Uno sguardo al passato

So che la vita non è una fiaba. Ci mette davanti a degli ostacoli, delle situazioni difficili. Io, sinceramente, non so come faccio a reggere questo peso. E non parlo della scuola, magari fosse quello il problema. Ho solo sedici anni e Dio mi ha messo davanti un ostacolo troppo grande per una bambina come me. Troppo rischioso e doloroso. Mi ha fatto conoscere un male che ti rende impotente e che porta via la terra che si ha sotto i piedi. Mi stava per portare via te, nonna. All’incirca 6 mesi fa. Era il 25 agosto 2009 quando lo abbiamo scoperto e ancora non sapevamo a che cosa andavamo incontro. Non c’era luce. La speranza era sbiadita, perduta. Mi domandavo spesso dove fosse finito l’Onnipotente. Io, tanto religiosa, cercavo di aggrapparmi a lui per non cadere. Poi si è fatto vivo. Iniziarono ad arrivare riscontri “positivi” tra analisi, chemio e le varie conseguenze che questa terapia comportava. Si salverà, in un modo o in un altro. Il ricovero, l’operazione, la rinascita. O almeno così doveva essere l’ultima tappa. Peccato che questa rinascita non c’è stata e mia nonna, seppur salva, si è chiusa nel suo dolore di una femminilità negata. Lo sguardo spento, la parrucca di cui si preoccupava tanto, il formicolio alle mani, etc. Dove sei finita, nonna? Mi manca quello che eri! Non trovo sfogo e piango. Ti donerei i miei di capelli e già che ci sono anche il sorriso. Nonna tirati su, giuro che sei bellissima. Nonna ce la faremo. Nonna ti amo. Le cose non cambiano, continui a chiuderti anche con noi e io sto sempre più male. Non mi va di andare a scuola, di mangiare, di vivere. Il mio dolore nasce dal fatto che pensavo andasse tutto diversamente. Pensavo che una volta operata saresti tornata la nonna di sempre. Invece mi sono ritrovata davanti ad una triste realtà: di mia nonna era rimasto solo un vuoto involucro.

Ciao a tutti cari lettori,
ho trovato questo foglio in uno di quei cassetti che mi ero promessa di non aprire. Ero una bambina che aveva appena scoperto la potenza del dolore e il sottile confine tra la vita e la morte. Sono passati cinque lunghi anni. Nonna è ancora accanto a me con più luce di prima. Il buio è stato allontanato. Il dolore sparito. Mia nonna è tornata. In cinque anni di alti e bassi ho imparato a rialzarmi dopo ogni caduta. Grazie a questi insegnamenti dettati da mia madre e mio padre ho imparato a vivere, ma soprattutto a gestire ogni tipo di male. Nessun dolore deve portare all’annientamento della persona. Io, questo, a sedici anni ancora non lo avevo capito. Ora, a 21 anni, non mi abbatto mai di fronte a niente e, soprattutto, affronto la vita con forza, quella che non è mai mancata a mia nonna.

Cara vita,
prima ancora non ero in grado di capirti e per tanto tempo ti ho odiato. Non riuscivo ad essere felice e mi sentivo terribilmente in colpa per ogni mio sorriso perché pensavo che, dall’altra parte, c’era chi soffriva veramente. L’altra faccia della medaglia. Come mia nonna. Adesso posso urlare a gran voce che, nonostante le ferite, sono fiera di viverti a pieno.

Cari lettori,
non smettete mai di amare la vita. Ci sorprenderà tutti!

Miriam

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