Edgar Allan Poe e i racconti dell’orrore

Articolo di Elisa Medaglia

Oggi in questa sezione di Rebel Fashion Blog vorrei parlarvi di uno dei scrittori e critici letterari più brillanti del genere gotico, Edgar Allan Poe. Durante la serata di Halloween potrebbe essereuna buona idea leggere con amici e parenti i “Racconti del Terrore” davanti ad una zucca intagliata mangiando dolcetti! 

Ho scoperto Poe durante il periodo dell’adolescenza trovando un libro tascabile per puro caso, e da lì è iniziata la mia passione per Poe. È sempre stato un personaggio che mi ha incuriosito da subito e anche il suo modo di scrivere l’ho sempre trovato interessante e geniale. 

 

“Di questo spirito la filosofia non tiene conto; ma io non sono tanto sicuro dell’esistenza della mia anima, quanto lo sono del fatto che questa forma di malvagità perversa è uno degli impulsi primordiali del cuore umano- una di quelle inscindibili facoltà primarie, sentimenti, che governano il carattere dell’Uomo.

-Il gatto nero- (1843)

 

La vita di Edgar Allan Poe è stata travagliata, difficile e poco fortunata; ma la sua morte è ancora oggi avvolta nel mistero. Poe fu trovato vagare per Baltimora completamente disorientato e in evidente difficoltà, fu portato in ospedale da un passante e morì pochi giorni dopo nel 1849.

Nessuno riuscì a capire le cause della morte e soprattutto perché si trovasse in quelle condizioni. Tutti i certificati medici e il suo certificato di morte sono andati perduti senza nessuna spiegazione. La causa della morte è rimasta un mistero, si presuppone che fosse stato rapito e costretto a bere ripetutamente alcolici, per essere sfruttato come “elettore forzato”, mentre altre ipotesi presupponevano malattie infettive. 

 

“E ogni notte, intorno a mezzanotte, giravo il chiavistello della sua porta e la aprivo –così delicatamente! E allora, quando avevo fatto un’apertura sufficiente per farvi passare la testa, introducevo una lanterna cieca, tutta chiusa, chiusa, cosicché nessuna luce filtrasse, e quindi spingevo dentro la testa. […] E feci questo per sette lunghe notti- ogni notte proprio a mezzanotte- ma trovavo l’occhio sempre chiuso; e così era impossibile fare il lavoro; perché non era il vecchio che mi opprimeva, ma il suo Occhio Malvagio.”

Il cuore rivelatore- (1843)

 

Le opere di Poe esprimono tutta la malvagità e la perversione che si può celare in qualsiasi uomo, qualsiasi persona normale e tranquilla può perdere la testa, ed è proprio questo che affascina il pubblico, i suoi personaggi sono tormentati e molto intelligenti. I miei racconti preferiti sono “Il gatto nero”, “Il cuore rivelatore” e “Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma”. Quest’ultimo, che ho fatto molta difficoltà a reperire, è tratto da un episodio di vita vissuta direttamente da Poe. Durante un suo viaggio in Francia Poe decide di far visita ad una casa per malati mentali, situata a Parigi, molto famosa per il “metodo della dolcezza”, che consisteva nell’assecondare i malati mentali in tutte le loro manie, ma il metodo fu abbandonato a causa di alcune problematiche e sostituito da due dottori il dottor Catrame e il professor Piuma. Al suo arrivo viene accolto dal direttore della struttura che lo invita a pranzare nella casa. Il pranzo di rivelò molto particolare; la tavola imbandita era molto confusionale e gli ospiti erano vestiti in modo stravagante che, a dire del direttore, erano infermieri ed assistenti della casa. Ogni ospite trova il pretesto per parlare di un paziente ricoverato in passato, che soffriva di una patologia, credendosi un personaggio molto importante e influente. Al termine del pranzo delle grida fuori dalla casa attirano la loro attenzione, un gruppo di persone entrarono violentemente nella sala da pranzo, cosparse di catrame e piume, rivelandosi poi i collaboratori e il direttore reale della casa, tenuti in ostaggio dai pazienti e dall’ ex direttore, diventato pazzo e ricoverato in precedenza nella struttura.

 

“Fu verso la fine del quinto o sesto mese di questo isolamento, mentre la pestilenza tutt’intorno infuriava al massimo, che il principe Prospero pensò di divertire i suoi mille amici con un ballo mascherato di un insolito splendore. Fu una messa in scena voluttuosa, questa mascherata.”

