Piccole grandi novità!

Ciao a tutti ragazzi,

In questo post volevo rendervi partecipi di alcune novità che sono accadute in queste settimane.


In primis sono felice di dirvi che il matrimonio è andato benissimo, sembrava di vivere dentro una favola dove io ero la Regina e lui il mio Re. Il mio abito è stato disegnato e realizzato in ogni suo dettaglio dalla stilista Paola D’Onofrio (la sua Atelier ha sede a Roma).


 Insieme al mio compagno, abbiamo deciso di regalarci una settimana a Tel Aviv (Israele). Inutile dirvi quanto ci siamo divertiti a fare shopping sfrenato e a tuffarci tra le onde insieme a tanti bellissimi pesciolini! La parte più emozionante è stata, però, al Kotel (Muro del Pianto), dove abbiamo ricevuto una benedizione speciale e dove ho potuto darla io stessa alla mia cucciola che cresce nella mia pancia. Tornata a Roma ci sono state due sorprese ad attendermi: la prima è l’arrivo del Tesserino come Giornalista Pubblicista presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio. Mentre la seconda è la mia piccola bimba che durante l’ecografia ha deciso di togliere la manina dal viso e dopo 26 settimane abbiamo potuto ammirarla in tutta la sua bellezza grazie ad un’ecografia in 3D.


… Non è bellissima? Fossero sempre così colme di gioia le giornate di tutti noi!

Miriam

Attese…

Ho imparato che nella vita si vive di attese. Alcune sono belle e altre sono brutte. Nel corso della mia esistenza ho avuto modo di provarle entrambe. Ci sono momenti alti e momenti bassi, ma la vita è fatta così. Si vive di attimi.

Ogni giorno, dal 1 febbraio, sto scoprendo sempre di più la gioia di due grandi attese: la prima è il mio matrimonio con l’uomo che amo alla follia, la seconda (ma non meno importante, anzi…) l’arrivo della nostra cucciola (eh sì, abbiamo scoperto che si tratta di una femminuccia) tanto amata e già viziata!

La cosa bella delle attese è che mentre si vivono… Si imparano tante cose! Ogni giorno è una nuova scoperta, ogni settimana è una crescita.

  

Penso proprio che non ci sia niente di più bello ed è arrivato il momento di godere a pieno ogni cosa senza l’ansia delle tante cose da preparare. Facciamo scivolare tutte le preoccupazioni e godiamoci questa felicità che Dio ci ha donato, nell’attesa di poterla guardare in viso e riconoscere gli occhi del padre, la bocca della madre, il nasino di una zia o il colore dei capelli di una nonna.
Fagiolina, ti aspettiamo.

Miriam

Aspettando te…

La vita riesce sempre a sorprendermi, soprattutto durante questa settimana.

Basta una piccola (grande) cosa e tutto cambia. Così è successo a me e Michael che fino a una settimana fa eravamo due fidanzatini spensierati e poi… Abbiamo scoperto che diventeremo genitori!

… Ebbene sì, avete capito benissimo. Dentro di me porto in grembo una vita. Il nostro amore puro che da 8 settimane ci tiene compagnia.


Ancora non sappiamo se sia maschio o femmina, ma poco importa. Non vediamo l’ora di poterlo coccolare e viziare.

È arrivato il momento di far crescere ancora di più la nostra relazione e prepararci al nostro matrimonio che avverrà il 29 Maggio 2016 e alla creazione della famiglia che tanto abbiamo desiderato.


… Il nostro lieto fine!

Miriam

Io sto con gli urtisti!

Ciao ragazzi, molti di voi mi conoscono come scrittrice e aspirante giornalista nel settore Moda. Per chi non lo sapesse, oltre a questo, mi occupo, con un occhio di riguardo, di tutte quelle situazioni di degrado sociale che vedo come malattie del nostro mondo da debellare assolutamente.

Oggi è proprio di questo che vorrei parlarvi: di una vera e propria piaga che sta attanagliando 200 famiglie romane. Vi chiedo solo di leggere questo mio messaggio e, se potete, di divulgarlo nelle vostre piattaforme, riviste, blog, profili social e quant’altro… Dobbiamo aiutare tutte queste persone!

Avete mai sentito parlare degli urtisti? Sono dei romani che da un secolo e mezzo svolgono la loro attività commerciale (venditori di souvenir) davanti ai monumenti più importanti di Roma, in primis il Colosseo. Parliamo di persone che hanno una regolare licenza o autorizzazione, che svolgono un lavoro tramandato di generazione in generazione (assumendo un valore storico) e che vivono in completa armonia con gli agenti della polizia locale e delle altre forze dell’ordine. Persone che non hanno mai ricevuto una multa o un verbale per violazione delle regole in quanto hanno sempre rispettato tutto, anche le dimensioni del banchetto di un metro per due.

