Cara mamma, ti scrivo.

Cara mamma,

sono io, tua figlia. La bambina, ormai diventata donna, che consideri l’altra metà di te. Sono quella ragazza che ha campato di silenzi per non disturbare, perché non volevo che i miei piccoli problemi andassero ad intaccare il tuo sorriso.
Come stai? E’ da un po’ che me lo chiedo, ma non trovo risposta. Una donna come te, che non si ferma un attimo per tutto il giorno, dovrebbe risentire la stanchezza di un mondo che corre e non aspetta. Si avvicina il tuo compleanno e mi rendo conto che gli anni passano anche per te. La mia mamma invincibile che è riuscita ad affrontare ogni dolore senza mai perdere la speranza. Una madre che davanti alle figlie ha sempre cercato di non piangere. Siamo così uguali noi, preferiamo tenerci tutto dentro per non farci male.
Quest’anno ho deciso di farti un regalo speciale: una lettera. Ti regalo le mie parole per te. Sembra stupido, ma per chi corre sempre come noi è importante fermarsi un attimo e, per esempio, leggere una lettera. Noi che rimaniamo in contatto tramite una telefonata o un “Whatsapp”, come lo chiami tu. Noi che usiamo la tecnologia solo per sentirci più vicine. E pensare che qualche anno fa ci divertivamo a passare tanti pomeriggi insieme, tra le vie storiche di Roma, a farci le nostre confidenze. Adesso non abbiamo più tempo e io darei tutto quello che ho per poterne rivivere almeno un assaggio di quei momenti.
Sono cresciuta insieme a una madre che amava prendersi cura di me, coccolarmi e viziarmi. Ovviamente, con il passare del tempo, le cose cambiano. Ora che ho ventun’anni, un fidanzato da sposare e una famiglia da creare mi rendo conto che, nonostante un giorno sarò madre, non smetterò mai di sentirmi figlia. Alla fine, per me, quel “sentirsi figlia” non è altro che l’eterno “bisogno di sentirsi protetti”. Chi, al giorno d’oggi, non ha bisogno di sicurezze? Tante volte avrei voluto urlare “mamma, ho bisogno di te”.
Il problema è che questa protezione è un’arma a doppio taglio e questo noi lo sappiamo bene. A volte mi fa sentire bene, altre volte mi soffoca terribilmente. Quando, ad esempio, pensi di sapere che cosa sia davvero giusto o sbagliato per me. Quando, ancora, cerchi di “comandarmi” perché ancora non riesci a percepire il mio cambiamento da bambina a donna e mi sgridi: “disubbidiente!”. Non si tratta di essere disubbidiente, semplicemente sto andando per la mia strada e se sbaglio voglio sbatterci la testa da sola. E’ giusto così.
Sono sicura che nel futuro molte altre cose cambieranno, ma altre rimarranno inesorabilmente le stesse.
Magari questi cambiamenti porteranno anche a una gravidanza che ci riporterà vicine perché forse capirai che la bambina con le treccine che avevi davanti diciotto anni fa, adesso è cresciuta e porta una vita dentro di sé.
Quante cose ho imparato da te. A non demordere. Tanto per citarne un episodio: quando nonna si è ammalata, lottando tra la vita e la morte, e tu eri lì. Nella sala d’attesa dell’Ospedale, con il pancione di 8 mesi, a sperare che tutto si risolvesse per il meglio. Miracolo… E’ andata davvero così.
Cara mamma, sono qui a trovare le parole per dirti che nonostante le nostre litigate, non ti cambierei per nulla al mondo e non importa quanto tu possa essere protettiva nei miei confronti perché ti sei sempre dimostrata presente quando purtroppo eri lontana, fisicamente e mentalmente, da me.
Oggi sono qui ad azzerare le distanze per dirti solamente: mamma, ti voglio bene.

Tua figlia.

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