Settembre 

Sto per andare a letto. Metto la sveglia al telefono e mi rendo conto che è il 19 settembre. Una data a me molto familiare perché proprio in questo giorno saresti dovuta venire al mondo, ma hai deciso di nascere prima. Sorrido mentre ti vedo dormire accanto a me e in un attimo mi rendo conto che non c’è nessun altro posto dove vorrei stare se non accanto a te. Il mio mondo gira intorno a te che sei la mia piccola fagiolina un po’ cresciuta. Tu che doni amore senza chiedere nulla in cambio. Tu che sorridi a tutti, arricciando gli occhietti e il nasino. Tu che riesci a sorprendermi ogni giorno con una nuova scoperta. Tu che ogni secondo mi chiami solo per farmi sorridere. Tu che ogni cagnolino che vedi è tuo amico. Tu che ti allontani gattonando, non mi trovi vicino e corri da me urlando “mamma mimmi”. Mi fai innamorare di ogni cosa stupida che fai. Un anno fa saresti dovuta arrivare, ma hai stravolto la nostra vita prima e continui a farlo ogni giorno. 

Spengo il telefono, mi avvicino a te così tanto da sentire il tuo respiro addosso. Mi voglio addormentare così. Vicine, unite, un’amore indivisibile. Perché non può essere diversamente. Per stare nel tuo lettino ci sarà molto tempo ancora. Ma non ora. E continuo a pensare che quella pancia ti ha cresciuto, è vero, ma ci separava. E finalmente ti posso baciare, abbracciare, assaporare. Perché “la vita è adesso”, come dice Baglioni, e la mia inizia insieme a te. 

Ti amo Noa.

 

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La magia di maggio

Il 12 maggio 2013 la mia vita è cambiata. Avevo 19 anni e, come la maggior parte delle ragazze, a quella età cercavo l’amore… quello vero. Ero al Bowling con amici e ti ho visto entrare, ci ho messo un attimo a ricollegarti a quel ragazzo misterioso che mi scriveva su Whatsapp perché le ero piaciuta. Spuntato dal nulla avresti fatto tutto per avermi al tuo fianco. Me ne sono stata sulle mie, ma fremevo dalla voglia di parlarti.

Ci siamo visti qualche giorno dopo e poi di nuovo ancora fino al 15 maggio 2013 dove abbiamo passato un pomeriggio spensierato insieme. Arriva la sera e ognuno torna alla sua vita, o almeno così doveva essere: hai preso la macchina e sei corso da me solo per dirmi che ero la ragazza giusta per te e che mi volevi al tuo fianco. Ma come faceva un ragazzo di 26 anni bello come il sole e simpatico come nessun altro al mondo ad essersi preso una cotta per me? Me lo domandavo spesso, ma poco importava: eri solo mio.

Ci conoscevamo da poco, eppure la scintilla era scattata e a me sembrava più un magnifico fuoco d’artificio. Mi hai cresciuta e anche un po’ cambiata, maturata. Quattro anni fa ancora non sapevo che da lì a pochi giorni la mia vita sarebbe cambiata per sempre. Con l’avvicinarsi del nostro quarto anniversario di fidanzamento e il primo di matrimonio voglio tirare le somme della mia vita insieme a te: mi fai sempre ridere, sei il mio migliore amico. Mi coccoli, mi vizi. Un compagno fantastico e un padre perfetto per Noa, il frutto del nostro grande amore. Mi supporti in ogni mia decisione e sei al mio fianco nelle gioie e negli ostacoli che la vita pone. Voglio passare tutta la mia vita insieme a te.

Sono passati quattro anni, la nostra vita è cambiata in meglio: siamo cambiati noi. Eravamo in due e ora siamo in tre. Spero che tra qualche anno saremo in quattro, magari in cinque. Spero che D. possa darmi modo di raggiungere altri traguardi insieme a te che sei stato e sarai il mio grande amore immenso. L’uomo così simile a me che quando ride fa sembrare il mondo un posto migliore. L’uomo che quando mi abbraccia mi fa sentire protetta da tutto e tutti… le tue braccia sono la mia fortezza e i tuoi sorrisi il mio mondo. Vivo di te e dell’amore che riesci a donarmi ogni secondo.