-La maschera della Morte Rossa- (1842) 

 

Poe scrisse numerosi racconti, raccolte, romanzi, poesie e racconti umoristici e di satira.

Ma questa è la notte di Halloween! E nella notte Halloween devono essere letti racconti terrificanti. 

 

Romanzi: Le avventure di Gordon Pym

               Il diario di Julius Rodman (romanzo incompiuto) 

 

Raccolte: Racconti del grottesco e dell’arabesco

               Racconti dell’incubo e del terrore

 

Racconti del terrore: 

 

Metzengerstein

Il duca de l’Omelette

Bon-Bon

Manoscritto trovato in una bottiglia

L’appuntamento

Benice

Morella

Re Peste

Ombra

Silenzio

Ligeria

L’uomo finito

La caduta della casa degli usher

William Wilson

Una discesa nel Maelstron

Eleonora

Mai scommettere la testa con il diavolo

L’uomo della folla

Il ritratto ovale

La maschera della morte rossa 

Il pozzo e il pendolo

Il cuore rivelatore

Il gatto nero

Una storia delle Ragged Mountains 

La sepoltura prematura 

Rivelazione mesmerica 

La cassa oblunga

Sei tu il colpevole

Il potere delle parole

Il demone della perversità

Quattro chiacchiere con una mummia

Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma

La verità del caso di mr.Valdemar

Il barile di Amontillado

Hop-Frog

 Una delle poesie più belle di Poe è “Il corvo”, che ne consiglio vivamente la lettura. Molti sono i film che si sono ispirati ai racconti di Poe, uno dei miei preferiti è “The Raven”, in cui viene raccontata la vita di Poe che si intrinseca ai suoi racconti; il film è del 2012, con un magnifico John Cusack che ne veste i panni in modo eccellente.

                          

[..] Disse il corvo: « Mai più! » […]

Recensione Libro: “l’estate delle verità”

Articolo a cura di Elisa Medaglia

Oggi in questa rubrica letteraria vorrei parlarvi di un libro che direi, ha cercato me. E’ sempre bello quando mi vengono proposti libri nuovi da scrittori emergenti, trovo entusiasmante uscire dagli “schemi” dei classici scrittori, perché tutti gli scrittori famosi sono stati scrittori emergenti! Quindi tutti hanno percorso gli stessi passi, e tutti sono stati letti per la prima volta da qualcuno.

Il libro che vorrei presentarvi è “L’estate delle verità” di Levia Messina edito da Scatole Parlanti. Levia Messina nasce a Milano negli anni 80; donna dalle tante potenzialità, studiosa di Sociologia e Giornalismo, selezionatrice del personale, impiegata, blogger, soccorritrice volontaria del 118 e, come ho letto nei ringraziamenti, moglie e mamma di due bambini. 

 

“Non aveva più chiesto niente. Non aveva più preteso o sperato nulla. Ma, guardando fuori dal finestrino, provando a distinguere i contorni del bosco, pensò che fosse giusto non domandare, ma al tempo stesso sbagliato rifiutare la felicità che arriva senza che la si cerchi.”

“L’estate della verità” racconta la storia famigliare della giovane Stella e del suo fedele amico Tommy, che insieme cercheranno di far luce su alcune vicende che riguardano le loro famiglie. Il mistero che ruota intorno alla nonna di Stella, nonna Annetta, accusata di stregoneria dalla gente del paese, sua madre Alice ritenuta il fantasma di un bambina morta e Tommy che non conosce l’identità di suo padre. Altri componenti della famiglia faranno parte di questa storia misteriosa e piena di suspense. Una storia avvincente che viaggia tra passato e presente, ricca di colpi di scena, che trattiene incollati al libro fino all’ultima pagina. 

“La cucina era illuminata e pensò che Annetta avesse dimenticato di spengere la luce. Il fischio del bollitore. La nonna, ancora vestita di tutto punto, gonna marrone e camicia bianca senza maniche, versava, girata di schiena, l’acqua fumante in una tazza blu e il profumo della camomilla riempì la stanza.”

