Tra lavoro e amore con… Carolina Crescentini!

Carolina Crescentini, classe 1980, nata a Roma. È molto bello vedere come il destino, a volte, riesce a fare il suo corso magnificamente e, molto probabilmente, anche per lei è stato così. Dopo aver conseguito la maturità scientifica, infatti, ha deciso di iscriversi alla Facoltà di Lettere, indirizzo Spettacolo. È bastato un seminario di recitazione per cambiarle totalmente la vita, ma questo ce lo racconterà lei più avanti. L’abbiamo incontrata al Centro storico della Capitale e davanti a un buon caffè abbiamo parlato di lavoro, amore e futuro!

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Iniziamo parlando di ciò che con gli anni è diventato il tuo lavoro: come è nata la passione per la recitazione?
Inizialmente è nato tutto per caso, uno splendido caso. Stavo studiando il cinema e volevo capire che cosa fosse l’attore nello specifico. Ho deciso, quindi, di andare a un corso di recitazione e ammetto che in quel preciso momento si è aperto un mondo di emozioni. Mi sentivo così bene sul palco. Era come entrare in un bellissimo vortice da cui non sono stata più in grado di tenermi alla larga.
Ti abbiamo vista in molti ruoli diversi, quale ti è rimasto dentro?
Sì, effettivamente ho interpretato molti ruoli diversi ed interessanti, ma posso dire con certezza che i ruoli che mi sono rimasti dentro sono sicuramente due: Corinna la cagna di “Boris” che è stato il progetto più geniale di tutta la mia carriera e, infine, il personaggio di Laura dell’Industriale di Giuliano Montaldo.
Tra i tanti colleghi con cui hai collaborato, chi stimi maggiormente?
Sicuramente Pierfrancesco Favino che è per me un attore immenso con cui ho recitato nell’Industriale nei panni della moglie.
Vuoi parlarci dei tuoi ultimi lavori? Quando potremo rivederti al cinema?
Il 5 gennaio 2016 è uscito nelle sale “Assolo”, il nuovo film di Laura Morante. Sono molto fiera di far parte del suo cast, anche se è un piccolo ruolo. Posso dirti che si tratta di un film dalla sensibilità femminile e non solo perché la mia regista è una splendida signora, ma perché indaga la condizione di una donna sola che ha superato i 50 anni. Un film che racchiude tutto quello che ci portiamo dietro dai nostri fallimenti, tutto quello che ci ha reso fragili, la paura di ricominciare. Molto profondo, ve ne consiglio la visione.
Sei una persona che non si ferma mai, sempre in movimento per lavorare a tanti nuovi progetti interessanti. Ci dai una piccola anteprima?
Sì, mi hai inquadrato bene! Sono una persona che ama stare sempre in movimento in nuovi progetti che mi piacciono e in cui credo! L’anteprima di cui posso parlarti riguarda una serie televisiva che sto per iniziare insieme ad Alessandro Gassman dal nome “I bastardi di Pizzofalcone”, tratta dal libro di Maurizio De Giovanni, che uscirà nell’Autunno 2016 su RaiUno.
Esattamente un anno fa è andato in onda sulla Rai “Max e Helene”, un film molto profondo su una storia d’amore ai tempi della Shoah. Come hai fatto a prepararti per un personaggio del genere e quanto sei riuscita ad impersonarti realmente?
Il primo step da affrontare è stato che il film era girato in inglese, quindi ho dovuto studiare. Il secondo step è stato quello di provare prima delle riprese con Alessandro Averone (ndr nel ruolo di Max) e questo non è cosa da poco visto che non tutti sono disponibili. Secondo me la storia si può dividere in due parti: la prima è una sorta di Romeo e Giulietta negli anni del nazifascismo, la seconda porta su un altro mondo dove regna la difficoltà di sopravvivere. Se hai visto e preso parte all’orrore più grande della storia, non è detto che si riesca sempre a trovare la forza di andare avanti. Per prepararmi al personaggio sono andata a vedere le testimonianze dei sopravvissuti e ho notato che, nonostante le diverse reazioni, tutti avevano le stesse pause nel discorso parlato come a significare la difficoltà del raccontare. Helene inoltre ha un dolore più grande rispetto agli altri: il figlio dello stupro. Non è scontato, infatti, che una donna porti avanti una gravidanza nata da uno stupro. Lei ha dato al figlio il nome del suo grande amore, raccontando una vita diversa da quella realmente vissuta. Per quanto riguarda l’impersonarmi in Helene… Certi sentimenti non puoi fingerli. Devi andare a cercare dentro di te. Per di più questo è un tema non molto lontano nel tempo. La vergogna di ciò che è successo l’abbiamo ancora tutti addosso.
A questo punto mi viene da domandarti: quanto pesa il diritto e il dovere di ricordare la Shoah?
Abbiamo il dovere di continuare a raccontare soprattutto a causa del negazionismo. Negare è quanto uccidere, secondo me. Ciò che mette paura è che la follia di un singolo ha contagiato l’intero mondo, organizzando uno sterminio a tavolino. Se c’è riuscita una persona, ce ne sono altre che potrebbero riuscirci. Questo è pericolosissimo. Helene, invece, vuole dimenticare ed essere dimenticata ma solo perché sennò crollano le bugie dette al figlio. Io, invece, che ogni giorno inciampo nel ricordo sento di avere una grande responsabilità come essere umano.
Ora passiamo ad un argomento personale: l’amore ha bussato alla tua porta?
Su questa domanda posso dirti solamente una cosa che, essendo donna come me, saprai di sicuro: l’amore è sempre in agguato.
Che cosa cerchi in un uomo e che cosa proprio non riesci a sopportare?
Ciò che cerco in un uomo è sicuramente protezione e ironia. Una cosa che proprio non riesco a sopportare e che, quindi, non vorrei assolutamente nel rapporto è un uomo che cerca di cambiarmi o castrarmi. Non riuscirei proprio a sopportarlo!
Ora facciamo spazio alla fantasia: qual è l’attore, italiano o straniero, su cui faresti un pensierino per una fuga romantica?
Sicuramente Michael Fassbender, (ndr attore irlandese di origine tedesca) un uomo da svenimento.
Che tipo di donna sei quando ti innamori?
Quasi gheisha. E preferisco non pronunciarmi ulteriormente.
Ok, l’argomento sull’amore è superato. Ultima domanda a bruciapelo: come ti vedi tra 10 anni?
E chi lo sa… Staremo a vedere! La vita è una sorpresa e il destino, o il caso se preferiamo chiamarlo così, come l’amore, è sempre in agguato.

Alla prossima,
Miriam

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