Recensione Libro: “25 grammi di felicità”

Recensione a cura di Elisa Medaglia

Oggi in questa rubrica letteraria vorrei parlarvi dell’ultimo libro che ho letto “25 grammi di felicità” di Massimo Vacchetta e Antonella Tomaselli

Ho sempre adorato i ricci, ma mai avrei pensato di trovare un libro così dolce e così delicato come questo; il libro mi è stato regalato da mia madre, dopo aver visto un intervista di Massimo Vacchetta, in cui parlava con molto entusiasmo del suo Centro Recupero per ricci “La Ninna” e del suo libro, “25 grammi di felicità”.

“Mi piaceva quando Ninna mi guardava: occhietti scintillanti e curiosi. Alzava la testolina verso di me mentre le parlavo. Ascoltava la mia voce. Mi capitò, sull’onda dell’entusiasmo, di cantare addirittura una ninna nanna, o una canzoncina, per lei. Mi piaceva anche quando cercava le mie mani, le mie dita. Mi annusava minuziosamente.”

Questo tenerissimo libro parla della storia di Massimo Vacchetta, veterinario di professione e passione, che si ritrova a dover curare un dolcissimo riccio trovato da una signora e portato ad un collega. Vacchetta non è abituato ad animali piccoli, se non con nozioni basilari, e così per lui l’incontro con Ninna diviene una vera e  propria  avventura, una dolcissima storia d’amore. Con l’aiuto di Giulia, esperta di ricci trovata dal protagonista su un forum per ricci in un momento di agitazione, riesce ad allevare questo piccolo riccio rimasto solo al mondo. Nel corso della storia Vacchetta darà vita a quello che oggi è il Centro Recupero Ricci “La Ninna”, in provincia di Cuneo. 

“La notte si fece silenziosa. Si sentiva solo il battito del mio cuore. No…si sentiva anche qualcos’altro: il cuoricino di Ninna, vicino al mio, batteva altrettanto forte e velocemente. All’unisono. Cuore a cuore: TUM, TUM, TUM.”

Ho trovato questo libro, come ho già ripetuto, di una dolcezza infinita; ho sempre amato i ricci e questo libro ha dato libero sfogo a tutto l’amore che provo per questi animaletti. Si legge in fretta, è scorrevole e la scrittura e veloce e discorsiva. Un magnifico racconto, una storia vera, che tiene incollati al libro, dalla prima all’ultima pagina, con un finale inaspettato. 

“Il Centro Recupero Ricci –La Ninna- ormai era attivo. Arrivavano riccetti da tutte le parti. Soprattutto cuccioli, ma anche adulti feriti. Cominciava a diventare impegnativo seguirli tutti. Per fortuna c’era qualche volontario che mi dava una mano. In che modo trovavo persone disponibili? Bè, allora succedeva così, per caso.”

Ho discusso di questo libro al club del libro a cui partecipo in biblioteca e alcune delle partecipanti hanno trovato molto interessante questa storia, tanto da comprare ai propri nipoti e figli il libro. Nell’incontro successivo mi hanno raccontato, con molto entusiasmo che, a chi era stato regalato, è piaciuto tantissimo e ne sono rimasti davvero molto colpiti; anche qualcuna di loro ha letto il libro ed il responso è stato positivo. Consiglio vivamente questo libro, anche per spezzare un po’ la vita frenetica di tutti i giorni e addolcirci la giornata con un magnifico racconto. 

“La voce di Ninna è quella di tutta la natura oltraggiata dall’uomo. 

È il pianto di un bosco tagliato. 

È il lamento della biodiversità martoriata.

È il biasimo a orde di pirati che predano senza freni un pianeta già troppo isolato.

È il grido che vuole scrollate l’indifferenza.

È l’invocazione d’aiuto che tutti dovremmo ascoltare.

Perché la vita di tutti possa continuare. 

Non mi interessa avere belle case e belle automobili ed essere il più furbo. Non è la mia idea di felicità. Io vorrei solo continuare a inseguire i miei sogni, a cui ho tolto le briglie. E acchiapparli nei loro giardini. E con cura farli fiorire. Per poi regalarli. 

I miei sogni rispondono alla voce di Ninna.

Lei, la mia prima ricciolina…”

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“La mia vita da zucchina”, un libro per grandi e piccini!

