Segnalazione:: “Già sua” di Sandy Raven

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Informazioni

Prezzo di copertina ebook: € 3.49 (su Amazon a € 2,59)
N. pagine: 389
Editore: Sandy Raven
Genere: Historical Romance
Formato: ebook (in pubblicazione cartaceo)
Data di uscita: 5 ottobre 2015

Sinossi

Lo ama da tutta una vita.
Lady Elise Halden sa come far piegare al suo volere i cavalli, con il suo tocco gentile e persuasivo, ma sta imparando che farsi obbedire dal nuovo conte di Camden non è paragonabile ad addestrare una cavalcatura. Se vuole una qualche speranza di imbrigliare gli affetti del conte, le servirà un piano. Con l’aiuto della sua amica lady Beverly e di sua cognata, la duchessa, Elise si prefigge di vincere il cuore del suo indifferente conte.
Lui l’ha sempre ammirata da una rispettosa distanza.
Da ragazzi, Michael Brightman e il suo migliore amico hanno giurato di lasciar perdere le rispettive sorelle, una promessa fatta solo per proteggere la sua dai modi affascinanti e libertini dell’amico. La sorellina del duca di Caversham è sempre stata una sfacciatella precoce da evitare, finché un giorno Michael si accorge che lady Elise è cresciuta, e le cose che vorrebbe fare con lei di certo metterebbero a repentaglio l’amicizia con suo fratello.
Insieme scoprono che le prove fisiche non corrispondono necessariamente alla verità e che fidarsi del cuore a volte è la lezione più difficile da imparare.
Il romanzo è il secondo della serie “Le cronache dei Caversham”, dopo “La sposa di Caversham” e il prequel, “Miss Amelia accalappia un duca”, entrambi già disponibili in tutti gli store. Pur non essendo prettamente un erotico, contiene scene di sesso.