Con l’arrivo degli abusivi, la situazione è cominciata a cambiare e molti cittadini hanno iniziato a fare confusione tra abusivi e urtisti. La rabbia è montata ulteriormente quando, a poco a poco, nelle aree di pregio si è andata a creare una situazione di degrado facendo piombare Roma nel baratro.

Al Colosseo, e non solo, sono arrivate orde di abusivi, in maggioranza cittadini del Bangladesh e Sri Lanka, che hanno contribuito al caos con merci di tutti i tipi. Hanno iniziato ad occupare le piazze e gli urtisti hanno prontamente denunciato al Prefetto e alle autorità preposte le quali hanno istituito una task force che, però, non si è mai attivata realmente. I pochi vigili impegnati nei servizi di controllo sono stati aggrediti e a volte malmenati!

Nonostante gli urtisti siano tutti cittadini italiani autorizzati con regolare licenza, persone che pagano le tasse e che si prestano ai controlli delle autorità preposte senza niente da nascondere… Dal 10 luglio scorso l’ex Sindaco di Roma Ignazio Marino, insieme alla sua amministrazione, li ha privati del loro lavoro, allontanandoli dall’area del Colosseo e spostandoli in piccoli posti (scambiati, tra l’altro, per parcheggi di motorini) dove non c’è possibilità di fare commercio, di “portare la pagnotta a casa”. Al loro posto, se andate a fare una passeggiata nei luoghi storici di Roma, potete trovare abusivismo e degrado.

Ad oggi gli abusivi si sono “sostituiti” agli urtisti che sono stati allontanati. Ci sono molte incoerenze e incongruenze, ma nel frattempo duecento famiglie sono a casa senza neanche un sussidio economico e sociale da parte del Comune che ingiustamente li ha cacciati!

  
Nel mio piccolo ho cercato di rendermi utile e dopo aver scritto un piccolo sfogo sulla mia pagina Facebook (http://on.fb.me/1YW5k56) ho creato una petizione su Change.org da far arrivare direttamente al Comune di Roma e a Francesco Paolo Tronca. Vi chiedo gentilmente di divulgare ciò che sta accadendo e di firmare la petizione cliccando questo link: https://www.change.org/p/comune-di-roma-ridiamo-il-lavoro-agli-urtisti

Insieme possiamo fare tanto e salvare 200 famiglie dalla disoccupazione dopo anni di onorevole lavoro. Stanno facendo perdere la dignità a tanti padri e tante madri di famiglia.
Io sono a fianco degli urtisti… E voi?

Miriam

Il cane è il migliore amico dell’uomo!

10 anni fa una piccola Miriam, che dopo poco sarebbe stata Bat Mitzva, si alzava dal letto per andare a scuola.In macchina si mise a raccontare alla madre lo strano sogno che aveva fatto: un piccolo cucciolo che varcava la porta di casa sua dentro una cesta. Miriam erano anni che voleva adottare un cane, ma i genitori non glielo permettevano. La bambina, però, non sapeva, in realtà, che il suo migliore amico di soli 5 mesi era già in viaggio verso di lei. Lo scoprì, infatti, la sera stessa.

Caro Lucky, questo è l’inizio della nostra storia. In 10 anni ne sono successe veramente tante e abbiamo imparato a conoscerci sino a diventare fratelli (perché questo sei per me). Non vorrei altro cane al mio fianco se non te. Ogni nostro anniversario che passa mi rendo conto di quanto stiamo crescendo e ho tanta paura di perderti perché sei parte di me, ma adesso allontaniamo i pensieri brutti e brindiamo al giorno che ha intrecciato le nostre vite per sempre.

Ti amo pulce.

   

  
    
 

Miriam

“Aveva Ragione Mamma”, il passaggio all’età adulta grazie a NIVEA!

