“Non ti meriti niente”, tra futurismo e coscienza

Buongiorno a tutti,

oggi torno a parlarvi di libri e questa post lo dedico ad un’opera letteraria molto diversa da quelle segnalate fin ora. Sto parlando del libro “Non ti meriti niente” di Marco Polani (in arte Mithraglia), disponibile in ebook e in cartaceo.

web copertina

 

“Non ti meriti niente” è una raccolta di poesie e racconti raccontanti con grande spirito illustrativo. Le storie che vengono narrate sono nude, crude, intense, alcune struggenti e veritiere, altre nascondono una malcelata e beffarda ironia. Un vero e proprio labirinto emotivo che racchiude le nostre emozioni in un vortice di dolore. Il lettore scruta e spera in un lieto fine per poter compensare quella sensazione di insoddisfazione insita a una forma di effimero appagamento. Ma in fondo è consapevole che ogni fine non è mai lieta. Come quando viaggia in auto, per 10 minuti, alla ricerca di un posto in cui potersi riconoscere. O come quando a una festa, di punto in bianco, non ha il rimorso di abbandonare un contesto vuoto, spento, finito. L’autore esalta la solitudine in maniera spropositata, quasi inverosimile, venerandola come la parte più bella di sé. Una solitudine emotiva, nascosta, che nessuno conosce. Ma che tutti provano. Nonostante ciò, sembrano ancora molto lontani i tempi di un’alleanza collettiva nella quale il prossimo aiuta il prossimo. E’ un’utopia. Una tremenda utopia. Tutti vogliono fottere tutti. E non esiste una medicina. Forse non esisterà mai una cura. Ma la voglia di cambiare, di emergere, a discapito anche di una maggiore umanizzazione, prevale. L’amore viene visto quasi come un ostacolo e la voglia di amare diventa una pretesa da cui fuggire. Come i rapporti che, visti da una prospettiva diversa, ti offrono meno possibilità di «rimanere inculato». L’aspetto sul quale bisognerebbe focalizzarsi con maggiore enfasi è la sfrenata ricerca della fretta. L’autore prende la vita con calma, forse troppa. Ma fondamentale è proprio quella calma apparente, quel quieto vivere ingombrante, che squarcia la nostra anima e ci rende più viscidi. Più aspidi. E quindi più soli. Nessuno merita niente. Nemmeno la comprensione che, forse, ci renderebbe tutti un po’ più vivi.

Le parole che compongono quest’opera sono semplici, la lettura è scorrevole e i pensieri disordinati, ma quest’ultima non è una nota di demerito… Anzi, è lo stile che contraddistingue lo scrittore e che, per la prima volta, ho avuto modo di apprezzare. Uno stile energicamente futurista che cerca di reinterpretare le ombre del passato con i ritmi di una musica urlante. Il suo è il pensiero di una coscienza a più voci, la coscienza di una generazione che ancora vive combattendo nelle strade, ma che inesorabilmente va incontro alla fine distruttiva di chi è sospeso nel vizioso materialismo del moderno Underground, inquinato e Hi-Tech. Tuttavia, nei lividi sobborghi, c’è ancora spazio per le preghiere della sera, per le orazioni carnali di chi ancora crede in qualcosa. Mentre leggevo, avvertivo un forte senso di malinconia e di “sofferenza”. Marco rappresenta la vita del genere umano come se fosse stata già scritta, come se il destino fosse lì, già assegnato, e noi siamo quei robot colmi di rimpianti, di rabbia, di paura. Non possiamo fare niente, nulla possiamo contro questa società che modella un’immagine generalizzata di noi che, però, non ci calza a pennello. Nasce la “difficoltà di accettarsi, di smussare le imperfezioni, di piangere i sogni infranti, di convivere col bisogno di autodistruzione e con la visione che il suicidio sia l’unica soluzione, di tentare di cambiare senza riuscirci, di capire ciò che si vuole e nell’attimo in cui lo si ha desiderare il suo opposto o, quantomeno, altro.” Nasce, infine, un forte desiderio di rivalsa che non porta speranza, ma vendetta. Una vendetta che non può essere soddisfatta a causa della forte immobilità che porta l’essere umano a guardare in maniera distaccata il mondo che va avanti: un’esaltazione della solitudine che aiuta a contenere un dolore che non può essere condiviso. Forse è questo il messaggio che vuole lanciare l’autore: siamo tutti contro tutti, viviamo nella nostra campana di vetro che ci rende egoisti e narcisi, ma per difesa.

Dopo questa mia breve recensione non voglio aggiungere altro per non rovinarvi il piacere della lettura, ma ci tengo a copiarvi un piccolo brano tratto dal libro che mi è piaciuto molto:

Nostalgia, prendimi tu.
Ogni tanto cedo alla debolezza
e lascio che la nostalgia si spinga nei ricordi fino a
rileggere vecchie conversazioni
con vecchie conoscenze.
Mi siedo,
appoggio la testa sulla mano,
sul gomito
che poggia sul tavolino.
La nostalgia
mi lascia naufragare
verso qualcosa di buono
Niente lacrime:
quelle le lascio per i rimorsi
che lampeggiano
come semafori rotti
in mezzo al traffico,
dove vite consumate
si incolonnano,
insieme alla mia,
al ritmo della pioggia.

Buona lettura,
Miriam

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2 pensieri su ““Non ti meriti niente”, tra futurismo e coscienza

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