La magia del Kotel

Oggi voglio condividere con voi un racconto breve scritto da me due settimane fa, in concomitanza con il conflitto israelo-palestinese. Lo voglio dedicare alle madri dei giovani soldati che in questo momento si trovano a combattere contro il terrorismo di Hamas.

LA MAGIA DEL KOTEL di Miriam Spizzichino

Dopo tanto camminare tra le vie della Città Vecchia, a Gerusalemme, mi ritrovai di fronte al più grande spettacolo che una donna ebrea possa vedere. Saranno state, all’incirca, trecento persone che venivano da tutto il globo, con le loro usanze, per pregare davanti al Kotel, il Muro del Pianto. Tutti avevano la stessa reazione di gioia mista al pianto e io potevo ammirare i loro volti ogni giorno. Per me era una vanto essere entrata nella Tzahal, il servizio militare, e poterlo svolgere nella culla della religione. Passavo tra la folla, ascoltavo le loro preghiere che venivano recitate in modo diverso, a seconda da dove venissero, e ciò mi incuriosiva. Il muro, colmo di bigliettini, conteneva tutti i sogni e i desideri del mondo in cui era stato costruito. Mi avvicinai alla parte riservata alle donne e ricevetti involontariamente una spinta da una misteriosa donna che stava correndo via in lacrime, lontano dal Kotel. Le cadde qualcosa dalla mano e io, di rimando, decisi di avvicinarmi sospettosa. Era un foglio bianco, ormai accartocciato, che giaceva a terra. Senza indugio lo aprii. Non so se la mia azione sarebbe stata considerata “peccato”, ma avevo fame di sapere. A primo impatto mi focalizzai sulla calligrafia ebraica “tremante”, poi su quelle piccole gocce di pianto assorbite dal foglio. “Ascolta Israele, il Signore è nostro Dio, il Signore è uno. Kadosh Barukhù, proteggi miei figli in guerra, insieme a tutti i loro compagni dell’esercito israeliano”. Quel biglietto mi colpii come una secchiata d’acqua gelata e il mio primo pensiero volò verso la donna che mi aveva accudito per tanti anni. La stessa donna che diede la sua vita per salvare la mia durante un attentato, mia madre. Ripiegai il biglietto con cura, mi avvicinai a una crepa nel muro e lo poggiai al suo interno mentre sussurravo, ormai in lacrime: “Shemà Israel, Adonai elochenu, Adonai echad. Dio, veglia su di noi”.

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