Recensione a cura di Elisa Medaglia

Oggi in questa rubrica letteraria vorrei consigliare una lettura per ragazzi. Io l’ho letto da adulta e proprio per questo lo consiglio vivamente anche ad un pubblico più grande.

Parliamo di “La mia vita da Zucchina”, dalla penna dello scrittore francese Gilles Paris, edito nel 2016 da Edizioni Piemme, nel 2018 da Mondadori libri ed in fine, l’edizione che ho letto, sempre nel 2018 da Edizioni Pickwick. 

“Il venerdì, dopo la merenda, vado dalla psicologa. La signora Colette mi fa vedere dei disegni a inchiostro nero e io devo dire cosa mi fanno venire in mente, oppure mi dà del pongo e ci faccio quello che voglio. Nel suo diario, ci sono anche delle matite colorate e se mi stufo posso disegnare. Una volta ho provato a disegnare il teatro delle marionette.”

“La mia vita da Zucchina” racconta la storia di Icaro, soprannominato Zucchina dalla mamma. Un bambino di 9 anni il cui papà è andato via da casa con un’altra donna e lui e la mamma, rimasti soli, cercano di tirare avanti tra le difficoltà economiche e morali della mamma che ha problemi di alcol e depressione. Icaro si sta crescendo da solo perché la madre è spesso davanti alla tv con una birra in mano e quando gli parla non sposta neanche lo sguardo. Un tragico incidente cambierà totalmente la loro vita. Icaro condividerà la propria esistenza con altri bambini, con varie problematiche e con un infanzia agghiacciante. Qui troverà in loro e in altre figure professionali una grande famiglia, tra cui il generoso gendarme Raymond.  

“E poi, come se non avessimo avuto abbastanza emozioni, la mamma di Beatrice è venuta a trovarla alle Fontane. Beatrice non smetteva di dire che il sole è nel suo cuore e noi siamo tutti contenti di vederla sorridere, con il suo bel sorriso di denti bianchi senza il pollice dentro. Da quando sa che la sua  mamma viene per davvero, prende la forchetta e mangia con appetito, e Rosy è tutta orgogliosa del cambiamento. Soltanto che la mamma di Beatrice non è venuta da sola. Ha una pistola nella borsa. Pensa che Rosy l’abbia sostituita nel cuore delle sua piccola. E non c’è più il sole quando Beatrice corre fuori dall’ufficio gridando a Rosy –Nasconditi, la mamma vuole ucciderti!- “

Questo libro mi ha preso davvero molto. Mostra la realtà vista dagli occhi dei bambini. Anche il genere di scrittura risulta infantile, ma è proprio questa la particolarità di questo libro. Il racconto fa intuire come i bambini reagiscono a determinate situazioni e come affrontano alcune problematiche molto gravi. Consiglio questo libro, oltre che ai ragazzi, anche agli adulti perché fa riflettere molto, ci mette di fronte a situazioni purtroppo quotidiane che si sentono nei telegiornali.

Fate leggere questo libro ai ragazzi, leggetelo voi, affinché i bambini futuri non debbano sopportare quello che hanno passato i bambini prima di loro. 

“E lontano vedo il mare e non sto più nella pelle. L’ho visto in un mucchio di film, però non era uguale. La mamma non ha mai voluto portarmi al mare. Diceva che costava troppo e che era troppo pericoloso a causa del figlio della signora della fabbrica che era stato girato nell’onda un po’ come la lavatrice. E’ immenso il mare. Non è colpa mia se in tele tutto sembra piccolo. Devo essere l’unico bambino che non conosce il mare. Cammino sulla sabbia e sprofondo un bel po’ e ne ho le scarpe piene.”

Tributo all’intramontabile Jane Austen

Articolo a cura di Elisa Medaglia

Oggi in questa sezione letteraria, vorrei parlarvi di Jane Austen, una delle mie autrici preferite, ho letto i suoi libri migliaia di volte, ed ogni volta in cui mi immergo nel suo mondo mi sembra di partire per l’Inghilterra con una cara amica che mi conosce come un libro aperto.

Per parlare della Austen inizierei con le parole dedicatele da Virginia Woolf: 

“Qualunque cosa lei scriva è compiuta e perfetta e calibrata. […] Il genio di Austen è libero e attivo. […] Ma di che cosa è fatto tutto questo? Di un ballo in una città di provincia; di poche coppie che si incontrano e si sfiorano le mani in un salotto; di mangiare e di bere; e, al sommo della catastrofe, di un giovanotto trascurato da una ragazza e trattato gentilmente da un’altra. Non c’è tragedia, non c’è eroismo. Ma, per qualche ragione, la piccola scena ci sta commuovendo in modo del tutto sproporzionato rispetto alla sua apparenza compassata. […] Jane Austen è padrona di emozioni ben più profonde di quanto appaia in superficie: ci guida a immaginare quello che non dice. In lei vi sono tutte le qualità perenni della letteratura.”

