anni del nazifascismo, la seconda porta su un altro mondo dove regna la difficoltà di sopravvivere. Se hai visto e preso parte all’orrore più grande della storia, non è detto che si riesca sempre a trovare la forza di andare avanti. Per prepararmi al personaggio sono andata a vedere le testimonianze dei sopravvissuti e ho notato che, nonostante le diverse reazioni, tutti avevano le stesse pause nel discorso parlato come a significare la difficoltà del raccontare. Helene inoltre ha un dolore più grande rispetto agli altri: il figlio dello stupro. Non è scontato, infatti, che una donna porti avanti una gravidanza nata da uno stupro. Lei ha dato al figlio il nome del suo grande amore, raccontando una vita diversa da quella realmente vissuta. Per quanto riguarda l’impersonarmi in Helene… Certi sentimenti non puoi fingerli. Devi andare a cercare dentro di te. Per di più questo è un tema non molto lontano nel tempo. La vergogna di ciò che è successo l’abbiamo ancora tutti addosso.
A questo punto mi viene da domandarti: quanto pesa il diritto e il dovere di ricordare la Shoah?
Abbiamo il dovere di continuare a raccontare soprattutto a causa del negazionismo. Negare è quanto uccidere, secondo me. Ciò che mette paura è che la follia di un singolo ha contagiato l’intero mondo, organizzando uno sterminio a tavolino. Se c’è riuscita una persona, ce ne sono altre che potrebbero riuscirci. Questo è pericolosissimo. Helene, invece, vuole dimenticare ed essere dimenticata ma solo perché sennò crollano le bugie dette al figlio. Io, invece, che ogni giorno inciampo nel ricordo sento di avere una grande responsabilità come essere umano.
Ora passiamo ad un argomento personale: l’amore ha bussato alla tua porta?
Su questa domanda posso dirti solamente una cosa che, essendo donna come me, saprai di sicuro: l’amore è sempre in agguato.
Che cosa cerchi in un uomo e che cosa proprio non riesci a sopportare?
Ciò che cerco in un uomo è sicuramente protezione e ironia. Una cosa che proprio non riesco a sopportare e che, quindi, non vorrei assolutamente nel rapporto è un uomo che cerca di cambiarmi o castrarmi. Non riuscirei proprio a sopportarlo!
Ora facciamo spazio alla fantasia: qual è l’attore, italiano o straniero, su cui faresti un pensierino per una fuga romantica?
Sicuramente Michael Fassbender, (ndr attore irlandese di origine tedesca) un uomo da svenimento.
Che tipo di donna sei quando ti innamori?
Quasi gheisha. E preferisco non pronunciarmi ulteriormente.
Ok, l’argomento sull’amore è superato. Ultima domanda a bruciapelo: come ti vedi tra 10 anni?
E chi lo sa… Staremo a vedere! La vita è una sorpresa e il destino, o il caso se preferiamo chiamarlo così, come l’amore, è sempre in agguato.

Alla prossima,
Miriam

Un caffè con l’attrice Elisabetta Pellini!

Elisabetta Pellini, attrice divenuta famosa in numerosi film italiani e serie televisive, si presenta ai miei occhi come una ragazza acqua e sapone che ama sognare, desiderosa di vivere la vita nella sua intera bellezza… Senza rinunciare a nulla. Elisabetta mi ha accolto nella sua incantevole dimora romana e, con un buon caffè, è iniziata la nostra intervista a 360 gradi tra lavoro e amore!