Il libro di Levia Messina mi ha accompagnata per tutta l’estate, l’ho trovato un libro fresco e nuovo, molto scorrevole e avvincente tra misteri e vecchie superstizioni, ma anche dolce, perché vengono messi alla luce valori molto importanti come la famiglia, gli affetti e l’amicizia. Le descrizioni dettagliate ti fanno sentire totalmente avvolto nella storia, riuscendo ad immedesimarsi in uno dei personaggi. Levia Messina è riuscita a mescolare tutto quello che si può volere in un libro estivo, ma anche invernale, davanti ad una bella tazza di tea caldo avvolti in una coperta di pile. Ho adorato il personaggio di Stella, ragazza forte, determinata  e molto sarcastica. 

Consiglio vivamente questo libro, perché quando inizierete a leggerlo verrete catturati da ogni personaggio, da ogni storia, da ogni mistero e sarete bramosi di arrivare subito al finale. 

Auguro a Levia Messina una lunga carriera nella letteratura e spero, con tutto il cuore, che ci delizierà con altri libri. 

 

Gli passarono davanti agli occhi nove anni di amicizia. Nove anni di qualcosa che non aveva provato per nessuno. Non sapeva se fosse solo amicizia, ma sapeva che un’amicizia del genere avrebbe potuto anche essere più forte di un amore, perché un sentimento del genere non sarebbe mai stato secondo a niente.

 

 

 

Stephen King: il maestro dell’Horror!

Articolo a cura di Elisa Medaglia

Oggi in questa rubrica letteraria vorrei parlarvi di uno scrittore geniale, il maestro dell’horror Stephen King. Ho sempre inseguito King, cercando documentari e vedendo film tratti dai suoi libri, ma avevo un po’ di timore a leggerlo.

Qualche anno fa, facendomi coraggio, iniziai a leggere “Misery” (1987), da cui è stato tratto “Misery non deve morire”, uno dei miei film preferiti. Dopo Misery mi sbilanciai con “Shining” (1977), un vero capolavoro da cui ne rimasi rapita e “Mucchio d’ossa” (1998).  Accantonai un po’ i libri di King per prendermi una pausa, dall’horror ogni tanto ci vuole, altrimenti ogni oggetto o persona del quotidiano sembra essere una minaccia! Ho ripreso a leggere King il mese scorso, con “Notte buia, niente stelle” del 2010, edito da Sperling & Kupfer, la casa editrice che pubblica tutto di King; ed ho scoperto la bellezza dei racconti brevi. In questo libro ci sono quattro storie: “1922” (il cui film è stato prodotto da Netflix), “Maxicamionista”, “La giusta estensione”, “Un bel matrimonio”. In ogni storia le donne sono protagoniste, o quasi; racconta, in modo brutale ma purtroppo spesso veritiero, di donne uccise, torturate mentalmente e segnate per tutta la vita da uno shock. “Notte buia, niente stelle” mi ha spaventata di più, in confronto agli altri romanzi di King, proprio perché parla di fatti comuni, persone comuni, che troviamo nel quotidiano e fatti che possono accadere ad ognuno di noi, senza eccezione.

“Mise la lampada accanto al libro che stavo leggendo, -Main Street- di Sinclair Lewis. Non l’ho mai più finito, non me la sono più sentita. Alla luce della lampada, indicai le macchie di sangue sul pavimento e la pozza che si allargava accanto al letto.”

-1922-

In questi racconti King esplora profondamente la mente femminile, in tutte le sue sfaccettature, mostrando la debolezza morale di alcuni uomini, che, di fronte a donne forti, hanno paura di non averne il controllo. Donne forti, troppo spesso messe a tacere per sempre, donne forti che hanno combattuto contro uomini malati e perversi. 

Riporto una descrizione di Stephen King di “Notte buia, niente stelle”:

<< In Notte buia, niente stelle ho fatto del mio meglio per rendere quel che la gente potrebbe fare e come potrebbe comportarsi in certe situazioni estreme. Le persone in questi racconti non sono prive di speranza, ma riconoscono che a volte persino le speranze più fervide (e i migliori auspici per il prossimo e la società in cui viviamo) si rivelano vane. Anzi, succede spesso. Quello che ci dicono, secondo me, è che la nobiltà non sta principalmente nel successo, ma nel cercare di fare la cosa giusta, e che se non riusciamo a farla, o intenzionalmente ci sottraiamo al compito, la conseguenza sarà l’inferno.>>   -Postfazione 2009- 

“Col batticarne ammaccò la base del pilastro. Era stanca, talmente stanca che le sembrava di essere nel sogno di un’altra donna. Esaminò il segno, le sembrò troppo intenzionale, e diede qualche altro colpetto per smussare i bordi. Quando le sembrò qualcosa che poteva aver causato sbattendoci la faccia, pian piano risalì le scale e percorse il corridoio, sempre con la pistola in mano.”