Ti amo Ciù Ciù del mio cuore,

Miriam

Alla mia piccola Noa

Finalmente ti sei addormentata tra le mie braccia come ogni sera. Ti ho messo a lettone vicino a me e il tuo papà. Ti guardo prima di chiudere gli occhi anche io… come ogni sera. Mi rendo conto che da quando quel 1 febbraio 2016 il test mi annunciava il tuo arrivo la mia vita è cambiata. Ho riposto i miei piccoli grandi sogni dentro ad un cassetto per potermi dedicare completamente a te, la mia prima gravidanza. Non sapevo che cosa volesse dire diventare madre, ma lo sto capendo giorno dopo giorno insieme a te. A te che mi ridi ogni volta che i nostri sguardi si incrociano. A te che mi ascolti mentre ripeto i riassunti degli ultimi due esami che sto preparando. A te che ti svegli con il sorriso. A te che ti addormenti cercando il mio seno con la tua manina. Quello stesso seno che purtroppo ti ho dovuto togliere presto a causa della scarsità di un latte che invece di farti crescere… ti rendeva sempre più piccola. Essere mamma è difficile, soprattutto quando hai da pensare al lavoro e all’università. Devi cercare di conciliare tutto, mettendo al primo posto la tua bambina. Io è quello che sto facendo e, nonostante tutto vada a rilento, l’importante è vederti crescere bene senza farti mancare nulla. Spero di riuscire bene nel mio compito di mamma, ma soprattutto spero che tu te ne accorga. Fare tardi tutte le notti sapendo che, comunque, la sveglia suonerà alle 6 e la giornata finirà 20 ore dopo per poi ricominciare è estenuante… ma il tuo sorriso mi ripaga di tutto. Sempre. Sei tutto ciò che ho sempre desiderato e aspettato. Mi hai capovolto la vita e sei diventata la mia grande certezza. Mi hai reso consapevole che si può amare immensamente e incondizionatamente senza chieder nulla in cambio. Perché l’amore, quello vero, è così. Mi hai fatto crescere e maturare. Addormentarsi abbracciata a te, sapendo che quando aprirò gli occhi sentirò la tua dolce vocina chiamarmi e i tuoi occhioni cercarmi mi fa amare ancora di più la vita. Una vita che per tutti è difficile, ma che tu la rendi così semplice e lo fai senza neanche saperlo! Vado a dormire con la consapevolezza che domani è un altro giorno e che in quel giorno ci sei e ci sarai sempre e solo tu. 

«Ninna Nanna, Ninna Oh,
Questo amore a chi lo do,
Lo do a te finché vivrò,
Solo te io amerò.»

Buonanotte Noa, ti amo.

La tua piccola grande mamma

Essere incinta significa…

Durante la mia prima gravidanza (che terminerà a settembre) ho capito delle piccole, ma semplici cose. Ho deciso di illustrarle a voi, tra una risata e un po’ di sana autoironia!


Essere incinta significa stringere un forte legame con il bagno e fortificarlo ogni 10 minuti circa.

Essere incinta significa ingegnarsi con Google a cercare qualsiasi rimedio per le nausee. Ovviamente funzionano a tutte… Tranne che a voi!

Essere incinta significa capire che “sciatica” e “mal di schiena” non sono solamente acciacchi della vecchiaia… Anzi!

Essere incinta significa “Bye Bye Sushi”!

Essere incinta significa passare la notte sveglia con la pancia sempre in movimento e un bebè che non ne vuole sapere di dormire… Eppure le famose nottate dovevano iniziare dopo il parto!

Essere incinta significa trovarsi in balia degli ormoni che rapportati al periodo mestruale sono molto, ma molto, peggio!

Essere incinta significa cominciare a farsi domande esistenziali sull’essere una buona madre e così via.

Essere incinta significa passare intere giornate a scegliere un carrozzino confortevole e assicurarsi che il materassino sia antisoffoco perché l’ansia delle donne in dolce attesa è sempre moltiplicata!

E per voi essere incinta che cosa significa? Ce ne sarebbero veramente tante da dire!

Miriam

Era solo una bambina…

Un arabo di 17 anni è penetrato in un appartamento di ebrei israeliani accoltellando a morte una ragazzina di 13 mentre dormiva nel suo letto.


