“Il figlio di Saul”: quando il sangue è più importante della propria vita

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Già dalle prime clip del trailer la realtà cruda di questo film emerge in tutta la sua potenza. Uomini nudi, un bambino morente, i nazisti e le loro pistole e il fumo, quello che annebbia tutto, quello che non vuole mostrare orrori ma che li lascia presagire. Il protagonista Saul, un ebreo costretto a collaborare con i nazisti, durante la pulizia dei forni crematori scorge il cadavere di un ragazzo in cui crede di riconoscere un figlio avuto in gioventù; come farebbe ogni padre cerca di salvare le spoglie per offrire al “suo bambino” una degna sepoltura. In una realtà però che non riconoscere gli ebrei come esseri umani Saul dovrà voltare la spalle ai propri compagni e ai loro piani di fuga per onorare quello che crede essere il sangue del suo sangue.

Il modo in cui il tutto viene presentato allo spettatore lo porta a sentire l’angoscia stessa di un padre che diventa quasi folle per raggiungere il suo scopo a discapito anche della sua stessa vita e lo lascia calare in un clima che diviene man mano sempre più angosciante fino a farlo sentire partecipe di uno scenario in cui non può intervenire. Il merito va, oltre alla storia stessa, all’attore che ha saputo condurre il tutto in maniera impeccabile tramite anche le espressioni del viso e alla fotografia e alla regia che hanno saputo rendere lo scenario non una cosa di fondo ma parte integrante del film.

La pellicola, distribuita da Teodora film, ha avuto diversi riconoscimenti a Cannes tra cui anche la candidatura alla Palma d’oro!

Ve ne consiglio la visione,

Miriam

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Paura del diverso

Oggi mi rendo finalmente conto che il nostro paese, la tanto amata Italia, invece di fare passi avanti, continua a farne indietro.
Possibile che non riusciamo a progredire e ci ritroviamo a regredire? Possibile che siamo un popolo di fifoni?
Sì, di fifoni.
Vi chiederete perché e di cosa avremmo paura ma prima di addentrarci nell’argomento vorrei tirarmi fuori da quel “siamo”. Io non sono fifona, anzi.
Quindi è meglio dire che voi avete paura, sì.
Paura di abbracciare culture, religioni e addirittura amori diversi da quelli che siete abituati a vedere.
Avete paura dei “rituali” strani che aleggiano intorno a certi “credi” come l’ebraismo.

Allora che si fa? “Spaventiamoli, facciamo vedere che noi siamo forti e che non abbiamo paura!”
Ma paura di cosa? La nostra è semplicemente una religione, come il cristianesimo… E invece tutti a pensare che la “forza giudaica” (come ho letto in alcuni siti di stampo antisemita) vuole diventare una potenza mondiale. Tutte queste strane teorie revisioniste/negazioniste sul fatto che gli ebrei dentro quei campi non ci sono mai stati e di certo non sono quindi mai morti. Cercano di refutare la storia per arrivare alla loro conclusione: “gli ebrei fanno le vittime solo per arrivare a conquistare il mondo”.
Ebbene sì, non sapevamo come dirvelo e volevamo tenerlo nascosto ancora un po’: la Shoah è tutta una bufala, come gli anni passati nel deserto dopo la schiavitù in Egitto. Il nostro intento era proprio quello di fare le vittime per riuscire, indisturbati, ad ottenere sempre più potere fino ad arrivare ad oggi, nel 2014, con le tasche piene di soldi. Noi ebrei non sentiamo neanche la crisi per quanto potere abbiamo e voi, invece, morirete di fame! Come riconoscere un ebreo? Kippà in testa, naso adunco, barba lunga (negli uomini, ma anche nelle donne se si dimenticano di fare la ceretta) e una coda che nascondiamo sotto i pantaloni. Per non parlare della nostra lingua biforcuta! Siamo esseri mutanti pieni di soldi e facciamo le vittime con voi altri.

