Il cane è il migliore amico dell’uomo!

10 anni fa una piccola Miriam, che dopo poco sarebbe stata Bat Mitzva, si alzava dal letto per andare a scuola.In macchina si mise a raccontare alla madre lo strano sogno che aveva fatto: un piccolo cucciolo che varcava la porta di casa sua dentro una cesta. Miriam erano anni che voleva adottare un cane, ma i genitori non glielo permettevano. La bambina, però, non sapeva, in realtà, che il suo migliore amico di soli 5 mesi era già in viaggio verso di lei. Lo scoprì, infatti, la sera stessa.

Caro Lucky, questo è l’inizio della nostra storia. In 10 anni ne sono successe veramente tante e abbiamo imparato a conoscerci sino a diventare fratelli (perché questo sei per me). Non vorrei altro cane al mio fianco se non te. Ogni nostro anniversario che passa mi rendo conto di quanto stiamo crescendo e ho tanta paura di perderti perché sei parte di me, ma adesso allontaniamo i pensieri brutti e brindiamo al giorno che ha intrecciato le nostre vite per sempre.

Ti amo pulce.

   

  
    
 

Miriam

“Aveva Ragione Mamma”, il passaggio all’età adulta grazie a NIVEA!

Oggi, girovagando su internet ho trovato una campagna social globale realizzata da NIVEA, con lo scopo di incoraggiare ogni giovane donna ad apprezzare e condividere i consigli di vita dati dalla propria mamma.
Gli stessi consigli che noi figlie non amiamo ascoltare e difficilmente accettiamo. Ma dopo anni, arriva quel momento nella vita dove per un piccolo episodio, un flash, una frase o una parola… ci soffermiamo e pensiamo: “Aveva ragione mamma!”
Ci sono cose che quando siamo ancora “piccoli” non riusciamo a capire, ma con il tempo ci rendiamo conto che alla fine il piccolo consiglio di mamma tanto “odiato”.. non era mica così male come si credeva!
Ironia della sorte, NIVEA è un marchio che spesso viene tramandato “di madre in figlia”, proprio come i consigli della mamma. Questa cosa la posso confermare a gran voce: nella mia famiglia abbiamo usato tutti NIVEA!
Così, attraverso questa ispirazione, è nata la nuova campagna digitale ad alto impatto emotivo che unisce le generazioni in una realtà che è vera in tutto il mondo!
#AvevaRagioneMamma (#MomWasRight, nel resto del mondo) è un’indagine sociale per trovare le vere storie di giovani donne e dell’effetto positivo dei consigli delle loro mamme. I cortometraggi mostrano giovani donne provenienti da diversi paesi che condividono le loro storie personali che sono tutte diverse tra loro, ma hanno lo stesso finale.
Per vedere il video della campagna basta un click qui: https://youtu.be/KDhFC6Z_57c
Nasce, così, un hashtag che ci aiuta a mostrare la nostra riconoscenza alla mamma, raccontando i consigli preziosi che ci ha donato.
Ho deciso di partecipare anche io a questa campagna, iniziando dal mio Blog per poi finire sui Social (Facebook, Twitter e Instagram). Vi consiglio di dare un’occhiata qui, alla Landing Page: http://bzle.eu/nivea-313-au/ZORGCYHMV1XQZY8PL0GB
Adesso, però, è arrivato il momento di raccontare la mia storia “aveva ragione mamma”.
Nella mia vita ho avuto un piccolo “periodo buio” dove per dei problemi mi sono completamente buttata giù. Mia nonna aveva scoperto da poche settimane di avere un tumore al seno, il ragazzo che mi piaceva mi aveva piantato in asso e a scuola non volevo andare più, volevo solo allontanarmi da tutto e tutti. Avevo solamente 15 anni e mi sono ritrovata a vivere tante situazioni tutte insieme che, ad un certo punto, gravavano troppo pesantemente su di me.
Non avevo voglia di studiare e le mie compagne di classe, che credevo mie amiche, cominciarono a voltarmi le spalle, non comprendendo i miei disagi. Stavo perdendo di vista tutto, anche me stessa. Non volevo uscire di casa e se lo facevo era per andare in ospedale ad accompagnare nonna.
Un giorno però, mia madre entrò nella camera dove passavo tutte le mie giornate e mi diede il suo piccolo consiglio: “non perdere mai di vista la tua serenità, i tuoi obiettivi e l’amore che la famiglia prova per te. Dobbiamo essere uniti e risolvere man mano tutti i problemi, ma dobbiamo farlo insieme.” Io non le avevo chiesto niente, non volevo parlare con nessuno. All’inizio le sue parole mi sembravano senza senso, unq di quelle frasi di circostanza per cercare di tirare su il morale alla propria figlia. Come facevo a riprendere in mano la mia vita? Ero preoccupata per mia nonna (avevo paura che non si salvasse e invece a distanza di 6/7 anni è ancora accanto a me… guarita!), ero infelice per la perdita delle mie amiche che non capivano i miei problemi ed infine ero disperata per quell’amore non più corrisposto che pensavo fosse colpa mia, del mio corpo, del mio aspetto.
All’inizio non ho dato ascolto al suo consiglio, ma poi è successa una cosa che mi ha fatto cambiare idea un anno dopo. Così ho ripreso in mano la mia vita, ho buttato dietro le spalle chi non meritava di starmi accanto e ho ricominciato a sorridere. Aveva ragione la mia mamma, ho sprecato un anno della mia vita, creavo domande a cui nessuno poteva rispondermi, invece di cercare io stessa la risposta giusta!
Nel frattempo, mentre i problemi si risolvevano e fuori usciva finalmente il sole… Si sono aggiunte due vite nella nostra famiglia: mia sorella e mia cugina. Con due bambine dentro casa vi lascio immaginare quanto siamo state felicemente impegnate e pian piano siamo tornati alla nostra normalità. Una famiglia ancora più unita di prima. GRAZIE MAMMA!
Ovviamente ci sono stati tanti altri piccoli momenti in cui ho detto “aveva ragione mamma”, ma secondo me questo è il più importante e significativo che mi ha cambiato la vita in bene.
E QUINDI GRAZIE MAMMA!
Un grazie che viene dal cuore.. vi invito a guardare il video dell’iniziativa e a condividere sui vostri social network un pensiero o una frase speciale per la vostra mamma. Senza dimenticare l’hashtag #avevaragionemamma e #momwasright