_MG_9067t2

Come è nata la passione per la recitazione?
La passione per la recitazione è sempre stata presente fin da quando ero piccola. Ricordo che passavo interi pomeriggi a guardare le videocassette con i film di Monica Vitti, Vittorio De Sica, Alberto Sordi e Mariangela Melato. Nel 1995 ci fu la mia piccola svolta: arrivai seconda al concorso di bellezza “Bellissima” su Canale 5. Ho iniziato a lavorare per la televisione come conduttrice, ballerina e attrice. Da lì è iniziato tutto. Un hobby che si è trasformato in una professione e in un viaggio di conoscenza personale e culturale. Il mio lavoro, infatti, mi ha permesso anche di viaggiare tanto: ho fatto due film in Kenya, un film in Curdistan, due spot in Malesia e una puntata in Irlanda.
Ti abbiamo vista in molti ruoli diversi nel corso di questi anni. Quale ti è rimasto dentro?
Son stati tutti ruoli importanti per me e per la mia crescita come attrice. Spesso mi sono trovata costretta a confrontarmi con i miei pudori o insicurezze e ho dimenticato Elisabetta per poter diventare il personaggio che dovevo interpretare. Quando son stata in Kenya mi sono innamorata dell’Africa, dei suoi paesaggi, della natura selvaggia. Un’esperienza indimenticabile l’ho avuta durante il film “La stagione delle piccole piogge” dove interpretavo un medico senza frontiere che aiutava i masai nello Tzavo. Altri ruoli che ho amato e sofferto sono stati: Laura Sommaria nelle “Tre rose di Eva” e la dark lady Daria nella fiction “Rosso San Valentino” in quanto nella prima era molto difficile da interpretare e soprattutto molto distante da me stessa, mentre nella seconda rapivo mio figlio adottivo ed ero spietata, egocentrica, bugiarda: tutte qualità che odio in alcune donne! È stata una vera sfida, ma mi sono divertita. Mi sono poi innamorata della fragilità di Olga nella fiction “Un amore e una vendetta” e della spontaneità e spensieratezza di Anna Ronco nella fiction “Provaci ancora Prof”.
Tra i tanti colleghi con cui hai collaborato, chi stimi maggiormente?
Mi sono trovata molto bene a lavorare con Gigi Proietti nella fiction “Maresciallo Rocca 3”: un grandissimo attore che già stimavo e durante le riprese mi ha sempre aiutato, consigliandomi. Era uno dei miei primi lavori ed ero emozionatissima. Mi sono trovata molto bene anche a lavorare con Virna Lisi nella fiction “Madre aiutami”: una donna bellissima e una grande attrice molto professionale e preparata. In ogni set mi confronto con registi e attori, imparando sempre qualcosa professionalmente e umanamente.
Vuoi parlarci dei tuoi ultimi lavori?
Per quanto riguarda il cinema, sono usciti due lungometraggi. Il primo è “Infernet” e parla del bullismo e dei lati oscuri di Internet che se usato male può diventare un vero inferno. L’altro lungometraggio è una commedia: “La mia famiglia a soqquadro” dove interpreto Paola Baldini, donna che ha fatto carriera nella moda a Parigi e decide di tornare in Italia perché sente l’esigenza di sentirsi mamma. Ogni volta che si parla di figli, infatti, le vengono attacchi di respirazione, singhiozzo e così via. Un ruolo comico, ironico e con momenti teneri dove trasuda l’amore materno. In televisione, invece, sono stata protagonista di una puntata nella fiction “Don Matteo 10” dove ho interpretato una donna che ha ucciso il suo amante durante un litigio. Ho avuto, poi, un ruolo comico come protagonista di puntata della fiction “Un amore per due” con Panariello e Lucia Occone. Ho interpretato una loro amica di scuola molto preoccupata per salute del suo pappagallo e… c’è stato un divertente triangolo “amoroso”.
Passiamo ad un argomento personale e forse un po’ antipatico: l’amore ha bussato alla tua porta?
Sì, ha bussato. Credo nell’amore, sempre. Sono single da un anno e sto cercando di trovare prima un mio equilibrio personale. Non mi piacciono le avventure e non sono molto semplice nelle scelte. Le qualità fondamentali devono essere la leggerezza, la simpatia, l’allegria nell’affrontare la vita, la sincerità nel bene e nel male… E così via. Quando Cupido passerà e ci saranno queste qualità allora il mio cuore ricomincerà a battere per qualcuno. In un rapporto deve esserci tutto questo in quanto cerco un complice nella vita quotidiana con cui condividere le mie emozioni. Voglio essere un sostegno per lui e la cosa deve essere reciproca. Per ora sto bene così.
Che cosa proprio non riesci a sopportare in un uomo?
Non sopporto le bugie, anche quelle stupide, perché poi perdo la fiducia e la stima nei confronti del partner e, quindi, automaticamente, finisce il rapporto. Non sopporto l’infedeltà, l’arroganza, o il narcisismo. Non sopporto la violenza verbale e fisica. Spesso si legge di violenza sulle donne o stalking e non voglio questo in un uomo o un semplice amico che fa parte della mia vita.
Ora facciamo spazio alla fantasia: qual è l’attore, italiano o straniero, su cui faresti un pensierino per una fuga romantica?
Una fuga romantica?! Impegnativa anche con la fantasia perché se poi ti trovi bene con una persona, magari è diversa da come pensavi e diventa un vero inferno… E la cosa ovviamente è reciproca! Comunque, scapperei per una fuga romantica con Mark Ruffalo perché è un grandissimo attore e credo che sia molto simpatico!
Che tipo di donna sei quando ti innamori?
Quando mi innamoro inizialmente sono molto timida, sento le farfalle nello stomaco e arrossisco… Oppure sono un po’ impacciata! Poi sono molto romantica, ma questo lo sono in generale nella vita. Mi piace la natura e viaggiare, quindi cerco di condividere più cose possibili con l’uomo che amo. Sono molto sincera e schietta: preferisco che si vedano subito tutti i miei difetti e limiti, piuttosto che nasconderli con fatica, così è un risparmio di tempo reciproco o comunque si può provare a correggerli. Se mi sento presa in giro ovviamente mi arrabbio, ma se la cosa non è particolarmente grave e riconosco un pentimento cerco di perdonare o di farmi perdonare nel caso contrario. Credo che con gli sbagli si può crescere in un rapporto, ma bisogna condividerli e non ripeterli… Altri errori, invece, sono vere fratture che non si rimargineranno mai.
Ok, l’argomento sull’amore è superato. Ultima domanda a bruciapelo: come ti vedi tra 10 anni?
Vivo molto “alla giornata”, però, forse, con la fantasia, tra 10 anni mi vedo in un paese straniero con una casa sulla spiaggia e tanti progetti e sogni, piccoli e grandi, da realizzare.