Non so in quanti riusciranno a percepire la sottile ironia di queste parole. Mi domando come sia possibile negare l’esistenza della Shoah… Tutti quei 6 milioni di morti dove li mettiamo? Erano semplici comparse di un film? Non scherziamo, per favore!
E dove sarebbero tutti questi ebrei ricchi e al potere? Anche noi sentiamo la crisi come tutti, anche da noi ci sono persone che tentano il suicidio, persone che chiudono i propri negozi, persone che tornano a casa la sera e non sanno cosa mettere in tavola, non sanno come sfamare i propri figli. Anche noi soffriamo, come tutti voi. Anche noi viviamo una realtà scomoda, che fa male, ma la viviamo. E in aggiunta dobbiamo pensare ad alcuni “paladini della giustizia” ancora convinti che se Gesù è stato crocifisso la colpa è degli ebrei. Gli stessi ebrei che in quei campi dovevano essere sterminati tutti… Ma come, non avevate detto che quei campi erano tutta un’invenzione ebraica?
“Paladini della giustizia” che pensano di risolverla così la crisi. Paladini che se fossero nati ai tempi di Hitler, sarebbero stati i primi ad indicare un conoscente, un vicino, un amico, un collega ebreo per dire: “Prendetelo, quello è un lurido ebreo!”
Intimidazioni e provocazioni che sono sfociati in atti vili, come le teste di maiale consegnate da quel pazzo poche settimane fa.

Per fortuna non tutti sono così. Esistono ancora persone in grado di ragionare e capire che come esiste la Chiesa, esiste la Sinagoga. Che c’è chi prega con l’Ave Maria e chi dice lo “Shemà”. Chi festeggia Natale, cospargendo la casa di luci natalizie e chi festeggia Chanukkà, illuminando la propria abitazione con le candele ad olio poggiate su un candelabro. Due festività diverse, stessa intensità di colore, di luce, di speranza.
Speranza che tutto ciò possa finire perché sarebbe bello vivere tutti in armonia. Ognuno con il suo credo.

Alla fine tutto questo succede per colpa della paura e dell’ignoranza perché le cose che ci “sfuggono”, che non capiamo, sono quelle che ci mettono più paura. Come l’omosessualità.
Io non ho paura. Io amo convivere con tutte queste piccole realtà diverse tra loro che contribuiscono a dare una notevole sfumatura al nostro mondo, fin troppo grigio.
Un po’ come quando da bambini avevamo paura del buio. Una paura nata dal fatto che una volta spente le luci non riuscivamo a riconoscere le figure che ci “circondavano” e in noi nasceva quindi una visione distorta della cameretta in cui ci trovavamo. Ogni singolo oggetto, anche dal più banale come una sedia o una lampada, diventavano mostri feroci che ci avrebbero attaccato da un momento all’altro. Con il tempo ho imparato a distinguere ogni cosa in modo oggettivo e da lì non ho più avuto paura del buio, anzi.
Visto? Basta imparare a riconoscere ciò che ci circonda e gli ebrei, come i musulmani e i cristiani, non ci faranno più paura. Sono persone come noi con una vita, una famiglia, un lavoro. Ognuno di loro ha i suoi problemi e la stessa determinazione nel risolverli.
In un periodo come questo, dettato dalla crisi che ci avvolge sempre di più, dovremmo imparare a collaborare tutti e ricordare chi è il vero nemico.

Questo è un discorso molto più ampio che io ho affrontato sotto il punto di vista della religione, ma ci sono tanti altri casi diversi tra loro che meriterebbero almeno un minuto di riflessione. Basta pensare agli omosessuali. Non riescono a vivere serenamente la loro sessualità per colpa di tutte quelle persone che lo trovano “sbagliato”, “anormale” solo perché gli omosessuali hanno la sfortuna di essere in minoranza e tutte le minoranze hanno sofferto sempre nella storia (proprio come gli ebrei o le persone di colore). E se fosse tutto il contrario? Se il mondo fosse in maggioranza omosessuale e in minoranza eterosessuale? In quel caso gli eterosessuali sarebbero considerati persone “diverse”, ma non per questo sbagliate. Non trovate?

Miriam