-Maxicamionista- 

Da “Notte buia, niente stelle” è ripresa la mia lettura per Stephen King, sono andata nella mia libreria di fiducia e ho comprato quattro libri di King, come scorta per tutta l’estate: “Le notti di Salem” (1975), “Joyland” (2013) e “On Writing  (2000), un saggio in cui descrive se stesso e la propria scrittura e “Il bazar dei brutti sogni” (2015) . Ho sempre definito Stephen King un genio indiscusso, mai banale e ripetitivo, con uno stile di scrittura scorrevole e veloce da leggere, ogni suo libro si divora in pochi giorni, o comunque settimane. Ritengo King un grande scrittore del 900, per il suo modo di scrivere, per la qualità degli horror che ci regala e per tutte le sue storie, intrigate e geniali. 

Trascrivo qualche titolo di King da leggere assolutamente, capirete che ha scritto più di cinquanta romanzi e trascriverli diventerebbe un articolo lunghissimo (anche se nel mio quaderno di fiducia li ho tutti in ordine cronologico) magari in un secondo momento riparlerò di King, di tutte le curiosità legate a lui e del suo prossimo romanzo “L’istituto” in uscita il 10 settembre 2019, edito, come sempre, da Sperling & Kupfer. 

Letture per un estate da brivido:

-Carrie (1974) il primo libro di King, da cui nasce il suo successo;

-Pet Samantary (1983); 

-Il gioco di Gerald (1992); 

-Quattro dopo mezzanotte (raccolta di racconti 1990);

-Incubi e deliri (raccolta di racconti 1993)

-On Writing (2000)

E ovviamente quelli che ho citato nell’articolo.  

“Darcy rientrò in casa. Si sentiva più giovane e leggera. Si mise di fronte allo specchio dell’atrio. Nel vetro non vide altro che il proprio riflesso, e fu una bella cosa.”

-Un bel matrimonio- 

Recensione Libro: “25 grammi di felicità”

Recensione a cura di Elisa Medaglia

Oggi in questa rubrica letteraria vorrei parlarvi dell’ultimo libro che ho letto “25 grammi di felicità” di Massimo Vacchetta e Antonella Tomaselli

Ho sempre adorato i ricci, ma mai avrei pensato di trovare un libro così dolce e così delicato come questo; il libro mi è stato regalato da mia madre, dopo aver visto un intervista di Massimo Vacchetta, in cui parlava con molto entusiasmo del suo Centro Recupero per ricci “La Ninna” e del suo libro, “25 grammi di felicità”.

“Mi piaceva quando Ninna mi guardava: occhietti scintillanti e curiosi. Alzava la testolina verso di me mentre le parlavo. Ascoltava la mia voce. Mi capitò, sull’onda dell’entusiasmo, di cantare addirittura una ninna nanna, o una canzoncina, per lei. Mi piaceva anche quando cercava le mie mani, le mie dita. Mi annusava minuziosamente.”

Questo tenerissimo libro parla della storia di Massimo Vacchetta, veterinario di professione e passione, che si ritrova a dover curare un dolcissimo riccio trovato da una signora e portato ad un collega. Vacchetta non è abituato ad animali piccoli, se non con nozioni basilari, e così per lui l’incontro con Ninna diviene una vera e  propria  avventura, una dolcissima storia d’amore. Con l’aiuto di Giulia, esperta di ricci trovata dal protagonista su un forum per ricci in un momento di agitazione, riesce ad allevare questo piccolo riccio rimasto solo al mondo. Nel corso della storia Vacchetta darà vita a quello che oggi è il Centro Recupero Ricci “La Ninna”, in provincia di Cuneo. 

“La notte si fece silenziosa. Si sentiva solo il battito del mio cuore. No…si sentiva anche qualcos’altro: il cuoricino di Ninna, vicino al mio, batteva altrettanto forte e velocemente. All’unisono. Cuore a cuore: TUM, TUM, TUM.”

Ho trovato questo libro, come ho già ripetuto, di una dolcezza infinita; ho sempre amato i ricci e questo libro ha dato libero sfogo a tutto l’amore che provo per questi animaletti. Si legge in fretta, è scorrevole e la scrittura e veloce e discorsiva. Un magnifico racconto, una storia vera, che tiene incollati al libro, dalla prima all’ultima pagina, con un finale inaspettato. 