Grazie a NIVEA, grazie alla mamma.

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Amori e persone…

Ci sono amori troppo intensi e logoranti che creano dolore. Ci sono ragazze coraggiose che li lasciano andare per tornare a sorridere. Ci sono ragazze vigliacche, invece, che continuano a soffrire pur di non rinunciare a quell’amore tanto forte da far male. Una storia malata e completamente a senso unico.

Ci sono persone che preferiscono la tranquillità della monotonia quotidiana e poi ci sono io che mi metto in discussione ogni giorno con nuovi obiettivi da perseguire, traguardi da superare. Comincio ad apprezzare la donna che sono diventata, finalmente.

Miriam

Distruzione e rinascita

Oggi, come tutti i miei correligionari nel mondo, sto facendo il digiuno di Tisha b’Av.

Perché in questo giorno si digiuna? Perché è il più triste giorno nella storia ebraica. Le più grandi disgrazie del nostro popolo sono quasi sempre avvenute in questa data ebraica, seppur in anni diversi.

  

Chi mi conosce da un po’ sa che credo molto nelle coincidenze e proprio alla vigilia di questo lutto mi è successa una cosa poco piacevole. Niente di grave, per carità. Ma l’ho preso come un segno del destino. Proprio in questo giorno, infatti, ho messo fine ad un percorso che negli ultimi tempi mi aveva portato a soffrire.

E ora? Ora risorgerò dalle mie ceneri come ha sempre fatto il mio popolo. Con questo pensiero mi sento meno sola e più forte. E tornerò a sorridere, giuro. Magari non oggi, ma già domani sarà un giorno migliore. Lo prometto.
Miriam

L’eleganza di un Tiffany!

Quante romanticone abbiamo all’appello? Io, indiscutibilmente, sono la prima!

Buongiorno a tutte le mie dolci lettrici che oggi hanno voglia di sognare un po’ con me… Cominciamo?