Oggi, girovagando su internet ho trovato una campagna social globale realizzata da NIVEA, con lo scopo di incoraggiare ogni giovane donna ad apprezzare e condividere i consigli di vita dati dalla propria mamma.
Gli stessi consigli che noi figlie non amiamo ascoltare e difficilmente accettiamo. Ma dopo anni, arriva quel momento nella vita dove per un piccolo episodio, un flash, una frase o una parola… ci soffermiamo e pensiamo: “Aveva ragione mamma!”
Ci sono cose che quando siamo ancora “piccoli” non riusciamo a capire, ma con il tempo ci rendiamo conto che alla fine il piccolo consiglio di mamma tanto “odiato”.. non era mica così male come si credeva!
Ironia della sorte, NIVEA è un marchio che spesso viene tramandato “di madre in figlia”, proprio come i consigli della mamma. Questa cosa la posso confermare a gran voce: nella mia famiglia abbiamo usato tutti NIVEA!
Così, attraverso questa ispirazione, è nata la nuova campagna digitale ad alto impatto emotivo che unisce le generazioni in una realtà che è vera in tutto il mondo!
#AvevaRagioneMamma (#MomWasRight, nel resto del mondo) è un’indagine sociale per trovare le vere storie di giovani donne e dell’effetto positivo dei consigli delle loro mamme. I cortometraggi mostrano giovani donne provenienti da diversi paesi che condividono le loro storie personali che sono tutte diverse tra loro, ma hanno lo stesso finale.
Per vedere il video della campagna basta un click qui: https://youtu.be/KDhFC6Z_57c
Nasce, così, un hashtag che ci aiuta a mostrare la nostra riconoscenza alla mamma, raccontando i consigli preziosi che ci ha donato.
Ho deciso di partecipare anche io a questa campagna, iniziando dal mio Blog per poi finire sui Social (Facebook, Twitter e Instagram). Vi consiglio di dare un’occhiata qui, alla Landing Page: http://bzle.eu/nivea-313-au/ZORGCYHMV1XQZY8PL0GB
Adesso, però, è arrivato il momento di raccontare la mia storia “aveva ragione mamma”.
Nella mia vita ho avuto un piccolo “periodo buio” dove per dei problemi mi sono completamente buttata giù. Mia nonna aveva scoperto da poche settimane di avere un tumore al seno, il ragazzo che mi piaceva mi aveva piantato in asso e a scuola non volevo andare più, volevo solo allontanarmi da tutto e tutti. Avevo solamente 15 anni e mi sono ritrovata a vivere tante situazioni tutte insieme che, ad un certo punto, gravavano troppo pesantemente su di me.
Non avevo voglia di studiare e le mie compagne di classe, che credevo mie amiche, cominciarono a voltarmi le spalle, non comprendendo i miei disagi. Stavo perdendo di vista tutto, anche me stessa. Non volevo uscire di casa e se lo facevo era per andare in ospedale ad accompagnare nonna.
Un giorno però, mia madre entrò nella camera dove passavo tutte le mie giornate e mi diede il suo piccolo consiglio: “non perdere mai di vista la tua serenità, i tuoi obiettivi e l’amore che la famiglia prova per te. Dobbiamo essere uniti e risolvere man mano tutti i problemi, ma dobbiamo farlo insieme.” Io non le avevo chiesto niente, non volevo parlare con nessuno. All’inizio le sue parole mi sembravano senza senso, unq di quelle frasi di circostanza per cercare di tirare su il morale alla propria figlia. Come facevo a riprendere in mano la mia vita? Ero preoccupata per mia nonna (avevo paura che non si salvasse e invece a distanza di 6/7 anni è ancora accanto a me… guarita!), ero infelice per la perdita delle mie amiche che non capivano i miei problemi ed infine ero disperata per quell’amore non più corrisposto che pensavo fosse colpa mia, del mio corpo, del mio aspetto.
All’inizio non ho dato ascolto al suo consiglio, ma poi è successa una cosa che mi ha fatto cambiare idea un anno dopo. Così ho ripreso in mano la mia vita, ho buttato dietro le spalle chi non meritava di starmi accanto e ho ricominciato a sorridere. Aveva ragione la mia mamma, ho sprecato un anno della mia vita, creavo domande a cui nessuno poteva rispondermi, invece di cercare io stessa la risposta giusta!
Nel frattempo, mentre i problemi si risolvevano e fuori usciva finalmente il sole… Si sono aggiunte due vite nella nostra famiglia: mia sorella e mia cugina. Con due bambine dentro casa vi lascio immaginare quanto siamo state felicemente impegnate e pian piano siamo tornati alla nostra normalità. Una famiglia ancora più unita di prima. GRAZIE MAMMA!
Ovviamente ci sono stati tanti altri piccoli momenti in cui ho detto “aveva ragione mamma”, ma secondo me questo è il più importante e significativo che mi ha cambiato la vita in bene.
E QUINDI GRAZIE MAMMA!
Un grazie che viene dal cuore.. vi invito a guardare il video dell’iniziativa e a condividere sui vostri social network un pensiero o una frase speciale per la vostra mamma. Senza dimenticare l’hashtag #avevaragionemamma e #momwasright

Grazie a NIVEA, grazie alla mamma.