“Il Centro Recupero Ricci –La Ninna- ormai era attivo. Arrivavano riccetti da tutte le parti. Soprattutto cuccioli, ma anche adulti feriti. Cominciava a diventare impegnativo seguirli tutti. Per fortuna c’era qualche volontario che mi dava una mano. In che modo trovavo persone disponibili? Bè, allora succedeva così, per caso.”

Ho discusso di questo libro al club del libro a cui partecipo in biblioteca e alcune delle partecipanti hanno trovato molto interessante questa storia, tanto da comprare ai propri nipoti e figli il libro. Nell’incontro successivo mi hanno raccontato, con molto entusiasmo che, a chi era stato regalato, è piaciuto tantissimo e ne sono rimasti davvero molto colpiti; anche qualcuna di loro ha letto il libro ed il responso è stato positivo. Consiglio vivamente questo libro, anche per spezzare un po’ la vita frenetica di tutti i giorni e addolcirci la giornata con un magnifico racconto. 

“La voce di Ninna è quella di tutta la natura oltraggiata dall’uomo. 

È il pianto di un bosco tagliato. 

È il lamento della biodiversità martoriata.

È il biasimo a orde di pirati che predano senza freni un pianeta già troppo isolato.

È il grido che vuole scrollate l’indifferenza.

È l’invocazione d’aiuto che tutti dovremmo ascoltare.

Perché la vita di tutti possa continuare. 

Non mi interessa avere belle case e belle automobili ed essere il più furbo. Non è la mia idea di felicità. Io vorrei solo continuare a inseguire i miei sogni, a cui ho tolto le briglie. E acchiapparli nei loro giardini. E con cura farli fiorire. Per poi regalarli. 

I miei sogni rispondono alla voce di Ninna.

Lei, la mia prima ricciolina…”

“La mia vita da zucchina”, un libro per grandi e piccini!

Recensione a cura di Elisa Medaglia

Oggi in questa rubrica letteraria vorrei consigliare una lettura per ragazzi. Io l’ho letto da adulta e proprio per questo lo consiglio vivamente anche ad un pubblico più grande.

Parliamo di “La mia vita da Zucchina”, dalla penna dello scrittore francese Gilles Paris, edito nel 2016 da Edizioni Piemme, nel 2018 da Mondadori libri ed in fine, l’edizione che ho letto, sempre nel 2018 da Edizioni Pickwick. 

“Il venerdì, dopo la merenda, vado dalla psicologa. La signora Colette mi fa vedere dei disegni a inchiostro nero e io devo dire cosa mi fanno venire in mente, oppure mi dà del pongo e ci faccio quello che voglio. Nel suo diario, ci sono anche delle matite colorate e se mi stufo posso disegnare. Una volta ho provato a disegnare il teatro delle marionette.”

“La mia vita da Zucchina” racconta la storia di Icaro, soprannominato Zucchina dalla mamma. Un bambino di 9 anni il cui papà è andato via da casa con un’altra donna e lui e la mamma, rimasti soli, cercano di tirare avanti tra le difficoltà economiche e morali della mamma che ha problemi di alcol e depressione. Icaro si sta crescendo da solo perché la madre è spesso davanti alla tv con una birra in mano e quando gli parla non sposta neanche lo sguardo. Un tragico incidente cambierà totalmente la loro vita. Icaro condividerà la propria esistenza con altri bambini, con varie problematiche e con un infanzia agghiacciante. Qui troverà in loro e in altre figure professionali una grande famiglia, tra cui il generoso gendarme Raymond.  

“E poi, come se non avessimo avuto abbastanza emozioni, la mamma di Beatrice è venuta a trovarla alle Fontane. Beatrice non smetteva di dire che il sole è nel suo cuore e noi siamo tutti contenti di vederla sorridere, con il suo bel sorriso di denti bianchi senza il pollice dentro. Da quando sa che la sua  mamma viene per davvero, prende la forchetta e mangia con appetito, e Rosy è tutta orgogliosa del cambiamento. Soltanto che la mamma di Beatrice non è venuta da sola. Ha una pistola nella borsa. Pensa che Rosy l’abbia sostituita nel cuore delle sua piccola. E non c’è più il sole quando Beatrice corre fuori dall’ufficio gridando a Rosy –Nasconditi, la mamma vuole ucciderti!- “

Questo libro mi ha preso davvero molto. Mostra la realtà vista dagli occhi dei bambini. Anche il genere di scrittura risulta infantile, ma è proprio questa la particolarità di questo libro. Il racconto fa intuire come i bambini reagiscono a determinate situazioni e come affrontano alcune problematiche molto gravi. Consiglio questo libro, oltre che ai ragazzi, anche agli adulti perché fa riflettere molto, ci mette di fronte a situazioni purtroppo quotidiane che si sentono nei telegiornali.