Amo le sorprese!
Sì, è così che voglio iniziarvi a parlare della splendida serata passata con il mio Eric. Un uomo di altri tempi, non c’è che dire! 
Mi è venuto a prendere sotto casa con la scusa di volermi vedere ed in men che non si dica eravamo già in macchina diretti non so dove.
“Ho fame, tu no? Dai, mangiamo qualcosa e ti riporto a casa!”
Fantastico! Con tutte le cose che ho da fare sono stata rapita dal mio uomo, ma in fin dei conti mi piace essere così viziata e coccolata.
“Lo lascio fare”, penso tra me e me anche se non ho idea di dove mi stia portando e spero proprio sia un posto dove accettino le mie converse e i miei jeans. Al massimo, se il mio direttore mi ucciderà per non aver consegnato i servizi in tempo… Morirò innamorata e dannatamente casual.
Arriviamo nel ristorante dove siamo andati a mangiare la prima volta. Un posto molto umile e carino, completamente fatto di legno e mattoni. Sembrava uno scorcio di campagna in piena città ed era questa la cosa che più ci piaceva. Un luogo dove ci sentivamo a casa e non serviva una grande eleganza per entrarci: bastava avere uno stomaco da saziare!
Non riesco a trattenermi dal dire: “Ok, visto dove mi hai portato immagino che tu abbia tanta fame!”
“Lizzie, vorresti dirmi che non hai fame? Non ti credo, quindi lascia parlare il tuo stomaco e andiamo a cena!”, mi risponde sorridendo per poi prendermi per mano ed entrare.
Perfetto, entriamo.
Ci fanno accomodare in uno dei tavoli liberi e, casualmente, è lo stesso di tre anni fa. Che incantevole coincidenza, un deja-vù.
Eric comincia a parlarmi di come è andata la sua giornata lavorativa. Scopro con dispiacere che un suo carissimo collega è stato licenziato e il mio fidanzato, ovviamente, ci è rimasto male che gliene è andate a dire quattro al capo. Ogni volta che vede ingiustizia e raccomandazioni non ci capisce più niente. Parte in quarta e si arrabbia con il mondo, ignorando le conseguenze. Infatti si è preso la sua prima lettera di richiamo, ma non sembra dargli peso tanta è la rabbia per ciò che è accaduto. Il suo amico Paolo costretto ad andarsene per via di una raccomandazione di troppo che ha portato all’assunzione di un certo Alessandro.
“Oggi è toccato a lui, ma domani?”, mi domanda e io rabbrividisco alla sola idea.
“Allontana questo pensiero. E’ inutile farti del male con i tuoi soliti film”, mi limito a rispondere e la chiacchierata prese nuovamente un’altra piega.

