L’eleganza di un Tiffany!

Quante romanticone abbiamo all’appello? Io, indiscutibilmente, sono la prima!

Buongiorno a tutte le mie dolci lettrici che oggi hanno voglia di sognare un po’ con me… Cominciamo?

Amo le sorprese!
Sì, è così che voglio iniziarvi a parlare della splendida serata passata con il mio Eric. Un uomo di altri tempi, non c’è che dire! 
Mi è venuto a prendere sotto casa con la scusa di volermi vedere ed in men che non si dica eravamo già in macchina diretti non so dove.
“Ho fame, tu no? Dai, mangiamo qualcosa e ti riporto a casa!”
Fantastico! Con tutte le cose che ho da fare sono stata rapita dal mio uomo, ma in fin dei conti mi piace essere così viziata e coccolata.
“Lo lascio fare”, penso tra me e me anche se non ho idea di dove mi stia portando e spero proprio sia un posto dove accettino le mie converse e i miei jeans. Al massimo, se il mio direttore mi ucciderà per non aver consegnato i servizi in tempo… Morirò innamorata e dannatamente casual.
Arriviamo nel ristorante dove siamo andati a mangiare la prima volta. Un posto molto umile e carino, completamente fatto di legno e mattoni. Sembrava uno scorcio di campagna in piena città ed era questa la cosa che più ci piaceva. Un luogo dove ci sentivamo a casa e non serviva una grande eleganza per entrarci: bastava avere uno stomaco da saziare!
Non riesco a trattenermi dal dire: “Ok, visto dove mi hai portato immagino che tu abbia tanta fame!”
“Lizzie, vorresti dirmi che non hai fame? Non ti credo, quindi lascia parlare il tuo stomaco e andiamo a cena!”, mi risponde sorridendo per poi prendermi per mano ed entrare.
Perfetto, entriamo.
Ci fanno accomodare in uno dei tavoli liberi e, casualmente, è lo stesso di tre anni fa. Che incantevole coincidenza, un deja-vù.
Eric comincia a parlarmi di come è andata la sua giornata lavorativa. Scopro con dispiacere che un suo carissimo collega è stato licenziato e il mio fidanzato, ovviamente, ci è rimasto male che gliene è andate a dire quattro al capo. Ogni volta che vede ingiustizia e raccomandazioni non ci capisce più niente. Parte in quarta e si arrabbia con il mondo, ignorando le conseguenze. Infatti si è preso la sua prima lettera di richiamo, ma non sembra dargli peso tanta è la rabbia per ciò che è accaduto. Il suo amico Paolo costretto ad andarsene per via di una raccomandazione di troppo che ha portato all’assunzione di un certo Alessandro.
“Oggi è toccato a lui, ma domani?”, mi domanda e io rabbrividisco alla sola idea.
“Allontana questo pensiero. E’ inutile farti del male con i tuoi soliti film”, mi limito a rispondere e la chiacchierata prese nuovamente un’altra piega.

Ordiniamo i dolci. Un tiramisù per me e un tartufo al cioccolato per lui, i soliti.
“Ok, è arrivato il momento”, sussurra mentre mangia l’ultimo pezzo del dessert.
“Di pagare il conto e andare a finire di lavorare?”, domando ironica.
“Oh sì, ti piacerebbe”, risponde secco.
Che cosa vuol dire? Io devo finire degli articoli e se pensa che dopo la cena andiamo a farci un giro… Bhè, non posso!
“Eric, tesoro. Io capisco che hai avuto una giornata estenuante e vuoi stare con me, ma ho veramente tante…”
“Shh, ce la fai a rimanere in silenzio?”, mi zittisce sorridendo.
Altro che dolce, qui siamo arrivati alla frutta!
Mi azzitto all’istante e lo guardo con aria interrogativa.
“Vedi Lizzie, nel momento in cui i miei occhi hanno incrociato i tuoi ho capito che non c’era niente che valesse quanto un istante passato insieme”, comincia a dirmi. Che carino, vuole concludere la serata con una bella frase romantica. L’ho sempre detto che doveva fare lo scrittore!
“…Abbiamo avuto tante storie alle spalle ed entrambi sappiamo che non ci siamo mai sentiti così innamorati, o almeno per me è così. Abbiamo trentanni. Siamo giovani adulti, non più adolescenti… Eppure con te mi sento come se fossi tornato alle prime pazzie d’amore che facevo a quindici anni per quella ragazza dell’altra sezione che non mi rivolgeva neanche uno sguardo. Poi mi ha baciato e ho capito che allora tutto aveva senso.”
“Ti ringrazio per le belle parole, anche tu mi fai vivere emozioni così intense come se fosse la prima volta… Però questa storia della ragazza dell’altra sezione mi mancava!” e scoppio a ridere.
“Oh, no. Non è quello il punto! Il fatto è che con te andrei in capo al mondo. Con te tutte quelle pazzie da quindicenne assumono un significato magico che solo noi possiamo capire… e proprio per questo sto per fare qualcosa di maledettamente stupido.”
Basta un cenno al cameriere da parte di Eric e… Parte la nostra canzone. Comincio a non capire. Che giorno è oggi? Mi sono dimenticata qualche ricorrenza?
“Ti prego, Eric. Sei stonato, non cantare!”
Lui ignora le mie parole e continua a sorridere compiaciuto. Poi arriva ciò che non mi sarei mai aspettata.
Si inginocchia davanti a me. Il cuore in iperventilazione. La musica che arriva alle mie orecchie in maniera dolce, ma io non riesco più a sentirla poiché il battito del mio cuore è sul punto di esplodere e io lo sento. Battito dopo battito.
“Mi sento così stupido…”, sussurra. In effetti ci guardano tutti, ma io punto lo sguardo dove più mi piace: dritto dritto nei suoi occhi.
“Lizzie…”, sussurra ancora visibilmente emozionato.
“Vuoi sposarmi?” e tira fuori dalla tasca la scatoletta magica che ho sempre sognato da bambina. Una piccola e graziosa scatolina color Tiffany che prontamente apre davanti ai miei occhi… Ma quello è un Tiffany è lui mi ha appena chiesto di sposarlo.
Un desiderio che si realizza.
Inevitabilmente una lacrima fa capolino sul mio volto e inizio a piangere dalla contentezza, fregandomene dei presenti.
Siamo io e lui nella nostra splendida “stupida” pazzia che, come ha detto lui, per noi è così magica, surreale… Intensa.
“Sì, assolutamente sì… Amore mio”, rispondo mentre lui si alza.
Ci abbracciamo, colmi d’amore.
La fine di un sogno, l’inizio di una realtà.
Io, lui e il nostro angolo di paradiso.

No, nessuna citazione di un libro rosa. No, nessuna anteprima del mio nuovo manoscritto. Questo è uno dei miei film mentali, ma con nomi di fantasia!

Diciamoci la verità, dai, quante “cucciolone” come me, da bambine, sognavano un finale così fiabesco per la loro storia d’amore? Un uomo romantico accanto e l’eleganza di un Tiffany al dito. Purtroppo, però, non è sempre così. Noi ci accontentiamo lo stesso, per carità. Ormai non sono più i tempi del principe azzurro col cavallo bianco: sia perché questa categoria di uomini è estinta… Sia perché, nell’Italia odierna, si sono “estinti” anche i soldi.
Come diciamo a Roma: “Nun c’avemo più na lira!”. 

Però che ci costa sognare?

Quindi chiudete gli occhi e via… Verso il nostro principino, il nostro Tiffany e il nostro “per sempre”. Che anche quello sembra essersi estinto!

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Miriam

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