Fate leggere questo libro ai ragazzi, leggetelo voi, affinché i bambini futuri non debbano sopportare quello che hanno passato i bambini prima di loro. 

“E lontano vedo il mare e non sto più nella pelle. L’ho visto in un mucchio di film, però non era uguale. La mamma non ha mai voluto portarmi al mare. Diceva che costava troppo e che era troppo pericoloso a causa del figlio della signora della fabbrica che era stato girato nell’onda un po’ come la lavatrice. E’ immenso il mare. Non è colpa mia se in tele tutto sembra piccolo. Devo essere l’unico bambino che non conosce il mare. Cammino sulla sabbia e sprofondo un bel po’ e ne ho le scarpe piene.”

“La misura imperfetta del tempo” di Monica Coppola

Una famiglia, tre donne di tre generazioni diverse e un vecchio segreto che sta per essere rivelato. Mia ha ventidue anni e lotta perennemente con ansie e insicurezze. È cresciuta nella periferia torinese con i nonni materni, senza sapere nulla dell’identità del padre. La nonna, Zita, è vivace e dinamica ma ora deve superare il lutto per la recente morte del marito. La madre, Lara, ha anteposto la carriera all’istinto materno e vive a Milano dove coltiva ambizioni e amanti conosciuti online.Durante una vacanza alle terme, Zita incontra Santo, accetta il suo corteggiamento e ricomincia a vivere. Questa sua scelta destabilizza Mia che, ancora legata al ricordo del nonno, inizia a ostacolare la relazione. E riporta Lara a Torino, per capire cosa stia succedendo tra nonna e nipote.Quando le tre si ritrovano, il confronto sfocia in un aspro litigio, ma la verità sul padre di Mia, che Lara ha tenuto nascosta a tutti per più di vent’anni, sta finalmente per venire a galla.

Non voglio anticiparvi altro di questo meraviglioso libro uscito il 16 Maggio 2019, edito Las Vegas Edizioni e presente nella collana ” I Jackpot”.

Immergetevi nella lettura di un romanzo che vi sorprenderà proprio come ha fatto con me. Ideale da leggere anche sotto l’ombrellone, in vista dell’estate, per la sua scorrevolezza.

La scrittrice Monica Coppola è nata nel 1974 a Torino. Ha pubblicato i romanzi “Viola, vertigini e vaniglia” (BookSalad, 2015) e “La misura imperfetta del tempo” (Las Vegas edizioni, 2019).Ha curato l’antologia “Dai un morso a chi vuoi tu” (BookSalad, 2016). Ha scritto racconti per “La Repubblica – L’Espresso” e “Carie”, e collaborato con il blog di “Vanity Fair”. Si occupa di marketing e formazione.

Per acquistarlo potete cliccare qui: https://www.lasvegasedizioni.com/libri/i-jackpot/la-misura-imperfetta-del-tempo/

Tributo all’intramontabile Jane Austen

Articolo a cura di Elisa Medaglia

Oggi in questa sezione letteraria, vorrei parlarvi di Jane Austen, una delle mie autrici preferite, ho letto i suoi libri migliaia di volte, ed ogni volta in cui mi immergo nel suo mondo mi sembra di partire per l’Inghilterra con una cara amica che mi conosce come un libro aperto.

Per parlare della Austen inizierei con le parole dedicatele da Virginia Woolf: 

“Qualunque cosa lei scriva è compiuta e perfetta e calibrata. […] Il genio di Austen è libero e attivo. […] Ma di che cosa è fatto tutto questo? Di un ballo in una città di provincia; di poche coppie che si incontrano e si sfiorano le mani in un salotto; di mangiare e di bere; e, al sommo della catastrofe, di un giovanotto trascurato da una ragazza e trattato gentilmente da un’altra. Non c’è tragedia, non c’è eroismo. Ma, per qualche ragione, la piccola scena ci sta commuovendo in modo del tutto sproporzionato rispetto alla sua apparenza compassata. […] Jane Austen è padrona di emozioni ben più profonde di quanto appaia in superficie: ci guida a immaginare quello che non dice. In lei vi sono tutte le qualità perenni della letteratura.”