Ordiniamo i dolci. Un tiramisù per me e un tartufo al cioccolato per lui, i soliti.
“Ok, è arrivato il momento”, sussurra mentre mangia l’ultimo pezzo del dessert.
“Di pagare il conto e andare a finire di lavorare?”, domando ironica.
“Oh sì, ti piacerebbe”, risponde secco.
Che cosa vuol dire? Io devo finire degli articoli e se pensa che dopo la cena andiamo a farci un giro… Bhè, non posso!
“Eric, tesoro. Io capisco che hai avuto una giornata estenuante e vuoi stare con me, ma ho veramente tante…”
“Shh, ce la fai a rimanere in silenzio?”, mi zittisce sorridendo.
Altro che dolce, qui siamo arrivati alla frutta!
Mi azzitto all’istante e lo guardo con aria interrogativa.
“Vedi Lizzie, nel momento in cui i miei occhi hanno incrociato i tuoi ho capito che non c’era niente che valesse quanto un istante passato insieme”, comincia a dirmi. Che carino, vuole concludere la serata con una bella frase romantica. L’ho sempre detto che doveva fare lo scrittore!
“…Abbiamo avuto tante storie alle spalle ed entrambi sappiamo che non ci siamo mai sentiti così innamorati, o almeno per me è così. Abbiamo trentanni. Siamo giovani adulti, non più adolescenti… Eppure con te mi sento come se fossi tornato alle prime pazzie d’amore che facevo a quindici anni per quella ragazza dell’altra sezione che non mi rivolgeva neanche uno sguardo. Poi mi ha baciato e ho capito che allora tutto aveva senso.”
“Ti ringrazio per le belle parole, anche tu mi fai vivere emozioni così intense come se fosse la prima volta… Però questa storia della ragazza dell’altra sezione mi mancava!” e scoppio a ridere.
“Oh, no. Non è quello il punto! Il fatto è che con te andrei in capo al mondo. Con te tutte quelle pazzie da quindicenne assumono un significato magico che solo noi possiamo capire… e proprio per questo sto per fare qualcosa di maledettamente stupido.”
Basta un cenno al cameriere da parte di Eric e… Parte la nostra canzone. Comincio a non capire. Che giorno è oggi? Mi sono dimenticata qualche ricorrenza?
“Ti prego, Eric. Sei stonato, non cantare!”
Lui ignora le mie parole e continua a sorridere compiaciuto. Poi arriva ciò che non mi sarei mai aspettata.
Si inginocchia davanti a me. Il cuore in iperventilazione. La musica che arriva alle mie orecchie in maniera dolce, ma io non riesco più a sentirla poiché il battito del mio cuore è sul punto di esplodere e io lo sento. Battito dopo battito.
“Mi sento così stupido…”, sussurra. In effetti ci guardano tutti, ma io punto lo sguardo dove più mi piace: dritto dritto nei suoi occhi.
“Lizzie…”, sussurra ancora visibilmente emozionato.
“Vuoi sposarmi?” e tira fuori dalla tasca la scatoletta magica che ho sempre sognato da bambina. Una piccola e graziosa scatolina color Tiffany che prontamente apre davanti ai miei occhi… Ma quello è un Tiffany è lui mi ha appena chiesto di sposarlo.
Un desiderio che si realizza.
Inevitabilmente una lacrima fa capolino sul mio volto e inizio a piangere dalla contentezza, fregandomene dei presenti.
Siamo io e lui nella nostra splendida “stupida” pazzia che, come ha detto lui, per noi è così magica, surreale… Intensa.
“Sì, assolutamente sì… Amore mio”, rispondo mentre lui si alza.
Ci abbracciamo, colmi d’amore.
La fine di un sogno, l’inizio di una realtà.
Io, lui e il nostro angolo di paradiso.

No, nessuna citazione di un libro rosa. No, nessuna anteprima del mio nuovo manoscritto. Questo è uno dei miei film mentali, ma con nomi di fantasia!

Diciamoci la verità, dai, quante “cucciolone” come me, da bambine, sognavano un finale così fiabesco per la loro storia d’amore? Un uomo romantico accanto e l’eleganza di un Tiffany al dito. Purtroppo, però, non è sempre così. Noi ci accontentiamo lo stesso, per carità. Ormai non sono più i tempi del principe azzurro col cavallo bianco: sia perché questa categoria di uomini è estinta… Sia perché, nell’Italia odierna, si sono “estinti” anche i soldi.
Come diciamo a Roma: “Nun c’avemo più na lira!”. 

Però che ci costa sognare?

Quindi chiudete gli occhi e via… Verso il nostro principino, il nostro Tiffany e il nostro “per sempre”. Che anche quello sembra essersi estinto!

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Miriam

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Il coraggio di aprire le ali

Ho notato tante persone camminare come morti viventi. Ognuno con il proprio mondo grigio. Una vita così monotona. Tutti, però, hanno una cosa in comune: le ali.Ali che tengono nascoste per paura di prendere il volo verso luoghi lontani. Ali che vengono tarpate, spezzate, annullate.

Quando, però, si arriva ad un momento in cui questa quotidianità ci opprime e non ci rende più felici come prima… È arrivato il momento di capire. C’è chi se ne accorge prima e chi dopo.

Quanti hanno il coraggio di aprire le grandi ali di cui sono provvisti e volare veramente? Quasi nessuno.

I cambiamenti spaventano un po’ tutti. Allontanarsi dai propri affetti e dalla propria quotidianità che dona sicurezza ci fa star male al solo pensiero. Buttar giù quel castello costruito sopra a false speranze e auto-convinzioni è difficile. Tanto è grande il castello, tanto è più difficile. Eppure, a volte, è l’unica via di fuga che abbiamo perché c’è un momento in cui dobbiamo rivalutare tutto e mettere al primo posto la nostra felicità. Lo dobbiamo a noi stessi! 

E io?

Beh… È ora di prendere coraggio e buttarmi. Le ali si apriranno da sé e io sarò libera di volare. Finalmente.

Miriam