Stilisti Emergenti: vi presento Daniele Panzironi!

Salve a tutti,
oggi voglio dedicare questo post a tutti quei giovani che cercano di emergere nel loro campo per realizzare i propri sogni… Un po’ come quello che sto facendo io nel campo del giornalismo di moda!

Proprio per questo, dopo avervi presentato scrittrici e cantanti emergenti, vi parlerò per la prima volta di uno stilista emergente che ogni giorno vive la crisi che ci consuma, ma lo fa con il sorriso. A “Danny”, così lo chiamano gli amici, nessuno toglierà la speranza e neanche il sorriso.

L’ho incontrato in una splendida location romana e, tra un drink e una risata, mi ha parlato dei suoi progetti e delle difficoltà che purtroppo è costretto ad affrontare ogni giorno.

DANIELE PANZIRONI

Come nasce la tua passione per la moda?
Ho iniziato il mio percorso nella moda forse un po’ per gioco. Fin da piccolo ho sempre avuto la passione per i vestiti, il mondo del lusso mi affascinava, volevo in qualche modo distinguermi, essere originale, esprimere la mia personalità.
La tesina del quinto anno del liceo era intitolata: “La moda: essere o apparire”, a sottolineare il contrasto fra quello che siamo veramente e l’immagine che cerchiamo di trasmettere agli altri, come a voler indossare delle maschere.
Quando ho iniziato l’Istituto Europeo di Design, non ero ancora consapevole di cosa significasse attuare un processo creativo. Solo col tempo e l’esperienza ho compreso che un’idea non nasce solo da un’intuizione, ma da uno studio molto attento della realtà. La ricerca e la curiosità sono il motore trainante delle nostre idee ed è codificare gli elementi che ci circondano attraverso il nostro vissuto che rendono unica la nostra visione d’insieme.

Che cosa ti differenzia dagli altri stilisti?
Io credo che ognuno abbia una storia da raccontare, un percorso da condividere. Come dicevo prima, siamo noi a mettere in atto il processo creativo e lo facciamo attraverso il nostro vissuto. Ognuno di noi esprime il proprio punto di vista da prospettive diverse. Personalmente ho deciso di specializzarmi nel settore uomo, di cui amo la ricercatezza e la qualità dei tessuti, l’innovazione dei materiali e l’attenzione ai dettagli. Per fare questo lavoro occorre molta umiltà e spirito di sacrificio e a volte bisogna essere disposti a cambiare anche se stessi per entrare in un sistema, dove la collettività delle idee fa la forza di un progetto.

Che cosa vuoi esprimere con il suo stile?
Lo stile credo sia una questione di sfumature. Personalmente mi piace pensare al mio stile come un qualcosa che è sempre in evoluzione, come un grande puzzle, che ogni giorno si arricchisce di un nuovo tassello. Nelle mie creazioni cerco di trasmettere il bello di ciò che mi circonda. Non si tratta solo di creare dei prodotti, ma di raccontare una storia. La gente vuole identificarsi in un sogno, viverlo attraverso quel prodotto e il nostro lavoro consiste proprio nel regalare quel sogno, viverlo e per farlo è necessario scendere in strada, osservare le persone, intuire le loro abitudini e le loro esigenze. Per questo credo che la ricerca e lo studio siano alla base della creazione.

Il mondo della moda non è tutto rosa e fiori. Quali sono le difficoltà in cui ti sei imbattuto per cercare di emergere?
Il settore della moda è molto competitivo, sapersi vendere nel modo giusto è un fattore di successo. Io nella mia esperienza ho imparato a smussare quei lati del mio carattere che mi impedivano di vivere il lavoro in maniera costruttiva. Magari ci troviamo ad affrontare situazioni che non ci piacciono, ma accettarle è l’unico modo per trovare la giusta motivazione per andare avanti. La difficoltà più grande oggi è proprio la mancanza di lavoro. Quando ho perso il mio è stato come vivere un lutto. È un vuoto interiore che ti priva della tua dignità di essere umano. Il momento è molto difficile, ma non bisogna perdere di vista l’obiettivo e con grande umiltà si è disposti anche a ricominciare da zero.

Grazie per esserti prestato alla mia piccola intervista, ti saluto con l’augurio di poterti vedere presto “ai piani alti”!

Miriam

 

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