“Israel on the road”: il mio viaggio in Israele!

Dicono che almeno una volta nella propria vita bisognerebbe andare in Israele. Io, in vent’anni, non ero riuscita a metterci mai piede, o almeno fino a novembre 2012.
La mia avventura nella terra promessa iniziò proprio in quel periodo quando, ancor prima di toccare il suolo israeliano, mi ritrovai subito immersa nell’ “atmosfera”, grazie alla compagnia aerea “El Al” in cui si parlava soprattutto ebraico ed il pasto era kosher.

Durante l’atterraggio nell’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, l’emozione prese il sopravvento e mi ritrovai a piangere, accorgendomi di non essere l’unica.
La prima tappa del mio viaggio “Israel on the road” fu il lungomare di Tel Aviv, popolato da giovani palestrati e abbronzatissimi, e in pochi giorni mi ritrovai anche io la pelle nera.
Ciò che caratterizza questa città, è il fatto che sembra “non dormire mai”. Tutti sono sempre in movimento tra spiagge, locali e centri commerciali!
Come dimenticare il Dizengoff Center? Dotato di negozi interessanti, fast-food, bar… Un cinema e una palestra! Il venerdì, si iniziava a sentire “l’odore dello shabbat” grazie agli stand appositi, in cui le persone potevano comprare la cena già pronta. Un luogo che consiglio di visitare, ma con la consapevolezza che una volta usciti di lì il vostro portafoglio, inevitabilmente, sarà più leggero!
Ho avuto modo di ammirare la fontana su Dizengoff Street, un tripudio di colori e di musica.

Il giorno seguente, è stata la volta del Mar Morto e, in realtà, quello che mi è piaciuto maggiormente è stato il viaggio di andata, dove ho potuto scoprire molte cose, tra cui l’antica fortezza di Masada.
Israele è stata per lungo tempo una terra arida ed incolta ed è stato affascinante vedere oggi una grande coltivazione di palme nel deserto, il sistema di irrigazione per la trasformazione dell’acqua salina e delle specie di animali (stambecchi, cammelli) che in Italia avrei modo di conoscere solo attraverso una gabbia di uno zoo.
Una volta arrivata sulla spiaggia del Mar Morto, iniziai il “trattamento” che tutti invidiavano e la giornata passò così: una “spalmata”di fanghi, un po’ di sole e, una volta essiccato il tutto, un “tuffo” in acqua (anche se dalla consistenza sembrava più olio che altro), per togliere i residui di fango ed infine un piccolo scrub con i sali (presi direttamente dal fondo).

Durante la mia vacanza ho avuto modo di visitare molti luoghi tra cui Jaffa e Nethanya, ma ciò che merita di più l’attenzione di tutti è Gerusalemme, la culla delle religioni.
Era un lunedì e dopo aver fatto una passeggiata nella città nuova, ci siamo diretti verso la città vecchia, passando per il Mamilla, centro commerciale all’aperto, in cui, durante la ristrutturazione, le pietre originali sono state numerate, smontate e riposizionate.
Mentre si cammina, però, è ancora possibile vedere la numerazione sulle vecchie pietre.
Arrivata nella città vecchia, ho iniziato a visitare la parte cristiana, soffermandomi sulla pietra dell’unzione dove venne preparato il corpo di Gesù per la sepoltura, per poi dirigermi, finalmente, verso la parte ebraica: il Kotel, noto come muro del pianto.
Un luogo dove l’ebraismo si vive soprattutto nei giorni dei Bar Mitzvah, in cui la piazza è affollata dalle famiglie che vengono da ogni parte d’Israele, per celebrare la prima lettura biblica del proprio figlio. Un luogo dove potete trovare, a tutte le ore del giorno e della notte, i fedeli che vengono a pregare, ognuno con le proprie usanze ed i propri costumi.
Chi viene in pellegrinaggio a Gerusalemme, è solito lasciare il testo di una preghiera tra le pietre millenarie, sperando che quel “desiderio” si avveri. Chi va via, invece, non dà le spalle al muro e promette di ritornare l’anno prossimo.

Sicuramente uno dei ricordi che porterò sempre con me, perché quando penserò ad Israele, la prima cosa che mi verrà in mente sarà l’immagine di una città che lega un po’ tutti, nonostante le diversità religiose.

 

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Miriam

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