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Amori e persone…

Ci sono amori troppo intensi e logoranti che creano dolore. Ci sono ragazze coraggiose che li lasciano andare per tornare a sorridere. Ci sono ragazze vigliacche, invece, che continuano a soffrire pur di non rinunciare a quell’amore tanto forte da far male. Una storia malata e completamente a senso unico.

Ci sono persone che preferiscono la tranquillità della monotonia quotidiana e poi ci sono io che mi metto in discussione ogni giorno con nuovi obiettivi da perseguire, traguardi da superare. Comincio ad apprezzare la donna che sono diventata, finalmente.

Miriam

Distruzione e rinascita

Oggi, come tutti i miei correligionari nel mondo, sto facendo il digiuno di Tisha b’Av.

Perché in questo giorno si digiuna? Perché è il più triste giorno nella storia ebraica. Le più grandi disgrazie del nostro popolo sono quasi sempre avvenute in questa data ebraica, seppur in anni diversi.

  

Chi mi conosce da un po’ sa che credo molto nelle coincidenze e proprio alla vigilia di questo lutto mi è successa una cosa poco piacevole. Niente di grave, per carità. Ma l’ho preso come un segno del destino. Proprio in questo giorno, infatti, ho messo fine ad un percorso che negli ultimi tempi mi aveva portato a soffrire.

E ora? Ora risorgerò dalle mie ceneri come ha sempre fatto il mio popolo. Con questo pensiero mi sento meno sola e più forte. E tornerò a sorridere, giuro. Magari non oggi, ma già domani sarà un giorno migliore. Lo prometto.
Miriam

L’eleganza di un Tiffany!

Quante romanticone abbiamo all’appello? Io, indiscutibilmente, sono la prima!

Buongiorno a tutte le mie dolci lettrici che oggi hanno voglia di sognare un po’ con me… Cominciamo?

Amo le sorprese!
Sì, è così che voglio iniziarvi a parlare della splendida serata passata con il mio Eric. Un uomo di altri tempi, non c’è che dire! 
Mi è venuto a prendere sotto casa con la scusa di volermi vedere ed in men che non si dica eravamo già in macchina diretti non so dove.
“Ho fame, tu no? Dai, mangiamo qualcosa e ti riporto a casa!”
Fantastico! Con tutte le cose che ho da fare sono stata rapita dal mio uomo, ma in fin dei conti mi piace essere così viziata e coccolata.
“Lo lascio fare”, penso tra me e me anche se non ho idea di dove mi stia portando e spero proprio sia un posto dove accettino le mie converse e i miei jeans. Al massimo, se il mio direttore mi ucciderà per non aver consegnato i servizi in tempo… Morirò innamorata e dannatamente casual.
Arriviamo nel ristorante dove siamo andati a mangiare la prima volta. Un posto molto umile e carino, completamente fatto di legno e mattoni. Sembrava uno scorcio di campagna in piena città ed era questa la cosa che più ci piaceva. Un luogo dove ci sentivamo a casa e non serviva una grande eleganza per entrarci: bastava avere uno stomaco da saziare!
Non riesco a trattenermi dal dire: “Ok, visto dove mi hai portato immagino che tu abbia tanta fame!”
“Lizzie, vorresti dirmi che non hai fame? Non ti credo, quindi lascia parlare il tuo stomaco e andiamo a cena!”, mi risponde sorridendo per poi prendermi per mano ed entrare.
Perfetto, entriamo.
Ci fanno accomodare in uno dei tavoli liberi e, casualmente, è lo stesso di tre anni fa. Che incantevole coincidenza, un deja-vù.
Eric comincia a parlarmi di come è andata la sua giornata lavorativa. Scopro con dispiacere che un suo carissimo collega è stato licenziato e il mio fidanzato, ovviamente, ci è rimasto male che gliene è andate a dire quattro al capo. Ogni volta che vede ingiustizia e raccomandazioni non ci capisce più niente. Parte in quarta e si arrabbia con il mondo, ignorando le conseguenze. Infatti si è preso la sua prima lettera di richiamo, ma non sembra dargli peso tanta è la rabbia per ciò che è accaduto. Il suo amico Paolo costretto ad andarsene per via di una raccomandazione di troppo che ha portato all’assunzione di un certo Alessandro.
“Oggi è toccato a lui, ma domani?”, mi domanda e io rabbrividisco alla sola idea.
“Allontana questo pensiero. E’ inutile farti del male con i tuoi soliti film”, mi limito a rispondere e la chiacchierata prese nuovamente un’altra piega.