Estratto

Michael era stato il futuro marito di Elise da quando lei aveva dieci anni…solo che non lo sapeva.
“Detesto annusare i sali!” Elise aprì gli occhi e si spinse via dal viso l’odiosa bottiglia, poi lo guardò gelida.
“Allora non avreste dovuto svenire.” Michael fu pieno di sollievo. Per un attimo la paura di perderla l’aveva paralizzato, ma quando si era reso conto di cos’era successo aveva ordinato alla carrozza di fermarsi e chiamato la sua domestica per aiutarlo. Dio, sarebbe stato terribile spiegarlo a suo fratello.
“Non sono svenuta, non svengo mai.”
Sul viso di lui si aprì un sorriso baldanzoso. “Giusto.”
“Ho sentito la mia signora? È rinvenuta?” chiese Bridget dietro di lui.
Elise cercò di sedersi, ma egli la trattenne giù. “Riposate. La vostra cameriera è solo preoccupata. Sì, finalmente è rinvenuta” disse alla donna. “Perché voialtre insistete nell’indossare cose come questa…” Michael tenne in alto lo spencer, “in giornate calde come oggi?”
“Perché,” disse la serva, “sembrare vestita in modo indecente porterebbe la collera della società sulla sua testa. È il mio lavoro controllare che almeno abbia un’apparenza decorosa.”
“Avete…?” Elise balbettò, sembrando notare solo allora l’abito senza maniche e il colletto sbottonato. “Come avete…?”
“L’ho tolto per aiutarvi a rinfrescarvi. Non vi preoccupate, non mi sono preso alcuna libertà, ero troppo occupato a sventolarvi con il vostro libro.” Abbassò la voce in modo che Bridget non potesse sentirlo e aggiunse: “Inoltre, quando arriverà quel momento, vi voglio molto presente, mia cara.” Sorridendo, pensò a quanto non vedesse l’ora che fosse quel giorno.
Elise borbottò qualcosa che non capì appieno, ma sembrava un’invettiva sulla testardaggine degli uomini e sulla loro malaccorta lealtà. Michael seppe che lei stava bene quando diresse verso di lui un altro sguardo di ghiaccio. “Andiamo, allora” disse. “Woodhenge è ancora più o meno a quattro ore, senza fermarsi a pranzo.” Tenne la mano di Elise, evitandole di uscire dal veicolo e di andare con la cameriera. “No, voi restate con me, lei può restare nell’altra carrozza.”
“Oh! Bastardo arrogante,” sibilò, “non voglio viaggiare con voi.”
Si trattenne, pensando che avrebbe di certo voluto stare con lui prima della fine della giornata. Se solo avesse potuto reprimere la propria frustrazione per la sua insolenza. “Sia quel che sia, lo farete.” Rimandò Bridget al suo veicolo e chiuse la portiera del loro. Presto, furono di nuovo in viaggio.
Dopo qualche minuto, Elise smaniava con in mano il libro che aveva finito. Michael poteva vedere che stava considerando la possibilità di rileggerlo da capo, per evitare di parlargli. Non voleva che lo facesse, ma preferiva che riempisse la carrozza con la sua esuberanza e vivacità. Voleva parlarle, spiegare le decisioni a cui era arrivato, e chiederle se ancora sentisse le stesse cose nei suoi confronti e in quelli di un possibile futuro insieme. Poi, dopo, sempre che l’avesse ancora fatto, avrebbe riso con lei, l’avrebbe abbracciata, toccata e baciata.
Ma se non fosse stato così, aveva solo ventiquattr’ore in cui poter farle cambiare idea, e l’unico modo per cominciare con quella vivace sfacciatella era essere onesto, perché era l’unica cosa che sapeva lei stimasse oltre misura. L’aveva sempre fatto.
“Ricordate quella sera dagli Holderman?” cominciò, con la voce che sembrava strana, anche a se stesso. Mantieni il controllo, ordinò il suo cervello al suo cuore. Quando lei annuì, continuò: “Ricordate cosa avete detto?”
“Temo di aver detto molte cose quella sera.” Fissò fuori della finestra, evitando il contatto visivo con lui. “Non so nello specifico cosa volete che ricordi.”
Michael fece un profondo respiro, quasi temendo di cominciare. “Avete detto: ‘Avete mai saputo che qualcosa è così assolutamente vero e giusto nel profondo del vostro cuore senza nemmeno sapere come potete esserne certo.’ Non ho dimenticato le vostre parole. Avete parlato dal cuore.” Lei si voltò a guardarlo e Michael pensò di vedere una scintilla di qualcosa, un’emozione profonda, che non voleva far venire fuori, quindi continuò, sperando che fosse la risposta che desiderava. “Credo di capire cosa intendeste, ora, perché non so da dove stia venendo questo sentimento. So solo che non voglio perderlo.”
“Posso chiedervi come siate arrivato a questa conclusione?” La sua voce quasi non conteneva l’emozione. Riusciva a vedere che voleva credergli, e poteva solo continuare come aveva iniziato, con l’onestà.
“Sul mio onore, Elise, questo… questo… qualsiasi cosa sia tra noi mi ha preso veramente alla sprovvista. Un giorno eravate solo la sorella fastidiosa di Ren, e il successivo vi volevo e insieme sapevo di non potervi mai avere. Allora ho cominciato a pensare al perché non potevo, e tutte le ragioni tornavano a una cosa: l’accordo che vostro fratello ed io avevamo fatto quando eravamo giovani, in cui ci eravamo promessi l’un l’altro che non avremmo preso in considerazione, da quel punto di vista, le nostre sorelle. Al tempo in cui lo facemmo, io ero preoccupato che vostro fratello potesse spezzare il cuore di Christina. Voi non siete mai stata un problema, eravate solo una bambina.”
Non reagì al suo discorso, ma poté vedere che stava reprimendo un sorriso. Michael si tolse del tutto il foulard allentato, dato che stava diventando più caldo e afoso dentro alla lenta carrozza. Si levò il panciotto sbottonato, tirandolo sul sedile insieme alla giacca, e continuò: “Allora c’era la differenza d’età. Nella mia testa, non vi vedevo come la giovane donna che siete diventata, ma come la sorellina di un amico. Ha senso quello che sto dicendo?”
Michael riuscì a vedere la speranza che gorgogliava subito sotto la superficie, ma lei annuì solo, in silenzio. Continuò: “Quella sera, dagli Holderman, avete provato a dirmi che la differenza d’età era irrilevante, ma non volevo crederci. Allora voi, arpia che siete, avete organizzato la serata a teatro con Huddleston e Wilson.”
“Ho qualche domanda su questo…” iniziò, ma quando si rese conto di ciò che aveva detto, i suoi occhi prima si spalancarono per il colpo, poi si strinsero scettici: “Come sapevate…”
Alzò una mano per interromperla. “Più tardi, vi prego. Lasciatemi finire. Quando ho chiesto a Ren se avrebbe permesso a qualcuno più vecchio di me di corteggiarvi, mi ha ricordato alcune cose e ne ha chiarite altre, praticamente ripetendo ciò che mi avevate detto la sera del ballo degli Holderman, che la nostra differenza d’età non sarebbe stata un problema per lui. Una volta che ho cominciato ad assimilare il concetto, ho capito che non potevo permettere che qualcuno vi ‘domasse’ o rovinasse il vostro spirito. Era l’unica cosa di voi che mi ha sempre attratto, è quello che vi rende speciale.”
“Mi avete seguita l’altra sera” disse. Amava quando chinava la testa per fargli una domanda. “E avete sentito Edgecumbe, vero?”
Annuì. “Pensavo di essere lì solo per proteggervi, se ne aveste avuto bisogno. Anche se ovviamente avete fatto da sola; avrei dovuto sapere che ve la sareste cavata. Siete una giovane donna forte e diretta. Edgecumbe è come un puledro che deve ancora capire come funzionano le zampe, e non è ciò di cui avete bisogno, Elise. In pochi anni avrebbe consumato il vostro spirito e non sareste stata felice, né lo sarebbe stato lui. Allora, poco dopo, avrebbe cercato conforto altrove, che fosse nel suo club, nel gioco o in un’amante, e voi avreste continuato a invecchiare e a intristirvi.” Fece una pausa in modo che lei potesse assimilare le sue parole.
“Guardatemi. Vi prego, Elise.” Quando lo fece, parlò di nuovo. “Non è quello che io voglio per voi.”
Gli sembrò un’eternità, mentre lei, in silenzio, digeriva le sue parole. Fedele a ciò che conosceva della sua natura, gli chiese: “Perché mi state chiedendo questo, ora?”
“Perché voglio baciarvi di nuovo, Elise.”

Link per l’acquisto

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Buona lettura,

Miriam

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