The Common Reader, Hogarth Press, Londra 1925

Ho trovato in queste parole la descrizione perfetta per Jane Austen, parole che ogni persona che ha amato i suoi romanzi ed i suoi personaggi le dedicherebbe. 

Rileggendo i suoi romanzi, oggi troviamo delle caratteristiche quasi moderne nei personaggi; ognuno di loro ci da la possibilità di riflettere sulle sfumature dell’animo umano, nessuno di loro è perfetto, ma dedito alla perfezione, ognuno di loro in ogni romanzo si ritrova quasi sempre a dover fronteggiare le proprie convinzioni e anche a scontare, in modo leggero e romantico, le proprie colpe. I protagonisti della Austen sono personaggi caratteristici, ognuno ha le proprie particolarità ed è modellato a sé stesso.  Altri personaggi sono testardi, quasi odiosi, che ritengono di dover ribadire il proprio ceto sociale in ogni occasione, opportunisti, egoisti e subdoli seduttori; infatti alcuni di essi sembrano creati appositamente dalla Austen per crearci un’antipatia nei loro confronti, un’antipatia così forte che è impossibile che rimangano simpatici a qualcuno. Le vere protagoniste della sua letteratura sono le donne a cui ha dato vita, donne quasi esemplari, donne forti che sanno farsi rispettare, ma anche donne timide, pazienti, innamorate  dell’amore, restie nell’innamorarsi, presuntuose, ingenue, intelligenti, allegre ed energiche, come la mia amata Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio. 

Anche gli uomini della Austen hanno un fascino tutto loro; nei romanzi troviamo uomini giusti, saggi e desiderabili dal mondo, con un fascino fuori dal comune e di buon cuore, ma anche straordinariamente complessi come Darcy che, anche se incline al pregiudizio, si rivelerà di dignità eccezionale, di bontà e di una generosità ineguagliate. 

“Elizabeth, che s’era piuttosto aspettata di ferirlo, rimase meravigliata della sua galanteria; ma v’era in lei un misto di dolcezza e birichineria che le rendeva difficile offendere la gente; e Darcy non era stato mai tanto affascinato da una donna quanto si sentiva ora affascinato da Elizabeth.” Orgoglio e Pregiudizio

Per quanto possa essere ironico il modo di scrivere di Jane Austen è riuscita a descrivere con grazia l’epoca in cui viveva, di cui ne era spettatrice e anche protagonista, raccontando semplicemente storie che per lei erano il quotidiano. Le opere di cui oggi possiamo godere sono:

  • Ragione e Sentimento;
  • Orgoglio e Pregiudizio;
  • Mansfield Park;
  • Emma;
  • L’abbazia di Northanger;
  • Persuasione.

I racconti:

  • Lady Susan;
  • Sandinton;
  • I Watson.

“Sette anni non basterebbero a fare in modo che certe persone si conoscano l’un l’altra, mentre per altri sette giorni sono più che sufficienti.”

Ragione e Sentimento

I romanzi di Jane Austen sono ironici, piacevoli e scorrevoli, ogni finale ha una morale che ha tanto da insegnare a tutti, i personaggi e le storie d’amore fanno sognare ogni lettrice o lettore che, leggendoli, riesce ad immergersi completamente nelle storie, immedesimandosi in uno dei personaggi.  

Parlando con altre persone, mi sono resa conto che molti non conoscono la Austen e ritengo che sia un gran peccato; penso che nella vita almeno un libro di Jane Austen vada letto, è un piacere troppo grande per doversene privare. 

“Vi offro di nuovo il mio cuore che è ancor più vostro di quando lo spezzaste quasi otto anni e mezzo or sono. Non abbiate l’ardire di affermare che l’uomo dimentica più in fretta della donna, che il suo amore finisce prima. Non ho amato che voi. Ingiusto posso essere stato, debole e risentito lo sono certamente stato, ma incostante mai. Per voi soltanto sono tornato a Bath e senza di voi non posso immaginare il mio futuro.” Persuasione