Ordiniamo i dolci. Un tiramisù per me e un tartufo al cioccolato per lui, i soliti.
“Ok, è arrivato il momento”, sussurra mentre mangia l’ultimo pezzo del dessert.
“Di pagare il conto e andare a finire di lavorare?”, domando ironica.
“Oh sì, ti piacerebbe”, risponde secco.
Che cosa vuol dire? Io devo finire degli articoli e se pensa che dopo la cena andiamo a farci un giro… Bhè, non posso!
“Eric, tesoro. Io capisco che hai avuto una giornata estenuante e vuoi stare con me, ma ho veramente tante…”
“Shh, ce la fai a rimanere in silenzio?”, mi zittisce sorridendo.
Altro che dolce, qui siamo arrivati alla frutta!
Mi azzitto all’istante e lo guardo con aria interrogativa.
“Vedi Lizzie, nel momento in cui i miei occhi hanno incrociato i tuoi ho capito che non c’era niente che valesse quanto un istante passato insieme”, comincia a dirmi. Che carino, vuole concludere la serata con una bella frase romantica. L’ho sempre detto che doveva fare lo scrittore!
“…Abbiamo avuto tante storie alle spalle ed entrambi sappiamo che non ci siamo mai sentiti così innamorati, o almeno per me è così. Abbiamo trentanni. Siamo giovani adulti, non più adolescenti… Eppure con te mi sento come se fossi tornato alle prime pazzie d’amore che facevo a quindici anni per quella ragazza dell’altra sezione che non mi rivolgeva neanche uno sguardo. Poi mi ha baciato e ho capito che allora tutto aveva senso.”
“Ti ringrazio per le belle parole, anche tu mi fai vivere emozioni così intense come se fosse la prima volta… Però questa storia della ragazza dell’altra sezione mi mancava!” e scoppio a ridere.
“Oh, no. Non è quello il punto! Il fatto è che con te andrei in capo al mondo. Con te tutte quelle pazzie da quindicenne assumono un significato magico che solo noi possiamo capire… e proprio per questo sto per fare qualcosa di maledettamente stupido.”
Basta un cenno al cameriere da parte di Eric e… Parte la nostra canzone. Comincio a non capire. Che giorno è oggi? Mi sono dimenticata qualche ricorrenza?
“Ti prego, Eric. Sei stonato, non cantare!”
Lui ignora le mie parole e continua a sorridere compiaciuto. Poi arriva ciò che non mi sarei mai aspettata.
Si inginocchia davanti a me. Il cuore in iperventilazione. La musica che arriva alle mie orecchie in maniera dolce, ma io non riesco più a sentirla poiché il battito del mio cuore è sul punto di esplodere e io lo sento. Battito dopo battito.
“Mi sento così stupido…”, sussurra. In effetti ci guardano tutti, ma io punto lo sguardo dove più mi piace: dritto dritto nei suoi occhi.
“Lizzie…”, sussurra ancora visibilmente emozionato.
“Vuoi sposarmi?” e tira fuori dalla tasca la scatoletta magica che ho sempre sognato da bambina. Una piccola e graziosa scatolina color Tiffany che prontamente apre davanti ai miei occhi… Ma quello è un Tiffany è lui mi ha appena chiesto di sposarlo.
Un desiderio che si realizza.
Inevitabilmente una lacrima fa capolino sul mio volto e inizio a piangere dalla contentezza, fregandomene dei presenti.
Siamo io e lui nella nostra splendida “stupida” pazzia che, come ha detto lui, per noi è così magica, surreale… Intensa.
“Sì, assolutamente sì… Amore mio”, rispondo mentre lui si alza.
Ci abbracciamo, colmi d’amore.
La fine di un sogno, l’inizio di una realtà.
Io, lui e il nostro angolo di paradiso.

No, nessuna citazione di un libro rosa. No, nessuna anteprima del mio nuovo manoscritto. Questo è uno dei miei film mentali, ma con nomi di fantasia!

Diciamoci la verità, dai, quante “cucciolone” come me, da bambine, sognavano un finale così fiabesco per la loro storia d’amore? Un uomo romantico accanto e l’eleganza di un Tiffany al dito. Purtroppo, però, non è sempre così. Noi ci accontentiamo lo stesso, per carità. Ormai non sono più i tempi del principe azzurro col cavallo bianco: sia perché questa categoria di uomini è estinta… Sia perché, nell’Italia odierna, si sono “estinti” anche i soldi.
Come diciamo a Roma: “Nun c’avemo più na lira!”. 

Però che ci costa sognare?

Quindi chiudete gli occhi e via… Verso il nostro principino, il nostro Tiffany e il nostro “per sempre”. Che anche quello sembra essersi estinto!

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Miriam

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