The Common Reader, Hogarth Press, Londra 1925

Ho trovato in queste parole la descrizione perfetta per Jane Austen, parole che ogni persona che ha amato i suoi romanzi ed i suoi personaggi le dedicherebbe. 

Rileggendo i suoi romanzi, oggi troviamo delle caratteristiche quasi moderne nei personaggi; ognuno di loro ci da la possibilità di riflettere sulle sfumature dell’animo umano, nessuno di loro è perfetto, ma dedito alla perfezione, ognuno di loro in ogni romanzo si ritrova quasi sempre a dover fronteggiare le proprie convinzioni e anche a scontare, in modo leggero e romantico, le proprie colpe. I protagonisti della Austen sono personaggi caratteristici, ognuno ha le proprie particolarità ed è modellato a sé stesso.  Altri personaggi sono testardi, quasi odiosi, che ritengono di dover ribadire il proprio ceto sociale in ogni occasione, opportunisti, egoisti e subdoli seduttori; infatti alcuni di essi sembrano creati appositamente dalla Austen per crearci un’antipatia nei loro confronti, un’antipatia così forte che è impossibile che rimangano simpatici a qualcuno. Le vere protagoniste della sua letteratura sono le donne a cui ha dato vita, donne quasi esemplari, donne forti che sanno farsi rispettare, ma anche donne timide, pazienti, innamorate  dell’amore, restie nell’innamorarsi, presuntuose, ingenue, intelligenti, allegre ed energiche, come la mia amata Elizabeth Bennet in Orgoglio e Pregiudizio. 

Anche gli uomini della Austen hanno un fascino tutto loro; nei romanzi troviamo uomini giusti, saggi e desiderabili dal mondo, con un fascino fuori dal comune e di buon cuore, ma anche straordinariamente complessi come Darcy che, anche se incline al pregiudizio, si rivelerà di dignità eccezionale, di bontà e di una generosità ineguagliate. 

“Elizabeth, che s’era piuttosto aspettata di ferirlo, rimase meravigliata della sua galanteria; ma v’era in lei un misto di dolcezza e birichineria che le rendeva difficile offendere la gente; e Darcy non era stato mai tanto affascinato da una donna quanto si sentiva ora affascinato da Elizabeth.” Orgoglio e Pregiudizio

Per quanto possa essere ironico il modo di scrivere di Jane Austen è riuscita a descrivere con grazia l’epoca in cui viveva, di cui ne era spettatrice e anche protagonista, raccontando semplicemente storie che per lei erano il quotidiano. Le opere di cui oggi possiamo godere sono:

  • Ragione e Sentimento;
  • Orgoglio e Pregiudizio;
  • Mansfield Park;
  • Emma;
  • L’abbazia di Northanger;
  • Persuasione.

I racconti:

  • Lady Susan;
  • Sandinton;
  • I Watson.

“Sette anni non basterebbero a fare in modo che certe persone si conoscano l’un l’altra, mentre per altri sette giorni sono più che sufficienti.”

Ragione e Sentimento

I romanzi di Jane Austen sono ironici, piacevoli e scorrevoli, ogni finale ha una morale che ha tanto da insegnare a tutti, i personaggi e le storie d’amore fanno sognare ogni lettrice o lettore che, leggendoli, riesce ad immergersi completamente nelle storie, immedesimandosi in uno dei personaggi.  

Parlando con altre persone, mi sono resa conto che molti non conoscono la Austen e ritengo che sia un gran peccato; penso che nella vita almeno un libro di Jane Austen vada letto, è un piacere troppo grande per doversene privare. 

“Vi offro di nuovo il mio cuore che è ancor più vostro di quando lo spezzaste quasi otto anni e mezzo or sono. Non abbiate l’ardire di affermare che l’uomo dimentica più in fretta della donna, che il suo amore finisce prima. Non ho amato che voi. Ingiusto posso essere stato, debole e risentito lo sono certamente stato, ma incostante mai. Per voi soltanto sono tornato a Bath e senza di voi non posso immaginare il mio futuro.” Persuasione