_MG_9208p1
Ph. Andrea CiccalèMake up/Hair. Hilari Battisti per Simone Belli

Alla prossima,
Miriam

“Il figlio di Saul”: quando il sangue è più importante della propria vita

67646760100276640360no

Già dalle prime clip del trailer la realtà cruda di questo film emerge in tutta la sua potenza. Uomini nudi, un bambino morente, i nazisti e le loro pistole e il fumo, quello che annebbia tutto, quello che non vuole mostrare orrori ma che li lascia presagire. Il protagonista Saul, un ebreo costretto a collaborare con i nazisti, durante la pulizia dei forni crematori scorge il cadavere di un ragazzo in cui crede di riconoscere un figlio avuto in gioventù; come farebbe ogni padre cerca di salvare le spoglie per offrire al “suo bambino” una degna sepoltura. In una realtà però che non riconoscere gli ebrei come esseri umani Saul dovrà voltare la spalle ai propri compagni e ai loro piani di fuga per onorare quello che crede essere il sangue del suo sangue.

Il modo in cui il tutto viene presentato allo spettatore lo porta a sentire l’angoscia stessa di un padre che diventa quasi folle per raggiungere il suo scopo a discapito anche della sua stessa vita e lo lascia calare in un clima che diviene man mano sempre più angosciante fino a farlo sentire partecipe di uno scenario in cui non può intervenire. Il merito va, oltre alla storia stessa, all’attore che ha saputo condurre il tutto in maniera impeccabile tramite anche le espressioni del viso e alla fotografia e alla regia che hanno saputo rendere lo scenario non una cosa di fondo ma parte integrante del film.

La pellicola, distribuita da Teodora film, ha avuto diversi riconoscimenti a Cannes tra cui anche la candidatura alla Palma d’oro!

Ve ne consiglio la visione,

Miriam