Era il 30 Giugno. Il sole faceva capolino tra le finestre di una piccola casa situata ad Hebron, nell’insediamento di Kyriat Arba, ma Hallel Yaffa Ariel sembrava non volersi ancora svegliare. La scuola era finita e dopo un anno di duro studio poteva permettersi di riposare un po’ di più. La vita è così spensierata quando si è giovani. Che cosa poteva fare durante una giornata di sole una bambina di tredici anni? Magari una bella colazione per poi vedersi con alcune coetanee! Che c’è di meglio delle proprie amiche per studiare insieme, guardare un film, ascoltare la musica o parlare di quella cotta innocente per il ragazzo della classe accanto? Tutto molto bello, se non fosse che la piccola Hallel Yaffa Ariel quel giorno non si è svegliata. O almeno lo ha fatto, ma solo per pochi secondi. Giusto il tempo di rendersi conto di ciò che stava accadendo. Un ragazzo arabo poco più grande di lei ha fatto irruzione nel suo appartamento, accoltellando un uomo di trent’anni per poi scaraventarsi anche su di lei. Era solo una bambina che pochi attimi prima dormiva nel suo letto, rilassata e felice, e pochi minuti dopo stava ricevendo diverse pugnalate alla schiena senza pietà. Era solo una bambina colma di sogni e di speranze per il futuro. Era solo una bambina a cui la vita è stata spezzata per una guerra che riguarda i grandi, ma a quanto pare ne pagano le conseguenze sempre i più piccoli. Era solo una bambina indifesa che, inesorabilmente, tra i gridi di dolore, chiamava la sua mamma e il suo papà, ma nessuno è accorso a salvarla. Non potevano. Era solo una bambina con un immenso amore per la vita. Ciò che in molti non riescono a credere è come si possa morire senza avere alcuna colpa, solo quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Si dà il caso, però, che quel luogo, ironia della sorte, è lo stesso in cui ogni ragazza si dovrebbe sentire al sicuro. Tra le coperte dove da piccoli ci si rifugiava per salvarsi dal “mostro cattivo” immaginario che risiedeva nella nostra mente. Peccato che quelle coperte hanno fallito nella loro “impresa” davanti alla sete di sangue che divorava quel ragazzo arabo, ucciso in seguito dalle autorità israeliane. La mia domanda è: come può un genitore convivere con un dolore del genere? La propria figlia a cui la sera prima si sono rimboccate le coperte è la stessa a cui oggi è stato messo un lenzuolo bianco sopra tutto il corpo, con quegli occhi che ancora emanano la paura da lei provata. Quegli occhi innocenti che ancora chiedono aiuto. In fin dei conti era solo una bambina. E la sua famiglia dovrà dirle addio per sempre. Riposa in pace piccolo angelo!

Miriam

Piccole grandi novità!

Ciao a tutti ragazzi,

In questo post volevo rendervi partecipi di alcune novità che sono accadute in queste settimane.


In primis sono felice di dirvi che il matrimonio è andato benissimo, sembrava di vivere dentro una favola dove io ero la Regina e lui il mio Re. Il mio abito è stato disegnato e realizzato in ogni suo dettaglio dalla stilista Paola D’Onofrio (la sua Atelier ha sede a Roma).


 Insieme al mio compagno, abbiamo deciso di regalarci una settimana a Tel Aviv (Israele). Inutile dirvi quanto ci siamo divertiti a fare shopping sfrenato e a tuffarci tra le onde insieme a tanti bellissimi pesciolini! La parte più emozionante è stata, però, al Kotel (Muro del Pianto), dove abbiamo ricevuto una benedizione speciale e dove ho potuto darla io stessa alla mia cucciola che cresce nella mia pancia. Tornata a Roma ci sono state due sorprese ad attendermi: la prima è l’arrivo del Tesserino come Giornalista Pubblicista presso l’Ordine dei Giornalisti del Lazio. Mentre la seconda è la mia piccola bimba che durante l’ecografia ha deciso di togliere la manina dal viso e dopo 26 settimane abbiamo potuto ammirarla in tutta la sua bellezza grazie ad un’ecografia in 3D.


… Non è bellissima? Fossero sempre così colme di gioia le giornate di tutti noi!

Miriam

Attese…

Ho imparato che nella vita si vive di attese. Alcune sono belle e altre sono brutte. Nel corso della mia esistenza ho avuto modo di provarle entrambe. Ci sono momenti alti e momenti bassi, ma la vita è fatta così. Si vive di attimi.

Ogni giorno, dal 1 febbraio, sto scoprendo sempre di più la gioia di due grandi attese: la prima è il mio matrimonio con l’uomo che amo alla follia, la seconda (ma non meno importante, anzi…) l’arrivo della nostra cucciola (eh sì, abbiamo scoperto che si tratta di una femminuccia) tanto amata e già viziata!

La cosa bella delle attese è che mentre si vivono… Si imparano tante cose! Ogni giorno è una nuova scoperta, ogni settimana è una crescita.

  

Penso proprio che non ci sia niente di più bello ed è arrivato il momento di godere a pieno ogni cosa senza l’ansia delle tante cose da preparare. Facciamo scivolare tutte le preoccupazioni e godiamoci questa felicità che Dio ci ha donato, nell’attesa di poterla guardare in viso e riconoscere gli occhi del padre, la bocca della madre, il nasino di una zia o il colore dei capelli di una nonna.
Fagiolina, ti aspettiamo.

Miriam