“Mille giorni di te e di me”

Dicono che nasce tutto con un gioco di sguardi e noi, forse, siamo l’eccezione che conferma la regola.
Quando ti ho visto la prima volta sembravi tutto fuorché il mio futuro ragazzo!
Superficiale. Menefreghista. Antipatico.
“Sei stupenda!”
Ma chi sei? Ma chi ti conosce? Ma che vuoi?
“Ho detto la verità, che c’è di male?”
Niente, finché non mi hai scritto su Whatsapp. Chi ti ha dato il mio numero, scusa?
Niente da fare, mi stavi proprio antipatico!
Sarà che non mi piace quando i ragazzi prendono l’iniziativa in questo modo, come se fosse scontato che una ragazza apprezzi un certo tipo di “attenzioni”.
Non ho mai avuto peli sulla lingua e ho detto subito quello che pensavo di te, rendendomi “acida” ai tuoi occhi, come mi hai detto in seguito, ma da quel momento qualcosa è cambiato. I giorni passavano e, inaspettatamente, quella compagnia diventava sempre più piacevole. Abbiamo cominciato a parlare con un’ottica diversa, conoscendoci a vicenda per ciò che eravamo veramente. Dire che è “scattata la scintilla” mi sembra riduttivo, il mio cuore era completamente andato a fuoco.

Decidiamo di vederci. Il primo appuntamento. Inutile dire quanto mi sentivo nervosa.
Non dovevo assolutamente far vedere quanto fossi interessata a te, dovevo tenermi “sulle mie”. Per una volta avrei voluto che fosse stato un ragazzo a corteggiarmi… E così è stato.
Quando ti ho visto, però, tutti i miei propositi sono caduti a terra, mostrandoti la vera me. Completamente nuda agli occhi tuoi. Le mie debolezze, le mie piccole confessioni, il famoso “periodo no” e tutte quelle volte in cui avrei voluto gettare la spugna e andarmene lontano da qui. Anche tu hai fatto lo stesso ed io sono stata ad ascoltarti con interesse, quasi come volessi catturare tutti quegli attimi della tua vita in cui non sono stata presente. Troppo lontana da te e da noi.
Tra le braccia di chi mi ha fatto male veramente.
E’ bastato un tuo sorriso e più niente era importante, agli occhi miei.
C’è stato un momento in cui mi hai preso per mano, volevi farmi vedere un orologio che ti piaceva tanto. E’ successo tutto all’improvviso ed io mi sono ritrovata tra le tue braccia. Potevo dire di sentirmi a casa.

La sera sono andata a cena dei miei nonni e mi sentivo come un fiume in piena, colma d’emozioni. La serata passava lentamente, mancavi tu accanto a me.
E’ tutto così strano.
Fino a qualche settimana prima neanche sapevo neppure della tua esistenza e adesso sei indispensabile.
L’unica cosa che non sopportavo era il fatto che tu fumassi. Non ho mai avuto un bel rapporto con il fumo, ma ho cominciato a rivalutare molte cose della mia vita.
Io non avrei mai fumato, però avrei potuto convivere con questa tua piccola dipendenza.
In fondo avrei voluto diventare anche io la tua più forte dipendenza.
Consumami come le tue Camel.
Aspirami con passione e poi guardami diventare fumo e cenere allo stesso tempo.

Ore 22.30
Un messaggio. Era lui.
“Sei a casa dei tuoi nonni, vero?”
“Sì, perchè?”
“Scendi tra 5 minuti, devo parlarti di una cosa e non mi va di farlo al telefono o tramite chat.”
Il cuore ha iniziato a battere forte. Che doveva dirmi?
Dopo un attimo di “sconforto” (eh sì, sono molto pessimista), iniziai a prepararmi per scendere.
Ogni passo mi dirigeva verso lui, ma non sapevo se esserne felice o triste.
Mi stavo avvicinando all’inizio di una sconfinata felicità o alla fine di ogni mio sogno dove lui avrebbe dovuto tenermi compagnia?
Lo vedo e nuovamente sento crollare ogni mia certezza.
Salgo in macchina ed era intento a leggere una cosa, la mette via non appena mi vede.
Accende la radio, sceglie la musica accuratamente ed ecco che parte Baglioni, “Mille giorni di te e di me”.
Iniziò a parlarmi del più e del meno, come se non volesse ancora andare a parare il succo della storia.
“Io e te che facemmo invidia al mondo, avremmo vinto mai contro un miliardo di persone”, cantava Baglioni ed io, presa da non so quale sicurezza, decisi di prendere la palla in balzo.
“Che dovevi dirmi?”, domandai con nonchalance, ma non so quanto fossi riuscita a sembrare serena.
“Eh, mi vergogno a dirtelo.. Posso dirtelo all’orecchio?”, ribattè di rimando.
Rimasi leggermente sconvolta da quelle parole.
Era venuto fin qui per dirmelo e adesso si imbarazzava?
Non sapendo che rispondere, mi limitai ad avvicinare il mio orecchio alle sue labbra.
“Ecco, mi domandavo se.. Per caso… Vuoi diventare la mia ragazza?”
Tornai a guardarlo. I miei occhi, inesorabilmente, erano coperti da un velo di lucentezza. Lacrime di felicità. Da quanto tempo non ne avevo viste sul mio viso? Tanto. Troppo.
La mia risposta fu un semplice bacio. Casto. Puro.
Ci sono dei momenti in cui avresti così tante cose da dire, ma preferisci che a parlare siano i tuoi sentimenti e le tue emozioni.
“Il bacio è un espediente geniale per impedire agli innamorati di dire troppe stupidaggini”.

Niente di più vero.

Mi strinse in un abbraccio. La stessa sensazione di poche ore prima, vorticò nella mia testa. Mi sentivo a casa, finalmente.

Tutto sarebbe andato per il verso giusto, ora.
Occhi dentro occhi. Cullati dal nostro amore. Praticamente in simbiosi.
Due anime che invece di incontrarsi, si sono riconosciute.

Miriam Spizzichino

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